Che gli ‘dei’ del digitale abbiano pietà degli ‘umani’

call center bot

Non è che dietro la crisi del settore dei call center si cela in realtà l’emergere prepotente di automatismi, bot ed assistenti vocali?

Vero che la delocalizzazione (in Albania in primis) è stata la principale causa immediata della crisi dei Call Center ma vivendo esperienze sempre più spesso di interazioni con bot, automatismi ed !assistenti vocali non riesco a non avere il sospetto che tutto ciò sia inevitabilmente collegato all’emergere prepotente di algoritmi capaci oramai di sostituirci in molte mansioni.

Le grandi imprese come Google, Amazon, Microsoft e Facebook ci stanno prendendo così gusto ad avere !intelligenza artificiale, bot ed oramai anche !robot come manodopera al posto di carne umana che oramai non fa’ più scalpore sapere che le merci quando non sono anch’esse afferibili all’immateriale (videogame, software, eccetera) sono peraltro promosse, presentate, selezionate tramite algoritmi e prodotte e consegnate (esistono già droni in circolazione utili allo scopo) tramite robot. 

Interi cicli produttivi, commerciali e logistici cominciano ad essere (quasi) indipendenti dall’apporto umano ed è inaccettabile che questa rivoluzione socio-tecnologica passi assolutamente sotto silenzio e nell’inconsapevolezza generalizzata. Le opportunità tecnologiche offerte dalle piattaforme di messaggistica come Telegram e l’ancor più popolare Facebook permettono con (relativa) facilità di progettare e realizzare !bot online, Siri è stata giudicata la miglior assistente vocale in condizioni di emergenza mentre, sempre a proposito di assistenti vocali, Microsoft sta realizzando un apposito dataset denominato MARCO – MAchine Reading COmprehension per avere le migliori soluzioni in termini di domande e risposte (ovviamente automatizzate).

E il povero umano? Beh il primo passo è prendere consapevolezza della questione attraverso apposite iniziative di !Media Education come ad esempio il decalogo Hello BOT! Decalogo per riconoscere e dialogare efficacemente con robot, bot online e sistemi di intelligenza artificiale che mira a trasmettere know-how specifico per riconoscere un bot online ed interagirci (e capire quanto è già ampio lo scenario nascente di algoritmi e sistemi di intelligenza artificiali online è il primo passo per prendere consapevolezza) ma ovviamente tutto ciò non può bastare perché il rischio vero non è solo quello di essere immersi in un’ecosistema digitale senza neanche accorgersene ma di pagarne il prezzo in termini di disoccupazione ed inoccupazione. Da questo punto di vista politica e mondo del lavoro devono farsi delle belle sedute di auto-analisi su quali scenari prossimi venturi possono essere prospettati alle nuove generazioni che rischiano di essere più che !nativi digitali letteralmente trombati in culla dal digitale…

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