La memoria è Open-Source

open thinking

La memoria non può essere una questione privata e questo vale anche per il digitale dove preservare la memoria non significa solo condividerla ma avere anche strumenti e linguaggi tecnologici condivisibili ovvero !Open Source.

L’Open Source è un settore di sviluppo tecnologico spesso snobbato e degradato a livello di alternativa di mediocre qualità in caso di scarse risorse a disposizione eppure nel caso della preservazione a lungo termine dei beni digitali è un approccio semplicemente imprescindibile: standard e linguaggi per la preservazione dei beni digitali devono essere accessibili ed interpretabili (ovvero Open-Source) da chiunque e a tempo indefinito. Che senso avrebbe adottare un formato di file per un archivio che si pensa di trasmettere alle nuove generazioni se il medesimo formato non è libero e quindi soggetto a possibili restrizioni di utilizzo di tipo legale o tecnologico in futuro?

I principali strumenti e software per la preservazione a lungo termine sono di conseguenza tutti  di tipo FOSS (Free and Open Source Software) sviluppati grazie alla meritoria intraprendenza ed iniziativa di blasonati enti filantropici o di ricerca accademica.

La famosissima Internet Archive in collaborazione con le Nordic national libraries hanno sviluppato un offline browser denominato !Heritrix per il browsing e l’archiviazione di siti Web. La State Library of North Carolina automatizza il trasferimento di contenuti online tramite !Cinch e la loro preservazione a lungo termine.

E in Italia? A livello pubblico l’iniziativa è relegata  a poche ma significative iniziative come depositolegale.it ovvero il servizio nazionale coordinato di conservazione e accesso a lungo termine per le risorse digitali mentre è forse dall’ambito in qualche maniera privato che emergono le iniziative più interessanti: in ambito accademico il Master di Conservazione e Restauro di Beni Digitali in quel di Pisa mentre sempre in Toscana emergono proposte in alternativa ai Big del Digitale per il backup in cloud e per la digitalizzazione a basso costo di libri e manoscritti (tutto ciò sempre rigorosamente open-source). Ma se ancor prima dell’immateriale e del software vogliamo preoccuparci dello stato di salute e dell’accessibilità dell’hardware che lo ospita allora bisogna volgere lo sguardo a Sud  ed ammirare l’operosità del Museo Freaknet in tema di restauro di hardware obsoleto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...