Parole messaggi e codici comunicativi

sistema di comunicazione

Il potere delle parola e degli altri codici della comunicazione (icone, immagini ecc.) sulle interfacce digitali.

Un’interfaccia digitale può avvalersi di molti codici comunicativi diversi ma come dice il noto adagio “la forma segue la funzione” e allora parole, icone, immagini, infografiche, audio e video non devono essere adoperate per mera soddisfazione personale – magari su un piano esclusivamente decorativo. Operiamo in un ambito di comunicazione bidirezionale, come lo è il complesso ecosistema digitale che ci circonda e che dobbiamo cercare di interpretare, dunque è sull’efficacia comunicativa che dobbiamo riflettere in termini di comunicabilità e  !call to action (ovvero di stimolo alla funzione=azione) quando abbiamo l’opportunità di prendere in considerazione un qualsivoglia codice comunicativo.

La parola è l’elemento più importante che possiamo utilizzare. Essa non sola è in grado di dare vita stessa ad un elemento comunicativo (l’evocazione magica Abracadabra deriva da un concetto di “creare parlando”) ma è al tempo stesso identità, comunicazione nel senso di messaggio, azione e strumento di condivisione e quindi, conseguentemente, anche di misurazione del successo della propria attività comunicativa. IDENTITA’ in quanto una parola-brand deve essere in grado di marchiare a fuoco nella memoria dell’utente (e non più nella carne del bestiame da cui origina il termine brand….) l’interfaccia che si sta utilizzando in maniera tale che possa innescare meccanismi di ricordo e condivisione e nel processo di condivisione offrire metriche del possibile successo comunicativo (in termini di !sentiment e quindi !brand awareness). MESSAGGIO in quanto le parole, anche se da utilizzare in maniera sempre più semplice – data l’emergente superficialità e compulsività dell’utente finale digitale – sono tutt’ora il più potente strumento per comunicare una tesi e un messaggio quale che sia la sua natura (ed il !lettering può incidere sull’efficacia di alcuni stili comunicativi da trasmettere). AZIONE perché se opportunamente identificata graficamente come bottone-link una parola può essere un valido strumento di chiamata all’azione (utilizzo dell’interfaccia secondo un preciso !workflow indotto).

Le icone sono una ottima opportunità comunicativa quando vogliamo comunicare ma soprattutto marcare alcune zone strategiche della nostra interfaccia con codici comunicativi semplici ed efficaci a fini identificativi ma anche in termini di usabilità. Le icone, a differenza del testo, possono essere comprese facilmente ed adottando degli accorgimenti !cross-cultural possiamo avere la presunzione che siano comprese universalmente da qualsiasi target di riferimento. Le icone possono marcare un’identità (in questo caso si può parlare più propriamente di !loghi) ma anche identificare uno stato ben preciso (un file in fase di scaricamento, uno stato di errore, eccetera) così come, se opportunamente presentate in termini grafici come bottoni-link, traghettare l’utenza verso un’azione o un livello dell’interfaccia sempre ben identificato dall’icona stessa.

Le infografiche hanno un’origine più antica di quanto si possa immaginare derivando da una geniale intuizione dei primi del ‘900 – !isotype – ed è un connubio di numeri, parole ed immagini (ma più spesso icone) che risulta molto efficace soprattutto su un piano didattico ancor prima che comunicativo e dunque risultano particolarmente utili per illustrare un concetto ed un fenomeno nel minor tempo possibile. Ovviamente come tutto ciò che attiene al visuale e al multimediale l’infografica ha bisogno di alternative testuali per poter essere considerata universalmente accessibile.

Le immagini sono quanto di più potente (e virale) potete immaginare a livello comunicativo: ricordo l’esempio recente della foto del piccolo profugo morto annegato a faccia in giù che ha commosso e addirittura influenzato le politiche di accoglienza europee ma ovviamente gli esempi possono essere infiniti dal  volte del Che che assomiglia al Cristo e alla posa stessa del Cristo stesso fino ad arrivare alle convinzioni che le immagini sono così potenti da non dover rappresentare il divino (convinzione religiosa condivida da ebrei e musulmani ad esempio). L’immagine quindi che quando funziona non decora semplicemente ma comunica ed affascina e addirittura arriva a plasmare le coscienze.

L’audio è spesso sottovalutato eppure i suoni possono definire un brand al pari di un’immagine ed un audio può essere un qualcosa che arricchisce un’interfaccia a livello comunicativo in maniera preziosa ed appagante ma se è un audio vero e proprio (canzone, discorso, eccetera)  allora, al pari di un video, è consigliabile lasciare all’utente finale la scelta di attivarlo o metterlo in loop. Se viceversa è un suono può risultare prezioso per definire un passaggio o uno stato di utilizzo preciso di un’interfaccia.

Il video è quanto di più inflazionato e richiesto dall’utenza finale stessa eppure il suo utilizzo dovrebbe seguire le stesse regole dell’audio di controllo totale da parte dell’utenza finale per non essere considerato invasivo e disturbante. Appagante e virale all’ennesima potenza si consuma più velocemente nella nostra memoria se confrontato con un’immagine o un audio: un video essendo più ricco di informazioni appaga i nostri sensi in maniera più complessa ma forse proprio per questo facciamo più difficoltà a memorizzarlo mentre una foto o un riff di chitarra può diventare qualcosa di indimenticabile se in perfetta sintonia con la propria sensibilità comunicativa e percettiva.

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