Come salvare l’arte (che rischia di perdersi fra le nuvole)

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Informazioni, codici, algoritmi tutta l’evoluzione del paradigma del digitale sembra confluire nelle nuvole e tutto lascia pensare che l’arte cosiddetta digitale e non solo la Net Art possa prendere come riferimento conservativo il Cloud ed allora bisogna cominciare a prendere consapevolezza su cosa è il cloud, cosa significa, a chi appartiene, come si può utilizzare ed interpretare se davvero vogliamo continuare a pensare all’arte come espressione significativa da trasmettere ai posteri.

Excursus storico

All’inizio l’informazione digitale era molto piccola rispetto ai numeri che possiamo vantare adesso ma nasce già con un modello centralistico secondo il quale enormi computer-server centrali concedevano spazi e risorse a terminali molto leggere e potremmo definire semi-stupidi (a parte digitare sulla tastiera e trasmettere segnali erano in grado di fare ben poco altro). Le potenze di calcolo erano veramente modeste e la suggestione maggiore era la possibilità di trasmettere condividere informazione a grande distanza e fuor di ogni dubbio era l’informazione e la sua architettura sistemistica e quindi digitale ad esprimere valore.

Con l’avvento del PC Personal Computer si riacquista un’autonomia di memorie e potenze di calcolo ed anche se gli algoritmi ovviamente sono attivi e fondamentali fin dall’inizio è il codice ad assumere importanza: codice come opportunità di programmazione del software che consente di trasformare la nostra informazione testo-immagini-audio-video e quindi Web come collettore di tutto in un potente mezzo di espressione anche di tipo artistico.

Con il crescere degli appetiti economici delle major ma anche individuali e collettivi di tutti coloro che operano sul digitale si torna ad un modello data-centrico e per non fare figuruccia e dare l’impressione di tornare al passato piuttosto che utilizzare termini come online si conia il termine Cloud intendendo la possibilità di conservazione ma soprattutto condivisione di enormi moli di dati in appositi data-center che sono tutto fuorché virtuali e immateriali. Ecco che i dati si fanno grandi ovvero si diffonde il termine Big Data (i medesimi quando sono ad accesso pubblico si definiscono Open Data) e quindi gli algoritmi, che hanno lavorato fino adesso abbastanza sotto-traccia confinandosi a livello di Web nel giochino ambito di conquistare la vetta dei risultati dei motori di ricerca (SEO o Top Ranking che dir si voglia), assumono grande importanza negli e-commerce, nei social network e in tutte le espressioni del vivere digitale quotidiano pre-determinando i nostri desideri e quindi comportamenti.

Nel frattempo anche tutto il mondo dell’arte, fosse altro per un aspetto generazionale, viene ammaliata dall’opportunità del digitale e molti artisti si definiscono digitali o comunque utilizzano strumenti digitali per realizzare le loro opere d’arte che dunque sono arte digitale e inevitabilmente devono rapportarsi a tutte le…

Opportunità e criticità del cloud-digitale

Il Cloud è comodo e potente perché ci permette di salvare copia del nostro operato digitale e condividerlo con grande facilità. L’innata caratteristica di immediata riproducibilità dell’informazione (sempre digitale)  e la sua comoda possibilità di utilizzo immediato può nascondere però delle insidie di non poco conto.

Il problema di chi possiede cosa

Avete mai letto le condizioni di servizio di Google, Facebook, Amazon, o chessò Apple o Dropbox? No? Vi capisco perché è una lettura niente affatto divertente ma sappiate che quando salvate i vostri dati presso questi servizi spesso date il benestare ad utilizzare gli stessi dati quanto meno per profilazioni marketing e senza nessuna garanzia di salvaguardia dei dati consegnati a terzi. Vero che stiamo parlando di colossi e lo sono proprio perché analizzano e crescono sui nostri dati ma non sarebbe assolutamente la prima volta nella storia che uno di questi colossi digitali crolla inaspettatamente e magari contemporaneamente il castello dei nostri ricordi e le copie delle nostre oper d’arte.

Fisicamente parlando?

Fisicamente parlando i vostri dati e le vostre opere d’arte possono trovarsi a migliaia di km di distanza nel caso dei più comuni e diffusi cloud mentre se avete deciso di salvare il vostro prezioso manufatto artistico anche su un dispositivo hardware a portata di mano rimane il problema dell’obsolescenza hardware in termini di deperimento anche elettromagnetico e di possibilità e compatibilità di accesso con periferiche di input di utilizzo attuale.

Formati e linguaggi

Arte come linguaggio e ancor di più come complessità di linguaggi quando si rapporta al digitale ma i posteri come potranno essere in grado di leggere e quindi apprezzare un’opera d’arte digitale? Solo se essa sarà realizzata in termini Open Source ovvero con linguaggi di cui si conosce natura e regole di costruzione affinché quale che sia lo scenario digitale che ci aspetta fra venti o quaranta anni qualunque valente programmatore-software potrà adattare (non senza difficoltà ovvio) un linguaggio informatico del passato alle esigenze di accesso ed interpretazione del presente.

Consigli pratici

Utilizzare linguaggi standard ed Open Source, salvare tutto sul Cloud che si reputa più comodo ma contemporaneamente anche su dispositivi di memoria fisicamente in proprio possesso preoccupandosi di rinnovare l’hardware almeno ogni cinque-dieci anni, utilizzare i tanti strumenti disponibili online per fare un backup delle opere d’arte che già si trovano sul Web oppure sui Social.

Bozza di intervento di Enrico Bisenzi preparato per il seminario a due voci Bisenzi-Saliola per esplorare le relazioni tra Cloud ed Arte  – Accademia di Belle Arti di Firenze Lunedì 27 marzo 2017, ore 11 Aula 13.

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