Motori di ricerca sempre più “intelligenti”

Artificial Intelligence View

Per chi si occupa di SEO le attività di bot ed algoritmi non sono argomenti del tutto nuovi ma vanno comunque declinati in un’ottica di !Internet delle Cose e !Pattern Recognition di cui non è banale comprenderne l’attuale importanza e soprattutto le opportunità del futuro prossimo (incombente).

Informazione, codice ed algoritmi si fondono ed interagiscono sinergicamente fin dai primordi dell’informatica ma è indubbio che gli algoritmi stanno attualmente assumendo maggiore importanza rispetto al codice non fosse altro per i tanti automatismi disponibili attualmente per codare in automatico (se avete qualche capello bianco ripensate alle difficoltà di progettare un sito Web rispetto alle potenzialità offerte da un qualsiasi CMS di oggi) e viceversa le fantasmagoriche possibilità offerte dagli algortimi in termini di analisi dell’informazione (anche a fini decisionali!?!).

E se si parla di algoritmi non si può non parlare di Google uno dei primi protagonisti della scena digitale salito alla ribalta internazionale qualche negli anni ’90 grazie ad un algoritmo ispirato da un’idea del ricercatore Marchiori del CNR di Padova e da allora ha costruito la sua fortuna (la multinazionale non il ricercatore 😉 sugli algoritmi sfornandoli uno dopo l’altro e non sempre direttamente connessi al suo core business: è il caso dell’algoritmo in sviluppo per evitare i captcha oppure di Guetzli che riesce a comprimere in maniera più performante le immagini.

Oltre a felicitarsi con Google per le continue innovazioni e ringraziarlo per renderci la vita sempre più comoda dobbiamo però riflettere su come l’intelligenza artificiale (AI) stia determinando alcune nostre scelte e comportamenti in campo etico o almeno potrebbe farlo con una facilità letteralmente disarmante. E’ sicuramente una buona notiza quella di estendere schema.org con un’etichetta per qualificare delle news con etichette di affidabilità ma con quali criteri Google decide il livello di affidabilità? Altra buona notizia lo svilupo di API di !machine learning per il riconoscimento di testo offensivo (per ora solo in lingua inglese) ma i criteri di selezione sono oggettivi? Se lo stanno domandando alcuni studiosi del settore come ad esempio lo statuinitense Robert Epstein che ipotizza come “l’ordine con cui Google e altri motori di ricerca classificano i risultati di ricerca possa alterare gli esiti delle elezioni“.

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