La difficile arte del Responsive Design

Aumentano le opportunità ed i linguaggi per trovare una formula magica che accontenti utenti desktop e mobili al contempo ma anche i grandi spesso si trovano in grande difficoltà in questa difficile impresa…

Rompere le griglie!?!

Possibile che tutto il design sia esso funzionale al video o alla stampa sia tutto rinconducibile ad impostare delle “griglie”? Molti designer ci ricordano che “bello è potente” in quanto un’esperienza appagante dal punto di vista del piacere dei sensi (quasi tutti riproducibili dal digitale olfatto escluso)  convince delle buone qualità dei servizi o dei prodotti offerti. Certamente un’offerta esteticamente efficace deve essere nel pieno significato del termine ed ancor più in ambito digitale – dove superficialità e compulsività fanno da padrone – è impensabile pensare a qualcosa di bello ma che non sia immediatamente e proficuamente usabile in poche mosse (che dovrebebro portare inevitabilmente a raggiungimento obiettivi ed ottenimento di conversioni…).

Eppure la realtà accademica è quella di creativi che prendono (metaforicamente) squadra e matita per disegnare griglie e linee base, colonne e celle (che triste terminologia per un creativo) rincorrendo soluzioni  che siano peraltro più responsive possibile in un’ottica di design cross-mediale che alla fine dei giochi si basa su svariate soluzioni anche raffinate (come i media queries) ma che sono perlopiù concentriche rispetto ad una parola e concetto chiave che è: PERCENTUALE.

Il responsive (mancato) nell’era !Mobile First

Tutto ciò poi deve necessariamente sposarsi con l’esigenza di accontentare l’esperienza utente !UX User eXperience di utenti online la cui metà sono umani e che stanno utilizzando in prevalenza dispositivi mobili. Ecco allora che re e regine del Web e del digitale Google in testa catechizzano masse di designer ed utenti sulla necessità del responsive design salvo poi dimostrare in prima persona di essere incapaci di offrire un’esperienza utente su dipsoitivi diversi. Se pensate che questa sia una bestemmia di un nano (me medesimo) verso un gigante (Google) allora divertitevi ad installare un User Agent Switcher User che vi presenti sotto mentite spoglie (mobili) e provate a svolgere una procedura di !pattern recognition sull’interfaccia di Google Images: fatelo e poi ne riparliamo (fra nani che spettegolano di giganti…).

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ebisenzi

Docente dell'Accademia di Belle Arti di Roma da decenni mi occupo di accessibilità ed usabilità del digitale contribuendo al restyling di Comuni, Musei, Ospedali, Comitati Olimpici ed anche molte aziende private sensibili all'argomento INCLUSIVE DESIGN: garantendo il corretto accesso e fruizione anche al 15% delle persone diversamente abili quali epilettici, non vedenti, ipovedenti e daltonici, dislessici e disprassici, sordi, disabili cognitivi ed autistici; impostando una corretta reperibilità e rappresentazione sui motori di ricerca; controllando una corretta ed efficace condivisione sui social network: trasmettendo dei corretti valori semantici relativamente al diverso bagaglio linguistico e culturale del proprio target di riferimento; predisponendo un appropriato livello di leggibilità dei testi e contenuti prodotti rispetto al proprio target di riferimento; verificando la legittimità dei contenuti ospitati mettendosi al riparo di eventuali copyright strike; verificando una corretta rappresentazione dei propri contenuti digitali su device diversi; predisponendo e mettendo in sicurezza i propri contenuti per una conservazione a lungo termine.

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