Design digitale: a che punto siamo?

Nuovi e importanti stimoli all’evoluzione del design digitale arrivano dalla comunità scientifica internazionale ed in Italia, incredibile ma vero, anche dall’ambito pubblico.

il Design pubblico

L’intervista a Matteo De Santi, designer del Team Digitale sui progetti per migliorare l’esperienza degli utenti sulle piattaforme della Pubblica Amministrazione è sorprendente perché dimostra un’attenzione inedita del ‘pubblico’ alla necessità del design come miglioramento della vita di tutti noi. La piattaforma in corso di sviluppo designers dalla parte dei cittadini merita la citazione solo per il suo payoff

Disegniamo servizi digitali semplici per risolvere i problemi dei cittadini e restituire il buonumore 😉

ma in realtà il suo valore di stimolo alla comunità dei designer impegnati nella cosa pubblica risiede soprattutto nelle guide offerte che risultano preziose a tutti coloro che sono impegnati nel design digitale e che necessitano sempre di nuove interpretazioni su argomenti strategici quali quelli dell’architettura dell’informazione, della gestione dei contenuti, dell’accessibilità, eccetera. La sezione user interface è importante non solo per i suoi tutorial semplici ma efficaci (imperdibile la checklist Siti web a prova di smartphone con la direttiva “progettate per le dita e quindi per l’autobus”) ma perchè integra dei kit di sviluppo con risorse grafiche da condividere e soprattutto un forum che vuole essere un punto di incontro e confronto fra chi opera nel settore. La sezione Web Analytics prende in considerazione il sistema open source e quello proprietario più diffuso in termini di monitoraggio dell’utenza finale e risulta così un’ottima introduzione ad un mondo e un linguaggio decisamente complesso e difficile da interpretare a chi lo approccia per la prima volta: l’approccio scherzoso come quello di proporre un kit per il template personas aiuta a rendere maggiormente digeribile e leggero un argomento molto complesso, e quindi per certi versi pesante, come quello delle possibili interazioni dell’utenza finale con un oggetto di design digitale (che poi oggetto non è proprio in funzione delle sue possibili funzioni interattive…).

Fra gli strumenti splende la stella di Gravit

L’opportunità di avere a disposizione uno strumento Open Source e multipiattaforma è un’opportunità importante per qualsiasi ambiente didattico o professionale in cui una moltitudine di persone che lavorano ad un medesimo progetto possano avere diverse disponibilità economiche e tecnologiche. Ma Gravit ha conquistato negli ultimi anni grande attenzione non solo per la sua doppia natura di software e tool da utilizzare online ma anche perché si presenta con un’interfaccia moderna e capace di realizzare prototipi di interfacce digitali in maniera moderna interagendo con tutte le necessità emergenti quali quella di sperimentare lo sviluppo interfacce per app web based oppure di integrare le direttive ed opportunità di alcune emergenti scuole di pensiero del design digitale come lo è il Material Design.

Fra i linguaggi il video rischia di divorarsi tutto il piatto

La comunicazione digitale è un processo produttivo complesso in cui si innestano i le fasi di percezione dell’utente finale e i conseguenti processi di elaborazione e comprensione. Vi sono parole che si scrivono in determinata maniera perché suonano in un certo modo e conseguentemente vengono associate a determinate figure: ma è vero anche il contrario in quel gioco comunicativo affascinante noto come fonosimbolismo. Vi sono poi sforzi grafici notevolissimi messi in campo da designer d’avanguardia nella realizzazione dei loghi salvo poi scoprire che la percezione di quanto elaborato non è uguale per tutti ed anche di conseguenza il ricordo di grafiche che abbiamo osservato o crediamo di conoscere. In questo quadro così complesso il video è un cinico, feroce ma efficace tentativo di semplificazione-banalizzazione dell’offerta comunicativa che sta riscuotendo molto successo fra chi deve produrre contenuti grazie a strumenti ed opportunità di pubblico dominio – compresi suggestivi scenari suggestivi di intelligenze artificiali capaci di produrre video da pochi e semplici input informativi – ed un’utenza finale sempre più compulsiva e superficiale e bramosa di consumare soddisfacenti manciate di pillole informative multimediali.

 

 

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