Data Room by Gabanelli: cercasi sinergia stampa-digitale (disperatamente…)

Data Room – erede di Report della nota giornalista Milena Gabanelli – esce in digitale-social e su stampa-carta: con quale livello di sinergia raggiunto?

L’apprezzata professionista-giornalista Milena Gabanelli aveva una grande opportunità e quindi responsabilità: quella di dimostrare al grande pubblico che ci può essere un’efficace sinergia fra stampa e digitale. L’obiettivo è stato però, ahimé, mancato e vi spiego perché…

Gabanelli arriva dall’esperienza RAI di Report (dove evidentemente era circondata da collaboratori di miglior spessore soprattutto in ambito di comunicazione digitale…) ed approda sul Corriere con l’ambizioso progetto di realizzare un !format denominato Data Room capace di comunicare con ugual efficacia su carta e digitale e quindi anche ai giovani attraverso i social.

Ad oggi il progetto mostra, imho, delle criticità e debolezze notevoli in merito, riassumibili nei seguenti punti:

  • leggere la parte a stampa risulta poco agevole (qualche grassetto ogni tanto sulle parole chiave?) e soprattutto: perché non includere un !QR CODE per l’immediato collegamento tramite smartphone alla corrispondente edizione digitale?!?
  • se il target sono i giovani perché non prendere in considerazione Instagram che è il social più diffuso ed apprezzato fra i giovani!?! (oltretutto utilizzando spesso infografiche risulta occasione perduta doppia per la natura visual-comunicativa del social in oggetto…)
  • ad oggi la query Data Room su Google non mostra le pagine del corriere né come ads né come posizionamento naturale: quindi il prodotto editoriale è stato ideato senza preoccuparsi della sua visibilità-reperibilità?!? (addirittura, in un’ottica culturale di conservazione a lungo termine ad oggi risulta scarsamente indicizzato dalla grande memoria collettiva di Archive…)
  • a livello di accessibilità, molte infografiche ed immagini non sono contornate da testi, alternative testuali o didascalie equivalenti
  • ragionando di comunicazione digitale in ottica cross-cultural ed avendo quindi a disposizione comunque delle risorse significative (si presume ovviamente…) perché non prevedere una traduzione dei pur brevi testi proposti in lingua inglese (ma perché no anche in altre lingue…) con l’ulteriore ambizione di diventare un narratore privilegiato verso il pubblico internazionale? (a quel punto magari proponendosi su social quali VK o QQ…)

Ovviamente, come si suol dire, si è sempre in tempo a migliorare… 😉

p.s.
a distanza di qualche mese niente cambia su DataRoom: niente QRCode, nessun tipo di topic-#hashtag da veicolare (a proposito si poteva chiamare #DataRoom non pensate? 😉  mix di dati e grafiche progressivamente poco comprensibili fino ad arrivare al titolo-capolavoro del 7 marzo 2018 “In Italia 30 mila ponti a rischio” che 9 lettori su 10 interpretano inevitabilmente come “In Italia 30mila POSTI a rischio” salvo poi trovarsi in difficoltà a districarsi fra camioncini, rettangoli voti, facce tristi e serie, numeri di anni, luoghi… ?!?

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