restyling Spotify in senso anti-Cloud

Spotify ha annunciato un cambio di rotta che potrebbe diventare una scelta epocale per la gestione del digitale.

Spotify è un’app posseduta da (oserei dire) tutti i giovani e giovanissimi per la fruizione della musica e non solo come piacere personale ma anche come riferimento di autorevolezza di diffusione di un brano (oramai la classifica che conta è quante volte un brano è ascoltato su spotify…). Un’app dal design apprezzato che colpisce per la sua gradevole dinamicità di offerta personalizzata delle canzoni in base ai pochi dati che sa di noi (età, sesso…) ed alle scelte iniziali di generi musicali e cantanti preferiti.

L’idea – uovo di colombo – venuta a mente a Brian Whitman e battezzata Canopy consiste nel promettere di non divulgare le preferenze di scelta sul Cloud ma che tutti i dati e le espressioni personali saranno gelosamente custodite sullo smartphone dove avvengono le richieste da ogni singolo utente.

Sarà vero? Nel caso una scelta epocale e in controtendenza rispetto ad altri come Facebook e Google le cui strategie di !remarketing basate sulle azioni e preferenza personali e comandate-elaborate dalla sommità dei loro cloud sono quotidianamente percepibili. E come influenzerà tutto ciò nell’inevitabile restyling dell’interfaccia? Quale tecniche di visualizzazione saranno applicate?

Sarà inevitabile trasmettere questa sensazione di tutela della privacy ed elaborazione delle informazioni direttamente sullo smartphone e magari tutto ciò avverrà tramite l’integrazione di un’icona-avatar a mo’ di assistente virtuale? E, nel caso, con tale assistente virtuale si interagirà prioritariamente in maniera visuale oppure audio? E come inciderà tutto ciò sul suo layout?

 

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ebisenzi

Docente dell'Accademia di Belle Arti di Roma da decenni mi occupo di accessibilità ed usabilità del digitale contribuendo al restyling di Comuni, Musei, Ospedali, Comitati Olimpici ed anche molte aziende private sensibili all'argomento INCLUSIVE DESIGN: garantendo il corretto accesso e fruizione anche al 15% delle persone diversamente abili quali epilettici, non vedenti, ipovedenti e daltonici, dislessici e disprassici, sordi, disabili cognitivi ed autistici; impostando una corretta reperibilità e rappresentazione sui motori di ricerca; controllando una corretta ed efficace condivisione sui social network: trasmettendo dei corretti valori semantici relativamente al diverso bagaglio linguistico e culturale del proprio target di riferimento; predisponendo un appropriato livello di leggibilità dei testi e contenuti prodotti rispetto al proprio target di riferimento; verificando la legittimità dei contenuti ospitati mettendosi al riparo di eventuali copyright strike; verificando una corretta rappresentazione dei propri contenuti digitali su device diversi; predisponendo e mettendo in sicurezza i propri contenuti per una conservazione a lungo termine.

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