Fermate il Link! Voglio scendere…

Il Web sta impazzendo di novità ma anche censure e tasse da togliere il fiato!

A proposito del sancta sanctorum di Internet – ovvero il link – la novità arriva da Sua Maestà Google che sta lavorando alla possibilità di realizzare collegamenti diretti ad un punto preciso di una pagina Web pur senza l’esistenza di ancore ipertestuali vere e proprie ma esaltando contenuti testuali significativi e da essi costruendo link virtuali!?! Per chi conosce bene Google e il suo !webmaster tool non suona poi così tanto fantascientifico dato che la schematizzazione dei dati può essere fatta appunto da Google Search Console anche attraverso una sorta di apprendimento del sito Web in analisi evidenziando dei tratti significativi che, pur senza marcature, vengono segnalati a Google meritevoli di schematizzazioni attraverso appositi vocabolari di schematizzazione. Sarebbe peraltro una vera e propria rivoluzione introducendo la possibilità di incidere sul paradigma sacro del Web – ovvero il link – dando la possibilità all’utente finale non in quanto webmaster ma in quanto browser di crearlo ex novo: questo da una parte significa che quanto più le !parole Abracadabra ospitate su un sito Web saranno meritevoli di interesse e più i siti Web attireranno attenzioni e quindi visite ed il tutto all’interno del macro-cosmo Google (motore di ricerca + browser) che se il tutto prenderà piede acquisirà ancora più potere.

Aggiornamento Giugno 2020: addirittura esce anche un’estensione per creare link virtuali riconoscibili ed utilizzabili solo attraverso il browser Chrome (anche senza suddetta estensione) ma il tutto mi sembra un’evoluzione perversa di sovra-strutture semi-criptiche che creano così mondi paralleli di UX e definire ancora una volta possibilità privilegiate all’interno di recinti-giardini dorati…

Aggiornamento Ottobre 2020: Google ha integrato in maniera nativa (in Chrome Canary) la funzionalità “Link to Text Fragment”

A proposito di poteri – deboli, forti o semplicemente innervositi – buon ultimo il Ciad sempre più paesi si apprestano a limitare l’accesso e la fruizione ad Internet ma quel che più colpisce è la Russia dove è stato deciso di realizzare una zona Internet autonoma alla bisogna staccabile dal resto del mondo e comunque e molto più facilmente controllabile. Stiamo dunque uscendo dall’idea che avevamo (Cina a parte) di una Internet che collega tutto il mondo con un click e questo, anche culturalmente, rappresenta di sicuro un deciso passo indietro per l’umanità.

Non solo sovranismi digitali ma sempre più tasse e regole che si apprestano a limitare l’agibilità del Web: basti pensare alla riforma del Copyright e dei link in imminente approvazione in Europa… da una parte i filtri in upload di contenuti alla ricerca di violazioni del copyright produrranno inevitabilmente strozzature anche irrazionali (grazie sicuramente ai cosiddetti falsi positivi) ma al tempo stesso nuove opportunità per chi produce contenuti originali, dall’altra l’obbligo di riconoscere agli editori da parte degli aggregatori (Google compreso) porteranno un po’ di ossigeno ad un settore in crisi che però potrebbe anche soccombere a causa di abbandoni clamorosi (Google News ha chiuso in Spagna nel 2014 per ragioni simili e di certo il settore non ne ha giovato…) e di nuovo, il tutto si deciderà sull’esistenza o meno di link.

D’altro canto esistono le regole e poi le consuetudini e stili di vita per cui viviamo in un’era in cui buona parte dell’umanità gira con uno smartphone in tasca vera e propria antitesi del concetto di privacy arrivando al paradosso che il medesimo sempre più spesso attiva random registrazioni audio delle nostre conversazioni: non solo grazie al nostro comportamento-browsing ma grazie a geo-localizzazioni ed informazioni spontaneamente cedute non siamo noi stessi nodi della Rete? E se qualcuno clicca su di noi cosa sucede? ;-/

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ebisenzi

Docente dell'Accademia di Belle Arti di Roma da decenni mi occupo di accessibilità ed usabilità del digitale contribuendo al restyling di Comuni, Musei, Ospedali, Comitati Olimpici ed anche molte aziende private sensibili all'argomento INCLUSIVE DESIGN: garantendo il corretto accesso e fruizione anche al 15% delle persone diversamente abili quali epilettici, non vedenti, ipovedenti e daltonici, dislessici e disprassici, sordi, disabili cognitivi ed autistici; impostando una corretta reperibilità e rappresentazione sui motori di ricerca; controllando una corretta ed efficace condivisione sui social network: trasmettendo dei corretti valori semantici relativamente al diverso bagaglio linguistico e culturale del proprio target di riferimento; predisponendo un appropriato livello di leggibilità dei testi e contenuti prodotti rispetto al proprio target di riferimento; verificando la legittimità dei contenuti ospitati mettendosi al riparo di eventuali copyright strike; verificando una corretta rappresentazione dei propri contenuti digitali su device diversi; predisponendo e mettendo in sicurezza i propri contenuti per una conservazione a lungo termine.

Categorie Comunicazione Digitale,media educationTag , , Lascia un commento

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