Strana Tecnologia in Strano Mondo

Come si differenzia e come è evoluto l’uso della tecnologia nel mondo da parte di chi viaggia?

Amare e viaggiare è certamente sinonimo di scoprire: sentimenti, paesaggi, culture e lingue nuove quindi per noi strane e non sempre nella misura che speravamo; quasi sempre esperienze diverse da quelle che ci saremmo potute aspettare solo immaginandole.

Uno dei mille modi di leggere E’ uno… stranomondo – principalmente ma non solo una guida utile e appassionata dell’Asia – è quello di divertirsi a scoprire il rapporto di incalliti vagabondi (capitanati da uno dei protagonisti del clubbing internazionale – Leandro Bisenzi) con la tecnologia nei diversi anni a cavallo del Duemila e a diverse latitudini e longitudini (perfetta lettura estiva per chi è in viaggio!).

iPod ed Internet come ancora personale di salvezza per informarsi e risentire voci e suoni delle proprie basi di partenza (per non perdere la bussola ma anche la speranza di tornare alla base…), bancomat il cui utilizzo è condito da imprecazioni per l’esito spesso infausto di operazioni economiche peraltro indispensabili per sopravvivere, paesi dove per superare la censura di Internet si devono scoprire malfamati internet caffè dove offrono la propria assistenza giovani ed improbabili hacker, paesi dove si scoraggia l’utilizzo della comunicazione tecnologica tramite costi di accesso proibitivi per chi magari guadagna cento dollari al mese ma anche paesi dove la tecnologia in pochi anni si è diffusa in maniera capillare e raffinata; paesi in cui comunicare con i tassisti è impossibile in inglese e le proprie chance di raggiungere le destinazioni sono demandate a pizzini di carta dove sono scritti in lingua locale gli indirizzi, chessò, dell’albergo o del locale da raggiungere; paesi piccoli ma dalle grandi culture e paesi immensi dove si fantastica che vengono utilizzati specifici algoritmi matematici per gestire mansioni semplici ma complicate dai grandi numeri come la riconsegna di vestiti lavati e stirati da parte di immense tintorie a cielo aperto.

Eppoi non solo tecnologia: immergersi in questo caleidoscopio di rumori, umori, colori, odori, strani e diversi può forse aiutarci, a noi, che spesso per motivi di lavoro ci rapportiamo con incombenze di comunicazione cross-culturale attraverso strumenti digitali, nell’immaginare meglio i nostri possibili referenti ed allontanarsi quanto più possibile da cliché comunicativi poco attraenti/convincenti e viceversa ricercare un’empatia comunicativa che, paradossalmente, solo l’assenza della tecnologia può consentire di manifestarsi in maniera assoluta e convincente.

 

 

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