Poteri e contro-poteri tecnologici

Come incide ed è evoluta la tecnologia (digitale) nel contrastare una forma di potere autoritaria?

Trump contro Huawei è solo l’esempio più eclatante di come la tecnologia e gli sviluppi tecnologici sono sempre più al centro degli interessi di chi, ahimè, intende innalzare il livello di conflitto fra popoli e paesi nel mondo.

Ma rimane Hong Kong lo scenario più interessante da questo punto di vista: da una parte un governo che fa della tecnologia una delle sue più forti di leve di espansione verso l’esterno e contemporaneamente lo strumento più efficace per il controllo interno ai suoi confini, dall’altra una parte della sua popolazione che per ragioni storiche bizzarre costituisce un blocco molto giovane di umanità ribelle e ben consapevole di come si possa utilizzare ma anche ingannare la tecnologia digitale.

Da un punto di vista organizzativo è impressionante il livello di coordinamento dei dimostranti per contrastare attacchi più o meno tecnologici… viene lanciato un lacrimogeno? il primo dimostrante lo copre con un cono del traffico, il secondo lo neutralizza versandoci dell’acqua dal buco superiore, il terzo nasconde il tutto alle telecamere con un ombrello aperto! Ed è, a sorprendere, proprio l’utilizzo di vecchi arnesi della comunicazione tradizionale per amplificare la propria narrazione digitale contro-corrente o per contrastare quella mainstream; così come l’utilizzo di oggetti o pratiche comune per neutralizzare forme di controllo digitale di questa che è sempre più una rivolta di senza-volto:

  • occhiali scuri, pellicole trasparenti e mascherine per rendersi irriconoscibili ai sistemi di telecamere connesse a potenti sistemi di intelligenza artificiale per il riconoscimento dei volti in tempo reale;
  • coni del traffico per neutralizzare lacrimogeni;
  • sopratutto ombrelli – simbolo della protesta – per rendersi più difficilmente riconoscibili ed avere una leggera protezione da attacchi fisici vari (schizzi di spray urticanti in primis);
  • maschere anti-gas;
  • caschi per proteggersi dalle manganellate (sempre più frequenti);
  • raggi e puntatori laser per disturbare operatori e cameraman;
  • vernice spray per accecare le telecamere di sorveglianza;
  • divieto di conservare messaggi di protesta sui propri smartphone;
  • utilizzo massivo di telegram e forum online ma in maniera parcellizzata cosicché scoperta e neutralizzata una chat gli effetti ricadano solo sul singolo gruppo interessato;
  • poster, tanti poster (!?!) ma anche graffiti e tatuaggi per diffondere ed amplificare il proprio messaggio di protesta in alternativa ed in sinergia con la rete comunicativa digitale;
  • l’immancabile megafono per coordinare i propri spostamenti nelle strade e nelle piazze in tempo reale e secondo una strategia di massima fluidità (Be Water! insegnava Bruce Lee….);
  • mini-router portatili per creare reti locali Internet-like in caso di censure e blackout improvvisi;
  • adottare abbonamenti non nominali per spostarsi all’interno della metropoli ed evitare temporaneamente l’utilizzo di qualsiasi dispositivo che possa tracciare i propri spostamenti.

Ed ovviamente spazio alla fantasia ed alle idee immediatamente diffuse world-wide tramite Internet come quella di Kate Rose che si “diverte” a confezionare abiti con evidenti ed improbabili targhe automobilistiche  che mandano letteralmente “in confusione” i sistemi di tele-sorveglianza.

 

Aggiornamento Gennaio 2021: prima grande retata dell’anno in Hong Kong di attivisti dopo l’approvazione della nuova legge: sapete cosa proverei a fare io se fossi ad Hong Kong? Proverei a far svolgere determinate funzioni di analisi, comunicazione ed anche decisionali a delle intelligenze artificiali capaci di evolvere tramite machine learning e di agire in autonomia a livello dirigenziale del movimento… cosa fanno? arrestano un’intelligenza artificiale? Come la rintracciano? Come fanno a metterla in galera? Come fanno a parlare di associazione sovversiva con un entità artificiale? Certo è fantascienza o fanta-guerriglia ma alcune condizioni ci sarebbero ad Hong Kong come appoggi internazionali, risorse e menti (umane) a disposizione, dimestichezza con la tecnologia…

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ebisenzi

Docente dell'Accademia di Belle Arti di Roma da decenni mi occupo di accessibilità ed usabilità del digitale contribuendo al restyling di Comuni, Musei, Ospedali, Comitati Olimpici ed anche molte aziende private sensibili all'argomento INCLUSIVE DESIGN: garantendo il corretto accesso e fruizione anche al 15% delle persone diversamente abili quali epilettici, non vedenti, ipovedenti e daltonici, dislessici e disprassici, sordi, disabili cognitivi ed autistici; impostando una corretta reperibilità e rappresentazione sui motori di ricerca; controllando una corretta ed efficace condivisione sui social network: trasmettendo dei corretti valori semantici relativamente al diverso bagaglio linguistico e culturale del proprio target di riferimento; predisponendo un appropriato livello di leggibilità dei testi e contenuti prodotti rispetto al proprio target di riferimento; verificando la legittimità dei contenuti ospitati mettendosi al riparo di eventuali copyright strike; verificando una corretta rappresentazione dei propri contenuti digitali su device diversi; predisponendo e mettendo in sicurezza i propri contenuti per una conservazione a lungo termine.

Categorie AI,Comunicazione Digitale,digital policyTag , , 1 commento

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