Accessibilità che fa rima con Consulenza

L’Accessibilità è la “tempesta” perfetta per chiunque abbia il coraggio di dare consigli per affrontarla.

L’ultimo articolo del vulcanico blogger non vedente Valter (sì con la V) Scarfia ovvero Internet e non vedenti: come navigano? è una vera benedizione per tutti coloro che, come me, hanno sempre creduto che l’#accessibilità fosse un fantastico campo d’intervento da interpretare con buon senso, pragmatica, grande senso critico e al tempo stesso senza pedissequamente adeguarsi a standard e validatori di turno: un articolo che ci racconta quali sono gli ausili più frequentemente usati (evviva esiste anche un’alternativa Open Source considerata affidabile), delle tecniche utilizzate dagli !screenreader per introdurre e sintetizzare i contenuti di una pagina (in primis title,  link e marcatori strutturali h), di come tutto viene letto linearizzato (dall’alto in basso e da sinistra versa destra), di come gli oggetti grafici non devono essere tutti corredati di alternative testuali (inutili e perditempo per elementi decorativi), di come alcune soluzioni come le scorciatoie da tastiera  possono essere utili ma anche diventare un ostacolo se si sovrappongono ad access-key predefinite da sistema operativo e software, della difficoltà di interpretare pdf, della continua rincorsa degli ausili verso le innovazioni tecnologiche che ci obbliga a riflessioni tecniche attente su automatismi, nuove opportunità come ajax (un esempio recente le problematiche emerse dopo il restyling di twitter) e tutto ciò che può rendere decisamente complesso e problematico lo scenario di interpretazioni tecnologiche da parte dei software di ausilio.

Rispetto ad uno scenario del genere non valgono dogmi, normative, standard e tantomeno validatori ma può valere solo e solamente un approccio intenso in termini di energie analitiche profuse che consenta di valutare le criticità esistenti in un’app, in un videogame, o in un sito Web per una pluralità di utenti finali ed il loro imprevedibile e teoricamente infinito corredo tecnologico a disposizione e cercare di risolverle nell’assoluta convinzione di raggiungere comunque risultati parziali perfettibili solo da un costante feedback con l’utenza finale dell’interfaccia in oggetto.

Già perché essere accessibili non vuol dire provare a risolvere i problemi di accesso e fruizione di un’interfaccia digitale per i non-vedenti ma cercare di soddisfare una pluralità di referenti che possono essere sordi e sordastri, ipovedenti e daltonici, disabili motori o cognitivi, epilettici o dis- (scegliete voi fra -prassici – calculi -lessici -grafici) e volendo estendere il diritto di accesso anche agli agenti digitali oramai maggioranza sul Web anche i vari bot di motori di ricerca e social network.

Lo scenario di cui sopra non deve spaventare ma anzi far capire l’enorme valore economico che può assumere il restyling di un’interfaccia digitale in senso accessibile andando a valorizzare non solo l’usabilità ma le potenzialità comunicative di un qualcosa che ambisca ad allargare decisamente la sua reperibilità (motori di ricerca),  la sua rappresentatività (social) e la sua capacità di interazione con l’utenza finale, tutta (in definitiva stiamo parlando di allargamento dei diritti di agibilità dell’utenza finale ma anche di un possibile, consistente, allargamento del proprio mercato nel senso di maggiore capacità di intercettazione di pluralità di target di riferimento).

Fortunatamente i pur fallibili software vengono in aiuto, eccome, nel valutare il grado di accessibilità di un sito Web e se, giusto per fare un esempio, esistono simulatori online di contrasti del colore per blind-color è sempre dall’Open Source che arrivano gli aiuti maggiori: uno dei suoi principi più illustri – Firefox della Mozilla Foundation – sforna continui tool di validazione tenendo sempre come via maestra l’analisi dell’accessibility tree del Document Object Model ovvero la preview di come gli ausili possono giovare o meno di alcune caratteristiche della pagina Web durante il suo rendering (visibile con il click destro accedendo alla funzione ispeziona elemento).

Dunque il nostro super-eroe, o forse solo coraggioso amico, che si erge a consigliere per l’accessibilità può agevolarsi in primis della caratteristica di comunicazione bidirezionale, confronto ed interattività che rende in qualche maniera il Web e tutta Internet una grande comunità, ben disposta, spesso, a distribuire conoscenza e strumenti liberamente accessibili: ultime, recentissime, riprove ne sono la pubblicazione della lista dei moduli più utili per l’accessibilità per il Content Management System Drupal (usatissimo per la sua scalabilità d’intervento in termini di design dell’!architettura dell’informazione e per il suo essere Open Source) e l’aggiornamento della checklist dei controlli di accessibilità all’oneroso standard WCAG 2.1 – croce e delizia di qualsiasi eroe o pazzo che voglia cimentarsi nell’elargire consigli sull’accessibilità Web.

2 pensieri su “Accessibilità che fa rima con Consulenza”

  1. Ti ringrazio davvero molto. Non è facile scrivere questo genere di articoli e, soprattutto, non si fanno i grandi numeri ma, è il bello delle sfide. Ti chiedo se posso condividere il tuo scritto nel mio blog: non tanto per incensarmi, quanto per evidenziare alcuni concetti che hai esposto.

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