Conoscere gli algoritmi, vivere i territori

Il perenne Black Friday nexin azione è una visione quasi apocalittica rispetto ai nostri territori urbani con frotte di umani che non sanno bene a quali sirene cedere, artificiali oppure territoriali.

Sembrano appena uscite dalle proprie !Filter Bubble queste fiumane di persone che affollano i centri cittadini osservando in maniera perplessa gli annunci roboanti da Black Friday che spiccano sulle vetrine dei negozi quasi si domandassero “ma sono ancora davanti ad uno schermo digitale?”: i banner pubblicitari che non ci mollano  un attimo in Rete in questo periodo ce li troviamo davanti anche nella vita reale eppure sono un segnale, neanche troppo criptico, di come il digitale stia entrando in collisione con l’economia reale ed il tutto in un clima di passività sociale e politica.

L’impatto degli algoritmi nella nostra quotidianità è spiegato perfettamente (in inglese) da una serie di video-documentari realizzati da aljazeera ed è questo quello di cui stiamo parlando: la rivoluzione degli algoritmi che sta modificando l’assetto dei rapporti fra socio-economici fra umani con un impatto reale sulla nostra quotidianità.

Le intelligenze artificiali stanno diventando sempre più intelligenti e mentre gli addetti ai lavori stanno appassionando su alcuni particolari novità in tema rappresentazione risultati sui motori di ricerca vi è una generale, sottovalutazione, della vera novità del momento che è quella della capacità recentemente acquisita di comprendere il significato delle immagini per come sono graficamente realizzate (!?!) ed ovviamente per come si rapportano con le altre entità in Rete. La capacità di comprendere tutto, anche umani e relazioni social(i), da parte degli algoritmi rischia di (s)travolgere le economie territoriali locali come un ciclone eppure è proprio responsabilità delle stesse imprenditorie locali che stanno subendo passivamente questo attacco senza trovare di meglio che scimmiottare un’economia digitale peraltro impossibile da combattere sul suo stesso campo: perché invece che imitare senza riuscirci gli sconti del Black Friday non si lancia nello stesso periodo una serie di iniziative sul territorio (anche micro, anche da realizzare nello stesso negozio come può essere un dj set od un aperitivo danzante) al motto di “sullo schermo spendi, in strada vivi” ?

Ed ovviamente senza demonizzare il digitale, che non avrebbe senso, dato che ci offre comunque delle opportunità interessanti di corto-circuito fra vita reale e contatti digitali come ad esempio il social network Nextdoor (ed anche, immodestamente, la mia proposta di utilizzare le tecniche di !reverse image search per osservare l’ambiente e la natura del territorio che ci circonda).

La realtà attuale ci racconta di anziani che sopravvivano nel proprio quartiere grazie a piccoli ma indispensabili atti e rapporti di solidarietà del vicinato ma anche di anziani artigiani capaci di raccomodare nelle loro botteghe (parliamo anche di elettronica badate bene) delicati marchingegni comprati online che altrimenti sarebbero destinati – dopo il periodo di garanzia – ad una rapida obsolescenza.

Dobbiamo avere la capacità di osservare il presente per prevedere e costruire il futuro ed allora quando le prossime due generazioni scompariranno cosa resterà di competenze e costumi sociali per far sopravvivere i nostri territori e non relegarli al rango di dormitori di eserciti di esseri umani rinchiusi nei loro studi e camerette nella loro filter bubble senza capacità di ri-conoscere e relazionarsi con il territorio circostante?

Vivere i territori come segno di umanità è la vera sfida della nostra contemporaneità, sfida che se perdiamo comporterà la trasformazione per chissà quanto tempo degli orizzonti dei nostri costumi sociali e, conseguentemente, la qualità della nostra vita, individuale e collettiva.

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