La DAD che ci aspetta: vantaggi ed opportunità

Come docente sono ansioso di capire quale tipo di Didattica ci aspetta e rispetto a quella ‘a distanza’ mi sono fatto un paio di idee…

Lo auspichiamo tutte/i, docenti e studenti, che la prossima didattica sia in presenza ma reputo sbagliato continuare a vivere la prospettiva della DAD – Didattica A Distanza – come una prospettiva meramente negativa ed anzi credo che dovremmo essere sollecitate/i a prendere in considerazione i vantaggi ed opportunità che offre.

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Distanze annullate

La DAD non è solo l’unica possibilità di erogare un succedaneo della didattica in presenza in caso di emergenza (pandemica) ma anche un’opportunità di annullare le distanze approfittando di una serie di opportunità che potrebbero essere sfruttate anche in regime di didattica in presenza quali:

  • coinvolgere ospiti (colleghi, esperti, artisti, eccetera…) all’interno della lezione anche da paesi lontani (quanto costerebbe meno coinvolgere un famoso esperto od artista senza dovergli pagare trasferta ed alloggio?)
  • erogare didattica a più studenti contemporaneamente e così superare il problema del sovraffollamento
  • erogare didattica a studenti che abitano a qualche continente di distanza (magari superando anche gli ostacoli linguistici grazie ai sistemi sempre più performanti di sottotitolazioni del parlato tradotto automaticamente in lingue diverse)
  • erogare didattica a studenti impossibilitati a partecipare in presenza per seri problemi di disabilità e mobilità
  • erogare didattica a distanza impossibilitati a partecipare in presenza per propri limiti di disponibilità economica (magari non si possono permettere il costo di una vita pendolare o in trasferta)
  • erogare didattica secondo canali e modalità diverse ad esempio supportando con didattica in presenza studenti che effettuano esercitazioni ed esami ed erogando contemporaneamente ad uditori magari attraverso procedure-piattaforme simili a MOOC (Massive Open Online Courses) ‘solo’ la parte teorica
  • svolgere le lezioni in maniera più efficace ad esempio potendo usufruire dell’immensa informazione digitale a disposizione su Internet e condivisibile su grande schermo come ad esempio i tour virtuali che possono tornare utili per qualsiasi ambio disciplinare (non ultimo la visita a musei e mostre che oramai si svolgono facilmente anche online)

Un’altra distanza è stata colmata ‘grazie’ all’emergenza pandemica ed è quella relativa al gap di know-how, prima abissale, ed ora attenuato che esisteva fra chi era disinvolto con le tecnologie digitali digitali e chi non le poteva sopportare e, quindi, usare: quasi tutto il corpo docente si è dovuto fare una ‘cultura’ del digitale in pochi giorni-settimane prendendo dimestichezza con software e procedure prima sconosciute e mal-viste ed il tutto per cercare di offrire una qualche forma di didattica in emergenza. Ecco, questa spinta emersa spontaneamente, fino a ieri auspicata da politici ed opinion-maker, verso un livello dignitoso di alfabetizzazione digitale non va mortificata quantunque passasse la necessità del distanziamento sociale (che tutte/i auspichiamo beninteso) ma bisogna cavalcare l’onda di questo cambiamento per migliorare le capacità della didattica in presenza a cominciare dagli esempi di vantaggi sopra-citati.

Per far ciò è però necessario che non solo la ‘cosa pubblica’ ma anche i privati, il terzo settore, le famiglie insomma tutta la società si convinca della necessità di attrezzarsi adeguatamente per interpretare questo grande cambiamento investendo sulle infrastrutture digitali (connessioni, video-wall, eccetera), sostenendo i docenti nel duplice sforzo di sostenere una didattica in presenza e a distanza (con supporti tecnologici, tutor e adeguati riconoscimenti giustificati dall’eventuale numero maggiore di studenti da seguire od aumento di personale), ed in tutto questo si integra un’esigenza particolare di autonomia.

Interoperabilità ed autonomia tecnologica

Forse vi è sfuggito l’interruzione di servizi di Google di ieri durante il quale in molte aree anche italiane non è stato possibile usufruire dei servizi cloud Gmail, Drive, Documenti, Meet, eccetera ma è interessante seguire uno dei tanti servizi di monitoraggio dei servizi online come Downdetector: dipendere in maniera esclusiva da dei servizi cloud senza avere alternative da attivare in caso di bisogno significa esporsi a possibili sospensioni delle attività didattiche!

google-black-out

Penso alla possibilità alla portata di tutti di gestire informazioni aggiornate sul Web attraverso apposite bacheche informative che, in caso di blackout dei servizi cloud, possano riportare indicazioni utili agli studenti per accedere a documentazione online grazie a soluzioni open source come NextCloud oppure per partecipare a video-lezioni nel caso di Jitsi. Per chi pensa che siano soluzioni povere rispetto alle soluzioni commerciali ricordo a titolo esemplificativo come il software libero jitsi sia in grado di realizzare video-conferenze applicando l’effetto blur al proprio sfondo per salvaguardare la privacy casalinga, alzare la mano per chiedere la parola ed effettuare lo streaming della conferenza stessa sul Web così come su You Tube (funzionalità avanzate che difficilmente sono rintracciabili sulle più blasonate soluzioni commerciali, per ora…).

Essendo direttamente coinvolto nel settore formativo, responsabilmente, non dico di buttare all’aria quello che di buono si è riuscito a mettere in piedi in poco tempo in tante scuole-università-accademie grazie anche ad adozioni di soluzioni di software proprietario ma di prendere progressivamente consapevolezza di ciò che stiamo realizzando e di costruire, mattoncino dopo mattoncino, un livello di inter-operabilità ed autonomia tecnologica che potrebbe rilevarsi una scelta indispensabile e comunque strategica in un’ottica di futuro da costruire per i nostri giovani ma anche insieme a loro.

Post Scriptum

Non so… non vorrei essere troppo presuntuoso e giudicare prima di conoscere i particolari della proposta… ma la notizia che Google si candida a fornitore di ‘formazione’ https://lnkd.in/d8UpMGc dopo essere il re dell’in-formazione mi suona male… irresistibile l’offerta su https://lnkd.in/dCvXbEk “un UX Designer guadagna $75,000 l’anno e noi ti aiutiamo a diventarlo e ti assistiamo poi anche nella ricerca del lavoro” (!?!) ma ciò che mi preoccupa non è solo un mondo sbilanciato a favore delle competenze e che potrebbe mettere da parte troppo frettolosamente i ‘saperi’ ma piuttosto che l’istituzione di linee guida su come si scrive, si assembla e si struttura l’informazione da parte di un interprete pur importante del mercato sia elevato al rango di ‘formazione’ da privilegiare da parte delle nuove generazioni. Un po’ come se l’apprendimento dell’ingegneria automobilistica fosse di esclusiva competenza di FCA o Pegeout… mi suona strano e non proprio ‘bene’… Enrico che se è vero che ‘Content is the King’ la ‘Regina dei Saperi’ dovrebbe forse rimanere libera da vincoli di mercato?

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ebisenzi

Da oltre venti anni mi occupo di studiare le problematiche di accessibilità, usabilità, reperibilità ed organizzazione dell'informazione digitale assistendo persone, enti pubblici e privati nella impostazione o restyling di interfacce e progetti di comunicazione digitale proponendo provocazioni culturali sul blog https://scaccoalweb.wordpress.com Un aspetto particolare della comunicazione digitale a cui credo molto è la capacità di riconoscere e raccontare la Natura che ci circonda e per quello mi diverto a curare ed aggiornare l'apposita guida BIOWATCHING TOSCANA

Categorie Comunicazione Digitale,media educationTag , Lascia un commento

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