Kinder fetta a letto… e il Copyright va giù!

Un esempio di come i social ma più in generale la libera condivisione della propria creatività può rappresentare un’efficace trampolino di lancio per giovani artisti emergenti.

Lo stile di Statt alla casa – Kinder Fetta al Letto di Rootsie mi piace per mille motivi fra cui:

  • la capacità di giocare con le parole (che accomuna questo artista ad altri della scena romana – Edoardo Ruzzi Rootsie è un ex studente dell’Accademia di Belle Arti di Roma)
  • la capacità di rappresentare con spontaneità il proprio vissuto personale ma che diventa una rappresentazione di sentiment socialmente diffuso nei mesi di isolamento pandemico (e in questo mi ricorda molto l’approccio narrativo di Zero Calcare‘anvedi sempre di Roma!)

C’è però un’altra riflessione secondo me da mettere in campo ed è quella legata alla possibilità che offrono i social – in quanto apparente momento di libera condivisione – di poter mettere in evidenza artisti emergenti e questo, implicitamente, in contraddizione alle logiche classiche di tutela del copyright (diritto d’autore che peraltro continua a rivestire un’importanza fondamentale per alcuni valori culturali diffusi basti pensare allo sforzo del governo australiano che ha speso 20 milioni di dollari per rendere usufruibile da tutti la bandiera degli aborigeni locali).

Infatti, il reel tik tok #KinderFettaalLetto è stato immediatamente scopiazzato-reinterpretato da migliaia di altri utenti fra qui alcuni noti influencer (Chiara Ferragni in primis) che ne hanno amplificato la popolarità: questo è stato possibile – senza incorrere in procedure di !Copyright Strike – perché è stato percepito come modello di stile da replicare liberamente diventando così un fantastico trampolino di lancio per questo giovane artista che poi sarà libero di capitalizzare altri suoi esperimenti comunicativi anche con i canonici strumenti del copyright tradizionale (ma anche no chissà).

Non voglio banalizzare un argomento complesso (di recente ho tenuto un seminario online a tal riguardo) come lo è quello della tutela delle opere artistiche online e sui social né tanto meno adagiarmi su una comoda posizione ideologica per cui “libero è bello” (e pure economicamente conveniente) ma è indubbio che:

  • i bot e gli algoritmi delle piattaforme online sono sempre più disinvolti nel bannarci, penalizzarci e financo a segnalarci a studi legali specializzati nella tutela del diritto d’autore se utilizziamo materiale visual od audio coperto da copyright;
  • diffondere liberamente degli ‘spezzoni’ della propria creatività può davvero servire a farci notare e quindi essere coinvolti in progetti professionalmente rilevanti in seconda battuta (ed anche in questo caso infatti sono annunciati sviluppi prossimi);
  • all’inizio della propria attività artistica, puntare ad una rigida tutela delle proprie opere potrebbe risolversi in una decisione strategica perdente facendo perdere delle importanti occasioni di fruizione delle proprie “opere artistiche” e visibilità della propria “firma”.

In conclusione l’avvento della filosofia Open Source che tanto ha rivoluzionato lo scenario tecnologico, scientifico ed informatico potrebbe rivelarci delle piacevoli sorprese anche in quello delle produzioni artistiche emergenti, ovviamente in questo ambito in termini di utilizzo ragionato e consapevole di licenze creative commons o addirittura public domain (ma anche copyright classico se necessario… beninteso).

A proposito di libera condivisione dei contenuti segnalo la recente ‘evoluzione del progetto Search Creative Commons e la nascita di Documentando. Archivio del Documentario Italiano.

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ebisenzi

Docente dell'Accademia di Belle Arti di Roma da decenni mi occupo di accessibilità ed usabilità del digitale contribuendo al restyling di Comuni, Musei, Ospedali, Comitati Olimpici ed anche molte aziende private sensibili all'argomento INCLUSIVE DESIGN: garantendo il corretto accesso e fruizione anche al 15% delle persone diversamente abili quali epilettici, non vedenti, ipovedenti e daltonici, dislessici e disprassici, sordi, disabili cognitivi ed autistici; impostando una corretta reperibilità e rappresentazione sui motori di ricerca; controllando una corretta ed efficace condivisione sui social network: trasmettendo dei corretti valori semantici relativamente al diverso bagaglio linguistico e culturale del proprio target di riferimento; predisponendo un appropriato livello di leggibilità dei testi e contenuti prodotti rispetto al proprio target di riferimento; verificando la legittimità dei contenuti ospitati mettendosi al riparo di eventuali copyright strike; verificando una corretta rappresentazione dei propri contenuti digitali su device diversi; predisponendo e mettendo in sicurezza i propri contenuti per una conservazione a lungo termine.

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