Accessibilità: da adesso obblighi anche per i privati

Sono uscite le prime regole stringenti per i privati in tema di inclusive design ma quale scenario ci aspetta in vista dell’applicazione nel 2025 della normativa europea sull’accessibilità?

Emanate le Linee guida per i privati ad alto fatturato

Sono usciti a sorpresa i requisiti tecnici di riferimento per i privati che dovranno essere rispettati non solo dalla Pubblica Amministrazione ma anche “per i soggetti che offrono servizi al pubblico attraverso siti web o applicazioni mobili, con un fatturato medio, negli ultimi tre anni di attività, superiore a cinquecento milioni di euro”. A sorpresa, perché nessuno si aspettava un’accelerazione così spinta in vista dell’entrata in vigore della normativa europea nel 2025 riguardante il rispetto dei requisiti tecnici sull’accessibilità. Sono le prime regole ad uscire per il settore privato – molto rigide, equivalenti alle Web Content Accessibility Guidelines AA 2.1 – ed è probabile che gli obblighi saranno presto estesi a chi ha fatturati decisamente inferiori anche se, probabilmente, con vincoli meno stringenti.

Dunque, nel 2025 entrerà in vigore sia per il settore pubblico che per quello privato la direttiva europea sull’accessibilità che riguarderà qualsiasi erogazione di prodotto o servizio. Per quanto riguarda il comparto del Web sarà importante che i requisiti tecnici – ancora da definire – si attestino su un livello di garanzia dei diritti indispensabili delle persone disabili ma senza farsi tentare di promuovere regole rigide perché potrebbe non corrispondere ad ottenere migliori risultati in termini di inclusività digitale.

Se ad esempio, per i più ‘piccoli’, il requisito deciso dai ‘governanti’ fosse l’attuale singola A del W3Consortium si garantirebbe l’accesso e la fruizione alla comunicazione Web alle persone con disabilità ma senza applicare un salasso economico che sarebbe per molti insostenibile.

Human versus Not Human

In questo scenario di regole / diritti umani / soluzioni tecnologiche poniamo una domanda di valenza strategica enorme e che travalica anche l’ambito specifico dell’accessibilità: è giusto sostituire l’intelligenza umana con quella artificiale per governare diritti alla comunicazione così importanti? Abbiamo cercato di trovare una risposta sensata nello specifico ambito dell’inclusive design con una prova su strada che riportiamo di seguito.

La comunità degli addetti ai lavori che utilizzano gli screen reader (uno dei principali ausili utilizzati da non vedenti ed altre persone affette da disabilità varie) sono in guerra con i cosiddetti accessibility overlay (AccessiBe, EqualWeb, MaxAccess, UserWay, eccetera) che in teoria dovrebbero permettere l’accesso e la fruizione di qualsiasi sito Web affermando che, non solo sono scomodi da utilizzare, ma addirittura controproducenti tanto da aver realizzato un apposito plugin che disabilita questa tipologia di servizi.

Una raccolta firme di quattrocento non vedenti, difensori dei diritti dei disabili e sviluppatori specializzati nel settore dell’accessibilità Web è venuta alla ribalta della stampa statunitense denunciando come queste soluzioni tecniche basate sull’Intelligenza Artificiale non solo sono decisamente imperfette ma addirittura complicano in qualche caso l’esperienza utente!?!

La questione, per i diretti interessati (ricordiamo che le persone disabili rappresentano il 15% della popolazione) e per gli addetti ai lavori è decisamente strategica in vista dell’imminente applicazione della Normativa Europea in tema.

La prova su strada dell’accessibility overlay più diffusa e promossa in Italia che abbiamo svolto su due pagine in ambiente WordPress volutamente ricche di ostacoli (ispirandosi ad un’idea di un famoso sviluppatore internazionale critico sulle valutazioni algoritmiche) ha dimostrato come queste soluzioni di ottimizzazione ‘al volo’ del rendering dell’utente – che si dichiara come non vedente, epilettico, ipovedente, daltonico o altrimenti disabile – non solo sono del tutto inutili per rendersi conformi a qualsivoglia standard (non modificando alcunché del codice sorgente dei siti Web) ma dimostrano di non raggiungere quanto promesso.

in Rete si trovano molte recensioni critiche e testimonianze di problematiche riscontrate tramite accessibility overlay

Se da un lato l’accessibility overlay si è rilevata decisamente molto utile per svariate incombenze quali ad esempio:

  • introdurre fin da subito degli accorgimenti utili per gli screen reader come ad esempio i salta menu per andare direttamente ai contenuti…
  • ingrandire ed evidenziare il cursore
  • fermare le animazioni gif che potrebbero contenere intermittenze pericolose per le persone che soffrono di epilessia…
  • modificare il contrasto dello schermo…
  • regolare spaziature, formattazioni, interlinee, font e dimensioni carattere…
  • operare anche su aree riservate protette da password…

…si è dimostrata però decisamente lacunosa in quanto:

  • la toolbar non è scontato che sia immediatamente notata e quindi utilizzata dall’utenza finale…
  • difficoltà di utilizzo in condizioni di connessioni deboli…
  • si presenta di default in lingua inglese soprattutto se la lingua della pagina web viene etichettata in lingua inglese (parametro di partenza che non viene corretto spesso da molti webmaster distratti o poco preparati in tema inclusive design)…
  • selezionando il profilo sicuro per epilessia blocca sì l’operatività di immagini gif tralasciando però effetti visivi tramite css nonché inclusioni di video pericolosi dall’esterno come youtube
  • nessuna produzione di contenuti alternativi utili quali video in lingua dei segni corrispondente ai contenuti, nessuna produzione di comunicazione alternativa aumentativa, non viene prodotto nessun tipo di trascrizione testuale rispetto ai multimedia (audio e video ospitati)…
  • risolve in maniera brillante automaticamente le immagini prive di alt applicando però l’attributo role presentation rendendole così invisibili e incomprensibili agli screen reader così come valori sbagliati assegnati all’attributo ALT non vengono corretti in nessun modo…
  • non vengono corretti anchor text non parlanti (ad esempio clicca qui) per ottenere link significativi
  • indicazioni collegate al riconoscimento del colore (ad esempio clicca sul link di colore rosso) non vengono in nessun modo risolte…
  • non viene riconosciuto ed ottimizzato testo a scarsa leggibilità né tanto meno corretto lessico evidentemente sbagliato…
  • i pop-up non vengono inibiti…
  • la validazione del codice non avviene, così come altre correzioni di codice necessarie come la coerenza dei marcatori h oppure la corretta indicazione del linguaggio naturale utilizzato non vengono in alcun modo risolte…
  • non vengono corrette neanche quelle caratteristiche di inaccessibilità di eventuali pdf e web application ospitate sul sito Web come anche di qualsiasi altro elemento visualizzato sul sito Web ma incluso da domini diversi da quello del sito Web in cui la toolbar è in azione.

Conclusioni?

Non esistano conclusioni nell’ambito della comunicazione digitale… tutto evolve e (quasi) mai si conclude… ancor più quando ragioniamo su argomenti complessi come l’accessibilità Web e l’interazione fra umani ed algoritmi (intelligenza artificiale) ma una cosa può essere affermata con certezza: una soluzione di accessibility overlay NON può essere utile nel conformarsi a nessun requisito richiesto e neanche al livello indispensabile singola A del W3Consortium.

Siamo dunque sicuri che gli algoritmi possono sostituirci in compiti così delicati come quelli di supportare l’accessibilità per le persone disabili ai siti Web ed app digitali? Noi crediamo che l’idea di essere aiutati dall’Intelligenza Artificiale può essere un’opportunità da sfruttare ma che si debba salvaguardare la capacità di pensiero ed azione autonoma da parte di noi esseri umani. Rivendichiamo l’importanza di un intervento umano a livello di analisi per capire e valutare nel dettaglio le mille condizioni variabili di intervento necessarie da mettere in campo per garantire una reale fruizione corretta del digitale. Alla stesso tempo l’ascolto delle reali esigenze dell’utenza finale attraverso un servizio di helpdesk accessibilità risulta strategico per verificare le reali condizioni di accessibilità e fruizione di un’esperienza utente digitale impossibile da prevedere e soddisfare a priori dato lo scenario infinitamente complesso di corredi tecnologici e condizioni umane da soddisfare.

Non poniamo limiti ai futuribili sviluppi e potenzialità di questi strumenti algoritmici ma, anche se dovessero migliorare drasticamente in futuro, ci chiediamo se sia giusto che l’accessibilità di un sito Web debba dipendere da un servizio esterno che potrebbe non funzionare perfettamente per tanti motivi (attacchi informatici, fallimenti economici, mancanza di connettività, eccetera) e come questa tipologia di soluzioni possano rendere oggettivamente a norma un sito Web sotto il profilo dell’accessibilità; quando il medesimo sito Web di per sé rimane immutato nei suoi limiti strutturali di accessibilità e fruizione salvo accompagnare la diversa utenza verso un rendering ottimizzato ad hoc.

Confidiamo che le risposte a livello istituzionale a queste nostre riflessioni arrivino, che siano sostenibili economicamente… e governabili tramite procedure in cui il fattore umano sia determinante e preso legittimante in considerazione (almeno fino a quando si vorranno difendere i diritti umani e non quelli delle entità artificiali e conseguentemente delle major che le producono e le rappresentano).

Enrico Bisenzi ed Ivan Legnaioli del team di XS2Animation

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ebisenzi

Sono felicemente approdato all'Accademia di Belle Arti di Roma come docente dopo aver 'militato' in accademie pubbliche e private (Carrara, Bologna, Pisa, Firenze, eccetera). Come libera professione ho dato supporto SEO (Search Engine Optimization) e SEM (Search Engine Marketing) fin dagli anni '90 a numerose agenzie digitali. Soprattutto sono stato fra i primi in Italia ad occuparmi di INCLUSIVE DESIGN avendo teorizzato per primo l'esigenza di uno strumento di helpdesk per l'accessibilità del digitale, ancor prima della normativa AGID (Agenzia per l'Italia Digitale) per conto di INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Ricerca Innovativa). Dietro le quinte, sempre per conto terzi, ho contribuito dal 1999 ad oggi al restyling di decine di progetti di comunicazione digitale di rilievo fra i quali il primo portale online distribuzione libri Zivago per Giangiacomo Feltrinelli Editore, l'Ospedale Fondazione Istituto San Raffaele di Cefalù, il sito Web di Olimpiadi Internazionali per NetPeople, il portale del turismo del Comune di Milano, il sito Web del Comune di Firenze (e di altri comuni del circondario fiorentino), il sito Web personale del musicista Stefano Bollani, nonché di numerose agenzie assicurative di rilievo nazionale. Sempre in tema Inclusive Design partecipo a progetti di ricerca e sviluppo anche in ambito europeo quali ad esempio il manuale di sviluppo per produzioni di animazione, video e live digitali XS2Animation.

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