infoAccessibile

infoAccessibile è un laboratorio, ma anche una zona digitale autonoma non supportata da https per mancanza di esigenze di sciurezza (la prima volta che la visitate forzate la navigazione senza https), in sinergia con il blog Scacco al Web e suddivisa nelle seguenti sezioni:

Parole chiave !Abracadabra

Il potere delle parole, come scegliere, applicare e misurare sul digitale quelle maggiormente strategiche.

Codici e Design della Comunicazione

Strumenti, tutorial e  e principi dei codici della comunicazione Web mutabili in app ed eBook e rispettosi dei principi dell’accessibilità ed usabilità in merito alle esigenze di utenti umani ed artificiali.

Accessibilità del digitale

Le problematiche ma anche le opportunità che hanno le eprsone diversamente abili quando si rapportano alla comunicazione digitale.

Usabilità del digitale

Come si comportano gli utenti con le interfacce digitali e come può essere testato, valutato e misurato il suddetto comportamento.

Browser e Motori di Ricerca

I principali browser e motori di ricerca utilizzati per ricercare l’informazione, navigare sul Web e conservare a lungo termine i beni digitali.

Cross Cultural Communication Tools

Principi e strumenti per una comunicazione digitale realmente efficace fra popoli di origine culturale e linguistica diversa.

infoAccessibile clone updated 8 August 2022

Human Content Design

I contenuti sono strategici per farsi conoscere, apprezzare, rendersi visibili e reperibili, le parole diventano poi la base di conoscenza indispensabile per includere nella propria progettazione opportunità importanti di comunicazione… le parole chiave !Abracadabra come le easter egg ci consentono così di interagire correttamente con l’utenza finale che può accedere a veri e propri tesori digitali nascosti: provare per credere la top list aggiornata delle Google Easter Egg.

+Human -Artificial

Artifical opportunities & Human Content

Lo human content come diritto si scontra con gli effetti di uno scenario geo-politico di investimento sulle intelligenze artificiali capaci, fra le altre cose, di permetterci di interagire con loro con un’opportuna sintassi per realizzare efficaci prodotti creativi ‘al volo’: IBM mette a disposizione Watson mentre Google offre diversi e potenti strumenti capaci di elaborare con i loro algoritmi dati di qualsiasi tipo anche con intenti creativi autodraw che suggerisce soluzioni finali e complete per le nostre intuizioni grafiche ma ancor più imagen (nello stesso settore di grafica artificiale OpenAI con Dall-E sperimentabile da tutti tramite craiyon) e l’altrettanto incredibile Cloud Vision AI capace di interpretare semanticamente qualsiasi immagine grafica abbinandola a concetti ovvero parole. Per finire con un ultimo esempio significativo, Simplified che, sempre grazie all’intelligenza artificiale, ci guida nelle realizzazioni di testi e grafiche particolarmente utili in ambito social per finalità di brand marketing.

KW ANALYSIS

La ricerca e l’individuazione delle parole chiave suddivise per canali di ricerca utilizzate da uno specifico target di riferimento – magari in modalità assistente vocale è una attività assolutamente strategica perché ci permette di capire quale è il dialetto di ricerca utilizzato da un determinato tipo di utenza che poi indirettamente si riflette su altri scenari digitali anche social e conseguentemente avere le coordinate giuste per poter studiare un certo tipo di UX magari con l’ausilio di sistemi d’intelligenza artificiale sempre più diffusi. Bisogna letteralmente immergersi nel Web semantico per capire quali parole chiave e quali parole chiave adiacenti utilizzare grazi a strumenti come answer the public. Esistono molti strumenti per analizzare il trend di parole chiave e topics ma sicuramente il più noto e forse il più utile è Google Trends (eventualmente potenziabile con GLimpse) con le sue innumerevoli opzioni di analisi temporali e geolocalizzate. Google Books offre un bellissimo strumento di analisi del trend di termini utilizzati all’interno delle miriadi di libri digitalizzati e analizzabili dal canale specifico di Google sui libri.

SOCIAL SENTIMENT

Per effettuare una analisi accurata delle parole chiave e dei topic (argomenti) e quindi svolgere quello che, si dice in gergo, un’attività di !social listening. Va peraltro ricordato come i motori di ricerca sono naturalmente preposti alla categorizzazione di contenuti mentre i social network a un analogo lavoro di analisi ma spostato sulle caratteristiche del target dell’utenza digitale Web e quindi gli strumenti social risultano utili sì per analizzare il gergo del proprio target di riferimento ma ancor più per determinare le caratteristiche statistiche del target da analizzare magari approfittando dei potenti strumenti di marketing messi a disposizione da Facebook utile a delineare il valore economico delle identità relativamente a !personas da delineare. Va peraltro detto che i motori di ricerca indicizzano buona parte dei social network della proprio infosfera di competenza e che il comando di ricerca site: apre scenari inaspettati di analisi e di ricerca. Molte interfacce di motori di ricerca sono sfruttate per cercare di capire come un determinato brand, nome di manager, prodotto o servizio viene recepito dall’utenza finale. Si può anche scegliere di sfruttare l’apposito servizio di alert di Google utilizzando query efficaci per monitorare e presidiare la propria Net Reputation. Servizi di news, blog e social network come facebook o twitter vengono analizzati sia in termini quantitativi che qualitativi determinando il cosiddetto positive o negative !attitude dei post cercando appunto di misurare il sentiment diffuso fra i cyber-navigatori relativamente ai #topic maggiormente popolari o pertinenti veicolati magari da blogger e comunicatori particolarmente autorevoli e per questo definiti !influencer. La blogosfera ovvero il settore informativo attinenti ai blog continua a rappresentare un ambito privilegiato per osservare l’umore del popolo della Rete, così come forum e i gruppi di discussione anche se il canale privilegiato di monitoraggio del !Sentiment rimangono i canali social. L’ambito naturale, quasi perfetto, per misurare il sentiment rimane comunque twitter vuoi per la sua natura di comunicazione sintetica, vuoi per la sua invenzione di centrare la comunicazione sui cosiddetti #topic o argomenti di discussione vuoi per la sua generosità nello rilasciare API pubblicamente utilizzabili in maniera tale da permetterci di capire quale topic si sta dibattendo in relazione a una determinata località geografica come con Trendinalia che riporta i topics più popolari utilizzati nell’ultima settimana. Oramai il !sentiment della Rete è considerato altamente affidabile, utilizzato per ricerche di mercato come per previsioni di andamento delle borse e sta mandando in soffitta i vecchi sistemi di rilevamento !audience basati su campioni d’interviste telefoniche o vis-a-vis. Riprove ne sono state le ultime edizioni di eventi popolari come il festival di Sanremo ma anche eventi di massa politici significativi come le elezioni durante le quali i rilevamenti del sentiment del Web si è rivelato essere molto più affidabile dei sondaggi vecchia maniera. Per poter dar credito a questo tipo di strumenti, peraltro, è necessario tenere in considerazione alcune linee-guida per la propria metodologia di analisi e di lavoro con le metriche utilizzabili: i dati non sono sempre da considerare perfetti e impeccabili… è molto meglio considerare i dati emergenti come ben performanti se considerati a livello comparativo e non assoluto ovvero le considerazioni più affidabili sono quelle che riescono a comparare due settori tematici e non quelle che fanno riferimento a dati assoluti che difficilmente possono essere considerati attendibili al cento per cento. È necessario avere un buon supporto linguistico per le traduzioni nelle lingue meno note, avere un buon supporto a livello di know-how del settore che si va ad analizzare e relativo gergo di riferimento riflettendo sempre sulle diverse accezioni di un termine utilizzato; distinguere sempre l’aspetto qualitativo da quello quantitativo delle indicazioni raccolte; cercare di distinguere fonti spontanee da fonti prezzolate; ripetere il lavoro nel tempo; essere prudenti senza sbilanciarsi in conclusioni affrettate dettate magari da picchi d’interesse insoliti; fare molta attenzione ai messaggi di help che spiegano come sono generati i dati statistici. Se si riesce a effettuare un’analisi corretta è peraltro possibile individuare i tratti principali sia a livello qualitativo che quantitativo del !trend, attenzione geolocalizzata, stagionalità, net reputation, dimensioni, lessico di una tematica analizzata. La misurazione del sentiment è molto importante soprattutto per cercare di capire le tendenze o trend di alcune parole chiave rispetto all’asse-tempo. Certificare la scomparsa o l’insorgere di determinati termini così come l’eventuale prepotente ascesa o il declino dei medesimi è importante per delineare i confini e i margini di un lessico in continua evoluzione a causa anche del mutare delle tecnologie, costumi e abitudini della comunicazione digitale. Misurare – ovvero fornire i numeri – attestanti la quantità di parole utilizzate sul Web e delle relative persone che le utilizzano vuol dire anche definire l’audience intercettabile dal proprio agire comunicativo.

il potere delle parole chiave

Parole chiave !Abracadabra

Vi sono parole e parole e indubbiamente alcune sono più potenti di altre per la loro capacità evocativa: le definisco in questo contesto !parole chiave Abracadabra.
Il primo e l’ultimo amore, la canzone o il vestito preferito, addirittura le divinità tutto deve avere un nome per poter essere. In tutte le culture comprese quelle più distanti dalla nostra si è se si ha un nome: un po’ come per le misteriose vie dei canti degli aborigeni australiani secondo cui il mondo (e i suoi posti sacri) continuerà a esistere fino a quando sarà cantato ovvero fino a quando al sacro si darà un nome e si riuscirà a tramandarlo ai posteri. Le parole dunque come carattere di esistenza – Abracadabra dall’aramaico Avrah KaDabra che significa “Io creerò come parlo”) – ma molte parole chiave hanno altri poteri magici oltre a quello di decretare l’esistenza in sé che sono quelli di riuscire a ricordare e quindi comunicare e reperire determinate informazioni strategiche. L’elemento !Abracadabra è tale se riesce a rappresentare un’identità univocamente (quindi originale), comprensibile e interpretabile, comunicabile facilmente in ogni situazione (voce-chat-vocale compresa) ed efficace nella sua funzione d’identificare-ricordare-associare-comunicare-reperire un’entità di qualsiasi tipo: per fare tutto ciò l’elemento !Abracadabra deve anche poter scatenare un effetto-reazione nel proprio interlocutore, effetto non sempre facilmente prevedibile. Per stare su un piano più pragmatico e comprensibile sono !elementi Abracadabra anche tutti quelle abbreviazioni e acronimi utilizzati sui social russi i quali sono difficilmente comprensibili ma anche traducibili senza delle linee guida d’interpretazione. Nella comunicazione digitale diffusa (social, eccetera) è oramai comune adoperare il simbolo @ per indicare un indirizzo-utente e il simbolo # per indicare un topic o argomento emergente. Attenzione però che # non indica una !parola chiave ma piuttosto un’opinione o un argomento di attualità. Con la proposta abracadabra (che reinterpreta in qualche maniera i comandi di ricerca !bang del motore di ricerca DuckDuckGo) in pratica si suggerisce di adoperare all’interno di flussi comunicativi digitali e social un nuovo elemento ovvero il punto esclamativo ! prima di una parola chiave significativa e utile per approfondire la conoscenza di un argomento specifico, un po’ come succede con le !easter egg ovvero parole o sequenze di tasti che, utilizzate su servizi online o su software applicativi, aprono funzionalità o scenari inaspettati. Anche nel dibattito scientifico-linguistico internazionale-anglosassone si sta facendo avanti una riflessione simile ovvero sta emergendo la necessità di distinguere gli hashtag # fra comment hashtag (come li conosciamo normalmente nella loro funzione di commenti) e index hashtag ovvero nella loro funzione di topic specifico. Come si identifica un elemento Abracadabra e come si differenzia da una parola chiave generica? Un !elemento Abracadabra è un termine utilizzato come query su una piattaforma di ricerca che produce risultati di ricerca univoci e utili nella zona top-ranking della SERP facendo accedere a un vero e proprio tesoro informativo… un po’ come Ali Babà riusciva ad avere accesso al tesoro dei 40 ladroni solo conoscendo la parola magica “Apriti Sesamo!” che gli consentiva di aprire la pietra che ostruiva l’accesso alla grotta piena di materiali preziosi. Le parole elevate al rango di !parole chiave Abracadabra dovrebbero essere le parole che, verificata la loro performance sui motori di ricerca di riferimento, aprono un scenario significativo rispetto a un determinato argomento come succede con le cosiddette parole dorks per il reperimento di hack su argomenti tecnici. I vantaggi principali sono quelli di avere un nuovo meccanismo gergale-sintattico che permetta di rendere maggiormente efficace la sintetica comunicazione digitale. L’organizzazione di basi dati di conoscenza basate su elementi !abracadbra secondo un approccio di sinergia fra !theasauri e lo strumento !Dizionario potrebbe essere valorizzato ipotizzando una nuova sperimentazione di interfaccia per i motori di ricerca in cui gli utenti che utilizzano lo stesso !elemento Abracadabra possano chattare in tempo reale affinando la propria ricerca e portando così l’attitudine social nella !UX della ricerca online. Potete immaginare l’utilizzo dell’elemento !abracadbra in sinergia con gli altri elementi @ e # nel seguente ipotetico post alla twitter:
@FerryByte su http://scaccoalweb.dotblog.it ci ricorda l’utilità delle tecniche di !eyetracking per risolvere il problema della #usabilità delle interfacce
(…dunque vi è una identità che interviene su un topic molto dibattuto in Rete fra gli addetti ai lavori comunicandoci una parola chiave che se utilizzata come query di ricerca apre uno scenario di conoscenze indispensabili di approfondimento in merito…)

SERVIZI ABRACADABRA

In stile Abracadabra il servizio bitly consente di accorciare le url scegliendo il termine accorciato in maniera significativa (in pratica un Url Abacadabra) così come il servizio di localizzazione geografica what3words.com che propone l’utilizzo di una combinazione triplice di parole comuni in alternativa ai complicati indirizzi di geolocalizzazione comunemente utilizzati. Peraltro sono molte le app che devono il lotr successo alla reperibilità dell’informazione tramite l’utilizzo di parole chiave significative: basti pensare a !Shazam che deve il suo successo al processo di assegnare un titolo a un motivo musicale appagante per una sua successiva comoda reperibilità. Altra fantastica soluzione in stile abracadabra l’app-social-Web iNaturalist che mi consente attraverso un’efficace procedura di !Reverse Image Search di riconoscere le specie viventi fotografate durante un’escursione naturalistica.

Contenuti

STORYTELLING

Le parole sono importanti perché alle parole si associano suoni, idee, significati, novità, e interessi per cui le offerte comunicative siano esse culturali o commerciali sono ricordate, comunicate, reperite e rappresentate dalle parole rispettando principi e opportunità della sinestesia che chiama in causa altre opportunità percettive come quelle dell’odorato: la sfida attuale per un copywriter del digitale è quella di realizzare dei contenuti interessanti, intriganti, originali e correttamente strutturati ma che riescano al tempo stesso a proporsi come elemento strategico ricorrente nell’emergente quadro della comunicazione cross-mediale. I contenuti per il Web e la comunicazione digitale necessitano di un’adeguata preparazione scolastica capace di supportare un processo creativo stimolato da idee, creatività, e momenti di analisi il cui output finale deve essere un racconto testuale o multimediale capace di attirare l’interesse, coinvolgere il lettore e magari trasformarlo in soggetto attivo (ah! l’interazione d’Internet…). Per chi ha avuto difficoltà nel proprio percorso scolastico risulta preziosissima una risorsa come il mestiere di scrivere che ha un occhio di riguardo alla comunicazione digitale ma sempre in diretto contatto con la propria tradizione linguistica. Content is the king recita un vecchio adagio perché un buon copywriter e un buon creativo coordinato da un project manager possibilmente non presuntuoso possono ottenere grandi risultati producendo contenuti interessanti e che, in un’ottica !call to action, chiamino all’azione: individuare un brand originale, con un buon appealing, capace di comunicare messaggi efficaci (siano essi aziendali o istituzionali), mnemonico, abbinato opportunamente con il relativo dominio Web di riferimento o con altri vettori comunicativi strategici (vedi #topics o #hashtag che dir si voglia), e magari tutto ciò in sinergia con il suo !payoff (slogan comunicativo) è l’indispensabile base di partenza per qualsivoglia campagna comunicativa. Poi, e di conseguenza, vengono i contenuti che devono essere anch’essi originali e interessanti, ben scritti e ben pensati, in sintonia con l’interesse del lettore (alias !target di riferimento) e i suoi interessi emergenti. Quali parole scegliere? Quante parole utilizzare? Sempre meno… perché vi è una tendenza e una richiesta sempre maggiore d’informazione frammentata! Se per un instant-book – strumento comunicativo che impone dei tempi di utilizzo decisamente più lunghi (ergo interessanti) all’utente finale se confrontato con il Web o le app… – bisogna ora ipotizzare non più di 40-70 mila battute il problema non è tanto domandarsi quante parole (vi possono essere target specifici che gradiscono magari leggere molte parole) ma quali parole utilizzare. Le parole sono poi maggiormente strategiche se collocate-utilizzate in punti precisi della propria comunicazione istituzionale o aziendale. È il caso del brand che deve essere necessariamente originale non fosse altro per motivi di tutela dei marchi ma anche possibilmente facile da memorizzare e comunicare (magari anche a voce quando utilizziamo lo smartphone), il pay-off (slogan o motto comunicativo) che deve avere un qualche nesso logico con il brand ma soprattutto deve essere chiaro, efficace e convincente; per finire il dominio web che può essere anche un connubio delle parole utilizzate nel brand e nel pay-off o anche un mix fra brand e parole chiave strategiche.

FACT CHECKING

Per chi invece è interessato a valutare la bontà e l’attendibilità di quanto si trova sul Web deve studiarsi le procedure di verifica in inglese proposte dal Verification Handbook o magari avvalersi di apposite piattaforme di fact checking rivolte ad analizzare la plausibilità di opinioni politiche o letture di fatti di cronaca. La verifica CHI DICE COSA di un frammento d’informazione reperito in Rete passa necessariamente dalla valutazione critica personale della fonte di riferimento ma anche da un’ipotetica e preziosa verifica collettiva da parte di una community avente una discreta quantità di partecipanti e presumibilmente, a loro volta, autorevoli.

DATA JOURNALISM

Un particolare filone di giornalismo emergente è il !Data Journalism capace di trasformare dati statistici disponibili pubblicamente – quindi Open Data – in infogrammi tramite servizi online relativamente facili da utilizzare come Datawrapper oppure RAW o l’immancabile servizio specifico offerto da Google Journalist Studio. Oltre alla succitata possibilità di costruire narrazioni da oramai sempre più numerosi base dati di Open Data. Gli strumenti di cui sopra producano come risultato finale delle !infografiche ovvero un output informativo particolarmente apprezzato dall’utenza finale sempre più impegnata in stili di letture sintetiche, compulsive e frammentate. Per la realizzazione d’infografiche partendo da semplici pensieri e parole autoprodotte risultano utili strumenti online come easely oppure Piktochart.

CONTENUTI ACCESSIBILI

Per quanto riguarda la definizione di un protocollo di contenuti redazionali accessibili è ipotizzabile adottare i seguenti accorgimenti… Immagini ed elementi multimediali : uno degli aspetti più importanti da ricordare è quello che l’utenza non vedente riesce a percepire in maniera corretta e trasparente solo quello che lo screen-reader riesce ad analizzare come solo-testo dunque è molto importante che se si introduce un’immagine o altro elemento multimediale che ha una comunicazione significativa la stessa informazione-comunicazione deve essere riportata anche nel testo (esempio: immagine che riporta gli orari di accesso a un teatro). Testo più comprensibile possibile: un articolo accessibile deve essere inteso anche come un articolo che sia più facilmente interpretabile da una serie di persone disabili di riferimento come disabili cognitivi, sordi e dislessici. Da questo punto di vista è importante… spiegare tutti gli acronimi, inglesismi, termini tecnici riportanti nell’articolo; utilizzare frasi quanto più brevi possibili; non realizzare paragrafi troppo lunghi ma suddividerli in blocchi di testo; preferire il grassetto rispetto al corsivo per evidenziare del testo; privilegiare la formattazione con bandiera a sinistra; non fare copia ed incolla di testo copiato direttamente da software complessi (ad esempio Word) o da contesti complessi (ad esempi altre pagine Web) ma prima incollando su un software semplice come un editor-di testo che elimina caratteri di formattazione che possono compromettere la qualità del codice; gli elenchi numerati e non numerati sono molto utili per chiarire un eventuale elenco degli argomenti; in caso di concetti particolarmente complessi allegare immagini esplicative per chiarire il concetto riportato nel testo; realizzare testo dei link significativo e non ad esempio: “clicca qui”. Quando si realizza un documento stile Office-Word oltre che a rispettare tutti i suggerimenti di cui sopra – dove applicabili e da integrare con altri accorgimenti utili all’accessibilità come ad esempio l’utilizzo di font senza grazie Arial oppure Verdana, impostazione della lingua utilizzata, utilizzazione di sommari – è importante realizzare dei documenti correttamente strutturati gestendo da appositi menù Stili e formattazione. La formattazione di tutti gli elementi del documento deve essere strutturalmente corretta, quindi ad esempio, se faccio un titolo non lo marco singolarmente come centrato-grassetto-font_tal_di_tale-ecc. ma ci applico un titolo1 o un titolo3 a seconda dell’importanza-gerarchia del titolo da introdurre. Stessa cosa per didascalie, note eccetera. Se la realizzazione dello stesso documento deve servire per esportare in PDF ricordarsi di selezionare l’opzione PDF con tag (se l’opzione è disponibile nella versione del software in utilizzo…). Se ci troviamo di fronte all’impossibilità di evitare la produzione di un PDF in modalità grafica allora lo stesso documento PDF-Grafico deve essere elencato e descritto (pur sommariamente) da apposita nota testuale. Nell’esportazione del documento ricordarsi di limitare più possibile le sue dimensioni quindi eventualmente utilizzare funzioni di compressioni di immagini per loro natura troppo pesanti in origine.

Inclusive Design Toolkit

Il Web come matrice comune della comunicazione digitale e i suoi codici come indispensabili regie di controllo per progettare interfacce inclusive che permettano un’efficace comunicazione cross-mediale a utenti umani ma anche artificiali: non ci credi? Prova a cimentarti allora con lo SGRUNT! TEST

Html, Css e javaScript

La ragnatela ipertestuale disegnata dai linguaggi html-css-javaScript nota come Web è un ambiente informativo e comunicativo che si basa su meccanismi d’interazioni bidirezionali di tipo client-server grazie al quale è possibile una relazione comunicativa con l’ambiente informativo circostante. I comandi di Rete !ping, !whois e !traceroute risultano utili per capire alcuni parametri d’identificazione e stato di salute di un sito Web in Internet come nodo di una Rete molto complessa a cui un client browser (Firefox ad esempio) può così accedere navigando fra infiniti nodi informativi ospitati su server Web e collegati fra loro attraverso appositi collegamenti (link il cui stato di salute è sempre doveroso monitorare). Il Web quindi come linguaggio ipertestuale la cui struttura, forma estetica e funzione sono comandati rispettivamente da appositi linguaggi di editing e sviluppo quali html, css e javascript. Dunque i linguaggi per realizzare le pagine Web si suddividono essenzialmente in tre filoni principali: il markup strutturale (ad esempio html5) il quale deve cercare di dare maggior senso e significato possibile alla strutturazione – quindi semantica – di una pagina Web, il codice che imposta il layout e la formattazione grafica attraverso fogli di stile (css) e il codice come javascript-DOM che determina le possibili fruizioni interattive con i contenuti di un sito Web magari attingendo dinamicamente ad un apposito database (ad esempio mysql) con apposite chiamate al server Web (ad esempio tramite php). In questo contesto è importante capire l’importanza del !markup strutturale non solo come linguaggio di editing per strutturare il Web ma come esempio di linguaggio di marcatura i cui principi si riverberano in tutte le principali forme di linguaggi che stanno alla base della strutturazione di qualsiasi linguaggio di comunicazione digitale. ML sta per markup language e indica tutti quei linguaggi che rispettano una determinata sintassi (regole) per essere correttamente interpretati (parsing). Il linguaggio xml è come si vede un linguaggio di marcatura preceduto dalla lettera X che indica una esigenza di rispetto delle regole superiore alla media dei comuni linguaggi di marcatura fra cui la necessità di chiudere sempre i marcatori, distinguere fra minuscole e maiuscole e inserire i valori degli attributi del marcatore fra virgolette “”. Il linguaggio xhtml è dunque un linguaggio html con forti esigenze di rispetto di alcune regole (sintattiche) mentre l’html5 è l’evoluzione ultima dell’html e anche il linguaggio che ha meno esigenze di rispetto di alcune regole e quindi anche il più semplice da comprendere e utilizzare. L’html è un linguaggio di editing per la definizione della struttura dei contenuti di un sito web. I marcatori del linguaggio detti anche tag si riconoscono per essere compresi fra i segni di maggiore e minore e applicano il loro marcamento strutturale a tutto ciò a cui sono associati (testo o elementi multimediali) fino a quando non vengono chiusi con la ripetizione del loro nome arricchita dal segno dello slash oppure perché subentra un altro marcatore (alcuni marcatori importanti come img non necessitano di essere chiusi dalla ripetizione del loro nome preceduto da slash e dunque si usa chiuderli alla maniera xhtml con spazio e slash prima del segno di maggiore). I marcatori possono avere degli attributi a loro volta contraddistinti da un valore (che contribuiscono a definire funzionalità e semantica dell’elemento marcato) e devono rispettare il principio di una corretta nidificazione.

<a href="http://www.strano.net">link <mark>importante</mark></a>

link importante
I principali marcatori di una pagina web sono: doctype (tipologia della grammatica formale adottata); html (il tag che definisce un documento html); head (la sezione del documento html che raccoglie le meta-informazioni ovvero le informazioni che recensiscono il sito web ma anche elementi che determinano la funzionalità e l’estetica della pagina Web come script e fogli stile);< title (il titolo che recensisce la pagina web); meta (marcatori di descrizione della pagina o del sito web e delle sue caratteristiche ivi compresa la codifica dei caratteri); body (sezione del file html in cui vi sono i veri e propri contenuti della pagina web); h (marcatore che identifica secondo una gerarchia da 1 a 6 le sezioni principali di un documento Web); div (marcatore che identifica le singole sezioni di un documento Web);
p (marcatore che identifica i paragrafi, nota bene: molti marcatori sono iniziali del corrispondente termine in inglese e in questo caso paragraph); img (marcatore che identifica una immagine, molti importanti i relativi attributi src ed alt che corrispondono rispettivamente all’indirizzo relativo o assoluto della risorsa immagine e alla sua alternativa testuale);
a (marcatore che identifica un collegamento o link, molto importante il suo attributo href che ne identifica la url a cui è associato).
!CSS (Cascading Style Sheets) – fogli di stile a cascata – è una tecnica che consente d’introdurre efficacemente ed economicamente (nel senso di razionalizzazione delle energie a disposizione) degli elementi di stile (formattazione grafica o layout che dir si voglia). Una delle caratteristiche funzionali più importanti dei CSS è la cosiddetta ereditarietà ovvero la possibilità che ha l’elemento figlio di ereditare indicazioni di formattazione grafica dall’elemento padre. CSS (similmente all’html) è un linguaggio di editing che può essere associato in tre maniere diverse: tramite uno stile in linea è possibile determinare lo stile di un singolo elemento della pagina web, con lo stile incorporato lo stile di una singola pagina Web mentre con lo stile collegato si può virtualmente determinare lo stile di un intero sito Web: l’efficienza e la comodità dei css risiedono infatti anche nella possibilità di comandare lo stile di più elementi e di più pagine web facendo riferimento a una unica regia di stile determinando un notevole risparmio in termini di codice e banda.

  1. stile in linea
    <p style="color: white; background: black;">Sezione testo colore bianco su sfondo nero</p>Sezione testo colore bianco su sfondo nero
  2. stile incorporato
    <html> <head> <title>Inserire i fogli di stile in un documento</title>
    <style type="text/css">
    h6 {color: white; }
    </style>
    </head> <body>
  3. stile collegato
    <html> <head> <title>Inserire i fogli di stile in un documento come file di testo collegato di tipo css</title>
    <link rel="stylesheet" type="text/css" href="../stile.css">
    </head> <body>

Sebbene i fogli stile siano una tecnica MOLTO complessa da padroneggiare alcune sue regole base sono relativamente semplici e il funzionamento base dei css è un tipo di know-how indispensabile per chiunque ha necessità di rapportarsi a vario livello rispetto alla progettazione Web.
Le regole dei fogli stile si applicano a !selettori e marcatori attraverso una cosiddetta !dichiarazione di stile contenente proprietà e valori e quindi il loro funzionamento è inscindibile dalla marcatura di tipo html. Gli elementi a cui si applicano gli stili possono essere cosiddetti di blocco ovvero che si estendono per intero in larghezza (ad esempio come p, table, div, h1 e h2) oppure in linea ovvero che condividono la loro posizione orizzontalmente con altri elementi (ad esempio a, img, span o mark). Similmente ai marcatori html i fogli stile sono caratterizzati da selettori a cui possono essere associate delle proprietà a cui a loro volta possono essere associati dei valori come si può evincere dagli esempi di cui sopra.
I selettori associati a un determinato marcatore ereditano le proprietà dai marcatori nel quale è eventualmente nidificato attraverso regole ben precise: per poter attribuire con precisione determinate proprietà di formattazione grafica a dei marcatori gli stessi possono essere identificati in maniera univoca tramite un identificativo (ID) oppure accorpati in classi (CLASS). L’identificativo ID è particolarmente importante in quanto a esso può essere associato non solo un determinato foglio stile ma anche un punto di ancoraggio (stile attributo name), una funzionalità javascript, un elemento dichiarato object oppure per l’identificazione di campi nel caso di estrazioni di dati per un database. Il selettore id viene richiamato dal simbolo speciale # nella dichiarazione di stile e si applica a un solo elemento della pagina web, il selettore class viene richiamato dal simbolo . nella dichiarazione di stile e si può applicare a più selettori o marcatori associati alla relativa classe: id e class sono assegnati tramite gli omonimi attributi.

<p class="paragrafo">
<p class="paragrafo">
.paragrafo {color:white; font-weight:bold;}
<p id="titolo">
#titolo {color: blue;}
Le proprietà per organizzare il layout di un sito Web tramite CSS sono tantissime ma vale la pena ricordare quelle afferenti al concetto di !box model, la proprietà display che può determinare il comportamento di blocco o in linea di un elemento così come la proprietà float che determina la possibilità di far fluttuare a destra o a sinistra un elemento rispetto al contenitore corrispondente.

TAG ANALYSIS

Molte organizzazioni come Mozilla mettono a disposizione strumenti e tutorial per una corretta gestione e progettazione del Web al fine di un corretto rendering della comunicazione digitale. Alcune funzioni integrate nei browser come Firefox del tipo ispeziona-analizza elemento – attivabili come diverse altre funzioni con il click destro del mouse – sono potenti analizzatori dello stato di qualità del codice markup html e relativo stile con i quali sperimentare possibili cambiamenti immediatamente visualizzabili sul !Rendering Web del browser in azione. In particolare risultano particolarmente utili le funzioni come lo strumento di analisi rete Network Monitor capace di effettuare l’analisi degli elementi componenti la pagina Web (peso compreso). Il concetto che sta alla base di questi strumenti è che il codice html ma ancor più quello css-javascript può essere valutato ma anche manipolato con effetti diretti sul rendering della pagina Web aperta sul proprio browser e questo inerente a qualsiasi contenuto prodotto da codice html-css-javascript. L’utilizzo di validatori e plugin come Web Developer può semplificare il lavoro di molti webmaster che possono beneficiare anche di molti strumenti di validazione online per html, css, feed e link (dati strutturati compresi). Con l’avvento dell’html5 sono comparsi molti altri marcatori orientati a classificare in maniera migliore il documento sotto un profilo semantico ad uso e consumo dei motori di ricerca e di ogni altro motore di rendering della pagina web: header, nav, footer, section, article, aside, figure, address, video, audio, ecc.

WEB PUBLISHING

Esistono vari approcci alla realizzazione di codice Web: uno dei più diffusi è quello di utilizzare strumenti come i cms – come è il caso del popolarissimo WordPress – essendo corredati di plugin per qualsiasi funzionalità immaginabile. Si spazia dunque dal poter pubblicare su Codeberg un semplice prototipo realizzato manualmente, utilizzare opportunità molto semplici di editing web grazie ad esempio a WordPress oppure Wix, fino ad alcuni servizi di free hosting come l’internazionale NetSons che offre la possibilità di testare immediatamente l’operatività di quanto progettato adoperando strumenti fondamentali come lo strumento di trasferimento file FTP come !Filezilla od altri ben più complessi e messi a disposizione normalmente da un servizio di host. Ciò detto, realizzare una pagina html con solo editor di testo vecchia maniera come BlueFish oppure l’innovativo Visual Studio Code utilizzando i principali !marcatori tag rimane un esercizio fondamentale per imparare a rispettare delle regole di buona scrittura come quelle di non usare lettere maiuscole, spazi e simboli speciali nella definizione dei nomi di file. E’ inoltre indispensabile prendere coscienza del posizionamento delle risorse chiamate in causa dal codice html realizzato che può essere relativo a: risorse online contraddistinte dal protocollo http; risorse presenti sulla stessa cartella dei file html; risorse presenti su una sotto-cartella evocabili tramite dir/nome_file; risorse presenti su una cartella di livello superiore alla propria evocabili tramite nome_file

TESTS

Sperimentazioni utili possono essere portate avanti sulla pratica piattaforma di test codice online CODEPEN tenendo presente la vulcanica evoluzione dei css.

inclusive Design

La prima priorità di uno sviluppatore Web dovrebbe essere quella di sviluppare codice accessibile ovvero interfacce digitali che sappiano soddisfare anche le esigenze delle persone con disabilità tenendo presente tutti i suggerimenti del cosiddetto inclusive Design (considerando quindi contesti, relazioni sociali, disabilità temporanee) e preparandosi a rapportarsi con specifiche soluzioni per ambiti specifici come quello dell’animazione digitale. Uno dei portali più chiari per approcciarsi alla complessa tematica dell’accessibilità Web è quella della fondazione Mozilla anche per cercare di rispettare le raccomandazioni internazionali note come WCAG la cui versione 2.1 è adottata come riferimento tecnico anche dalla PA italiana e comprendere alcune complesse ma utili opportunità come le Accessible Rich Internet Applications (ARIA).

VALIDATORI

Grazie ai browser Chrome e Firefox è possibile usufruire di appositi tool di audit in tema di accessibilità Web grazie alle funzioni d’ispeziona-analizza elemento e capaci di svolgere analisi e verifiche molto raffinate. Per una veloce verifica dell’accessibilità di un sito Web si può fare riferimento a un’ampia gamma di !Validatori incapaci, in quanto automatismi, di sostituire un’efficace analisi manuale di verifica dei corretti valori e contenuti semantici a codice magari realizzato in maniera formalmente corretta ma comunque utilissimi per accelerare il lavoro di verifica: fra i tanti a disposizione l’autorevolissimo Wave e l’innovativo Accessibility Insights for Web considerando che i controlli possono essere variamente utili rispetto al target specifico di disabilità di riferimento o della normativa di riferimento per ora sommariamente riconducibili tutte al livello WCAG 2.0 doppia A mentre per il livello 2.1 preso come riferimento attuale a livello internazionale sono interessanti i riferimenti tecnici di validazione dell’Accessibility testing guide di Anika Henke. Per chi ha il compito di analizzare manualmente una pagina Web sotto il profilo dell’accessibilità oltre alle procedure e strumenti già citati vale la pena sottolineare l’add-on multipiattaforma Web Developer così come appositi accorgimenti e procedure per cms popolari come WordPress. La questione dell’interpretazione dei colori (ai quali assolutamente non assegnare in maniera esclusiva valore informativo) può essere gestita a livello di codice in maniera agevole affidandosi al WebAIM Contrast Checker mentre per i documenti PDF risulta molto utile il Tingtun Checker dell’European Internet Inclusion Initiative.

Anche la validazione formale del codice viene considerata una buona premessa per un sito Web accessibile e soprattutto adatto a essere ben interpretato da ausili vari mentre le esigenze di codice accessibile possono essere agevolmente controllate a livello di scanning di un intero sito Web dal validatore di accessibilità di PowerMapper.

NON VEDENTI

Le persone non vedenti recepiscono il Web in maniera linearizzata (un elemento in successione all’altro) e facendo riferimento principalmente ai contenuti testuali con determinati accorgimenti: assegnare testo significativo a tutti i tipi di !alternative testuali come il comune attributo alt per i marcatori d’immagine img (in ambito social tramite interfaccia utente sia per Facebook così come per Twitter ad esempio);
la possibilità di accedere da tastiera ai vari oggetti e collegamenti della pagina Web anche attraverso scorciatoie da tastiera è particolarmente apprezzata da diversi utenti non vedenti e quindi è opportuno fornire la mappatura dei vari attributi accesskey applicati ai vari link interni tramite marcatori a (magari privilegiando valori numerici in quanto spesso le combinazioni con lettere sono già occupate);
permettere di fa saltare elementi ricorsivi e ridondanti come menù e barre di navigazione andando direttamente ai contenuti della pagina attraverso link interni appositi in particolare per siti Web molto complessi;
permettere una lettura efficace della pagina Web anche a livello di anteprima grazie a collegamenti con testo significativo anche se letto fuori dal contesto generale e in successione (ad esempio: non usare clicca qui) e l’utilizzo di elementi strutturali di tipo h;
assegnare corretti e appropriati tag di titolazione (il marcatore title compreso nel marcatore head) alle pagine Web;
è necessario attribuire il corretto valore di lingua (ad esempio it nel caso di pagina Web in lingua italiana) tramite attributo lang al fine di agevolare la pronuncia della pagina Web in maniera corretta allo !screenreader;
trattare opportunamente le tabelle dati con relativi marcatori e attributi summary, scope ed id al fine di agevolare la lettura delle medesime e far identificare i dati da incrociare;
rispettare un’apposita checklist per i documenti office; preoccuparsi di assegnare l’attributo controls ai marcatori audio e video in maniera tale da garantire la disponibilità dei controlli sull’oggetto audio o video da usufruire.

SORDI

Le persone con disabilità acustiche gravi possono trarre beneficio da meccanismi di sottotitolazione grazie anche allo standard Web Video Text Tracks da applicare tramite opportuno codice di markup capace anche di offrire la sottotitolazione in maniera plurilingue:
<video src="video_da_sottotitolare.ogv">
<track kind="subtitles" src="sottotitoli-it.vtt" srclang="it" label="italiano" default>
<track kind="subtitles" src="sottotitoli-en.vtt" srclang="en" label="english">
</video>

Esempio di WebVTT: [idstring] [hh:]mm:ss.msmsms --> [hh:]mm:ss.msmsms [cue settings] Text string Cue-8 00:00:52.000 --> 00:00:54.000 <v Emo>I don't think so. <c.question>You?</c></v>
Cue-9 00:00:55.167 --> 00:00:57.042 <v Proog>I'm Ok.</v>

Ovviamente sono disponibili servizi online ma anche software per poter produrre più agevolmente sottotitoli formato vtt incluso. Particolarmente interessanti le soluzioni open source a tal proposito come vosk.

SOLUZIONI

Anche i CSS possono venire in aiuto all’accessibilità ricordandosi di utilizzarli in alternativa ad alt null per immagini non significative, abbinando la pseudoclasse focus per una corretta rappresentazione ed interazione dei link. Alcuni prodotti dell’informazione e della comunicazione digitale necessitano di particolari accorgimenti per cercare di renderli più accessibili possibili: è il caso dei moduli (form), delle immagini realizzate tramite codice SVG oppure dei documenti ben formati per la produzione di pdf accessibili così come per gli ebook (libri elettronici) realizzabili secondo lo standard più recente !ePub(3) consentendo fruizioni come l’audio-testo sincronizzato tramite il linguaggio SMIL: applicazioni realizzate in html5 con le specifiche di tipo ARIA applicabili a tanti elementi-funzionalità di un’interfaccia Web. Le cosiddette !WAI-ARIA creano una serie di estensioni del linguaggio html rendendo consapevoli i browser e le relative tecnologie assistive del contenuto interattivo attraverso degli attributi-funzioni di tipo role a loro volta con specifici states: il tutto ravvisabile tramite l’accessibility tree del document object model visualizzabile attraverso ispeziona-analizza elemento accessibile di qualsiasi browser ed eventualmente condizionabile con interventi css-javascript. Content Management System come Drupal, implementato da molte pubbliche amministrazioni per la sua efficace architettura informativa e la sua natura Open Source, prevedono l’utilizzo di appositi moduli per facilitare l’implementazione di soluzioni di accessibilità.

APP

Discorso a parte meritano case history e suggerimenti di sviluppo per videogiochi nonché strumenti di analisi ed accorgimenti per le app che essendo software realizzato per svolgere in maniera ottimizzata una solo funzione specifica è spesso apprezzato da utenza disabile proprio per la sua natura intrinseca di offerta di servizio semplificato: indicazioni pratiche particolarmente utili ed importanti per una corretta interazione con gli ausili come gli screen-reader ricordandosi che esistano delle indicazioni valide multi-piattaforma come quella di definire la larghezza di elementi touch fra 7 e 10 mm. Lo screen-reader Voice Over per iOS per interpretare correttamente un elemento dell’interfaccia deve poter essere in grado di ricevere informazioni circa la posizione dell’elemento sullo schermo, nome, comportamento, valore e tipo. L’accessibilità delle app su iOS è garantita attraverso la gestione di etichette (labels) descrittive, tratti (traits) di accessibilità comprensivi di stato-comportamento-utilizzo di un elemento da rendere accessibile, esclamazioni (hints) che descrivano i risultati di un’azione, il frame che identifica le dimensioni e il posizionamento nello schermo dell’elemento da rendere accessibile, il valore (effettivo) eventualmente necessario per definire un elemento e la sua funzionalità.
Accessibility Inspector è lo strumento di analisi ver verificare l’accessibilità di app iOS. Per quanto riguarda il mondo Android la filosofia d’intervento per accontentare lo screen reader TalkBack è simile: ad esempio per aggiungere testo descrittivo agli elementi di controllo dell’interfaccia è possibile utilizzare l’attributo android:contentDescription nel flusso strutturale XML facendo particolare attenzione alla necessità di applicarlo a ImageButton, ImageView e CheckBox. Ancora, la necessità di agevolare il focus degli elementi è necessario, ad esempio, controllare l’assegnazione del valore true all’attributo android:focusable o metodo equivalente e se necessario regolando l’ordinamento del focus tramite appositi attributi. Alcune visualizzazioni specifiche di app Android necessitano di essere popolate di AccessibilityEvent per essere rese accessibili mentre soluzioni specifiche sono previste per situazioni complesse come visualizzazioni di moduli facenti parte di oggetti complessi (calendari).
Accessibility Scanner è lo strumento di analisi ver verificare l’accessibilità di app Android

comunicazione cross media

DESIGN ADATTIVO

La necessità di realizzare un !Design Adattivo quindi di tipo responsive e quindi rispettoso delle mutevoli esigenze dei vari media,device mobili in primis, secondo la filosofia di design !Mobile First è in sinergia con un approccio progettuale di tipo !Cross Mediale indispensabile considerando le connessioni fra i vari media e quindi approfittando dei vari accogimenti css responsive come grid flexbox e media query. L’utente finale interagisce con i contenuti in una sempre più complessa filiera della comunicazione digitale caratterizzata da utilizzi sequenziali ma anche complementari del messaggio digitale proposto attraverso dispositivi di vario tipo anche se sta diventando sempre più centrale il ruolo dello smartphone.

RESPONSIVE DESIGN

Grazie al markup html5 ed in abbinamento con javascript ed i fogli stile è possibile implementare delle funzioni una volta impensabili come la capacità di fruizione offline di un sito Web, di organizzazione semantica dell’informazione rappresentata oppure di realizzazione di effetti grafici molto performanti che possono ben adattarsi a diversi dispositivi come nel caso delle immagini di tipo SVG; tutto ciò risulta molto utile per realizzare un sito Web che si adatti alle variegate esigenze di localizzazione dei dispositivi che vi accedono – smartphone, tablet, laptop e desktop, Samrt TV e console di gioco. Si parla dunque di responsive design o !design adattivo nel caso in cui si riesca a soddisfare le necessità di device con diverse dimensioni e risoluzioni dello schermo ma anche con diverse tipologie e funzionalità delle periferiche collegate al dispositivo in esame (presenza o meno del mouse e quindi funzionalità o meno di mouseover, presenza o meno della funzione touch e quindi possibilità o meno delle gesture multitouch, eccetera). Il concetto dunque di progressive enhancement (html-struttura css-stile javascript-funzionamento) viene esaltato tramite un web design adattivo sfruttando le potenzialità dei fogli stile per offrire layout diversi ed apposite librerie javascript per adattarsi efficacemente alle diverse funzionalità ed esigenze dei diversi dispositivi digitali. Alcune categorie di device esigono codice ben strutturato e performante ma anche accorgimenti di layout ben specifici: è il caso dei dispositivi mobili (ad esempio i device supportati da sistema operativo iOS) che sicuramente necessitano di colori cosiddetti web safe, forti contrasti, informazione essenziale e leggera, layout e meccanismi di navigazione semplificati. Un accorgimento essenziale da adottare per un codice che ci si aspetti sia ben performante su smartphone e altri dispositivi mobili è l’adozione del viewport settandolo alla larghezza del dispositivo, ad esempio:
<meta name="viewport" content="width=device-width" />
La viewport o area visibile non è normalmente presa in considerazione dai browser deskptop in quanto determinata dalla dimensione della finestra di visualizzazione della pagina Web visualizzata. Le media queries sono delle importanti specifiche dei fogli stile di tipo CSS3 che hanno l’ambizione di fornire un design di tipo diverso relativamente ai diversi media che usufruiscano di una pagina Web (responsive design). Alcune funzionalità erano già presenti con HTML4 e CSS2 ma ora i Webmaster hanno innumerevoli strumenti in più per indurre un rendering quanto mai performante sui device più diversi da quelli mobili alle Web TV. Le discriminanti possono fare riferimento – ad esempio – al tipo di device (schermo, stampa, eccetera), orientamento del dispositivo (verticale oppure orizzontale) e la risoluzione del medesimo (minima o massima). Ad esempio le !media queries possono risultare utili per specificare fogli stile applicabili a risoluzioni maggiori o minori di una certa dimensione di dispositivi a monitor e a stampa ed al loro orientamento verticale od orizzontale, ad esempio:
@media screen and (min-device-width: 481px) and (max-device-width: 1024px) and (orientation: landscape) { … }
Molto importanti i !breakpoint o punti di rottura ovvero le dimensioni relative alle diverse risoluzioni dei dispositivi per i quali si sta predisponendo un layout ottimale e che, attraverso le media queries determinano aggiustamenti di layout per svariate necessità come ad esempio distanziare adeguatamente link adiacenti per monitor di piccole dimensioni. Ogni dispositivo ha le sue specifiche esigenze tecnologiche ma anche è direttamente connesso a specifiche tipologie di esperienze dell’utenza finale. Prendiamo ad esempio le problematiche dell’emergente Web da salotto… Come sviluppare un sito web conforme alle esigenze delle emergenti !Web TV? L’esempio è emblematico di un dispositivo percepito come moderno ma che in realtà, tuttora, necessita di particolari accortezze: l’utilizzo di dimensioni percentuali e layout fluidi e adattivi grazie anche a css media types e alle css3 media queries per predisporre un formato che si adatti alle estese ma anche mutevoli dimensioni degli schermi delle Web TV, evitare comportamenti orientati all’apertura di nuove finestre e tab; usare font così come icone ben definite e particolarmente performanti anche per un pubblico che le visualizza a una distanza di qualche metro; utilizzare contrasti di colore ben definiti; limitare l’interattività del contenuto con l’utenza finale al minimo così come l’utilizzo di javascript considerando che i dispositivi input risultano ancora problematici per le Web TV ed hanno una capacità di memoria chache minima. Molto interessante il tentativo portato avanti da Google di diffondere una filosofia open di design cross-mediale denominata !Material Design le cui linee guida ambiscono a diventare punto di riferimento comune per tutti gli sviluppatori coinvolti nel design di interfacce digitali. Le linee guida pensate a Mountain View impattano tutti gli argomenti maggiormente strategici del design con particolare riguardo ai principi di accessibilità, usabilità, comunicazione cross-cultural e cross-device: dall’accessibilità dei colori, alla selezione delle icone e loro appropriato utilizzo nelle interfacce digitali.

UIUX DESIGN

In un’ottica di design di una UI per una corretta UX il canonico ed articolato approccio di sviluppo progressivo delle interfacce fino al loro status interattivo di prototipo attraverso wireframe (contenuti e struttura), mockup (layout basato su una corretta impostazione di griglie=gabbie e margini) e relativi !User Flow (schemi e flussi di utilizzo) può avvalersi di strumenti liberamente utilizzabili ed Open Source come Figma cercando di rispettare tutte le esigenze delle !personas coinvolte esprimibili nella filiera di design di un’interfaccia digitale; il tutto possibilmente accompagnato da un’attitudine da designer social capace di collaborare, prototipare e confrontarsi con altri designer magari attraverso apposite piattaforme social come inVISION. Se poi dalla prototipazione si ha il coraggio di passare alla produzione vera e propria (di un’app) è possibile avvalersi di piattorme di sviluppo open source e cross device come Flutter.

TEST

Quale che sia lo specifico obiettivo di un’attività di restyling di un sito Web in senso adattivo è assolutamente importante verificare la qualità del lavoro svolto attraverso una serie di controlli post-produzione al fine di determinare il corretto funzionamento del codice prodotto anche in termini di velocità di !rendering della pagina Web e di sicurezza. I possibili test da eseguire su un sito Web sono innumerevoli – carbon footprint compresa !?! -ma per prima cosa occorre prendere coscienza del corredo tecnologico dell’host in esame (grazie a BuiltWith oppure Wappalyzer) nonché della sua affidabilità di performance nel tempo testando i tempi di risposta tramite traceroute e strumenti di monitoraggio capaci di svelare anche lo stato di propagazione del servizio DNS nel mondo ma soprattutto il controllo dei tempi di risposta da punti geografici rappresentativi dei vari continenti con la possibilità di vedere il contributo di ogni componente della pagina Web e con rendering da browser di tipo diverso magari utilizzando servizi di controllo come GTmetrix capaci di prendere in considerazione diverse metriche di velocità delle pagine Web. Alcuni altri servizi online di analisi arrivano a spingersi su stime di traffico di un sito Web ( !referral compresi) nonché controlli di sicurezza atti a verificare la net reputation di un sito Web in termini di ospitalità di codice malevolo.

Palestre di Design

UxPin è una delle offerte più interessanti in tema di !Design da intendere in senso lato: la collezione di e-book è decisamente da leggere tutta d’un fiato (impossibile…) mentre il fantastico repository Adele ci mette in relazione in modalità Open con autorevoli sistemi di design e relativi pattern grafici liberamente disponibili.

WEB APP

Per questa ragione è strategica l’opportunità offerta dai linguaggi di design del Web per trasformare un sito Web in una !Progressive Web App (magari attraverso l’immancabile plugin per wp). Automatisimi produttivi a parte, è poi doveroso controllare che tutto fili liscio – magari attraverso appositi tool come pwabuilder sviluppato da Microsoft in maniera tale da agevolare una fruizione offline ed all’insegna della massima interoperabilità. Microsoft ha un grande livello di attenzione rispetto alle progressive web app offrendo apposita documentazione e facendo riferimento all’apposito online scanner webhint per valutarne sicurezza, velocità ed accessibilità; il tutto in sinergia con procedure di sviluppo in evoluzione come le !trusted web activities (twa) per diffondere maggiormente l’esperienza utente di tipo web-app. Progettare per un ambiente interattivo vuol dire non solo qualcosa di bello ovvero di esteticamente appagante ma che soprattutto chiami all’azione ovvero che provochi, stimoli un’azione in un’ottica di filosofia di UX denominata !call to action.

Codice internazionale

Le attività di localizzazione ed internazionalizzazione sono spesso identificate con l’acronimo !i18n e sono tutte attività che cercano di andare incontro alle esigenze degli esseri umani in merito alla loro specifica identità linguistica e culturale. Oramai tutte le major del digitale hanno una loro sezione i18n per sviluppatori e fra le varie a disposizione risultano attualmente interessanti quella di Microsoft con indicazioni utili, ad esempio, su formati di carta, numeri, date, ore, indirizzi e numeri di telefono e quella di Google su necessità di orientamenti e identificazioni linguistiche sul Web. Come suggerito opportunamente dalla sezione i18n del W3C Sono molti gli accorgimenti da adottare in questo senso nel codice Web ma anche per altre tipologie di dispositivi tecnologici e comunicativi…

  • dichiarazione della lingua adottata attraverso l’attributo lang;
  • adozione della codifica di caratteri utf-8;
  • assegnazione di un valore RTL all’attributo dir per le lingue lette e scritte da destra a sinistra tenendo presente la possibilità di utilizzare il marcatore bdi per isolare del testo isolato da leggere in direzione opporta al contesto generale;
  • implementazione del marcatore ruby per una migliore presentazione e comprensione delle lingue ideografiche attraverso sovra-titolazioni;
  • rispettare convenzioni locali nella compilazione di moduli online nei campi nomi e cognomi, indirizzi, date e orari rispettando canoni, standard e specifiche locali;
  • implementazione dell’attributo translate da utilizzare perlopiù con valore negativo no al fine di escludere testo che non ha senso di sottoporre a procedure di traduzione (nomi propri, eccetera).
  • implementazione dei corretti attributi !hreflang ai quali assegnare opportuni valori di lingua e volendo di area geografica di appartenenza alle diverse homepage in maniera tale che ci sia una corretta indicizzazione multi-lingue da parte dei motori di ricerca e dunque un’intercettazione dell’utenza finale corretta rispetto alla propria lingua di appartenenza.

La corretta applicazione di codice mark-up, peraltro, non può prescindere – ovviamente – da una conoscenza approfondita della lingua e della cultura di riferimento del contenuto elaborato come ad esempio la necessità di tener presente l’orienntamento da destra verso sinistra non solo per il testo ma anche per alcune icone (freccia con il senso di avanti che diventa da destra a sinistra) e timeline così come per le lingue che non prevedano Maiuscole (cinese, giapponese o koreano) è particolarmente importante distinguere il testo normale dal testo con particolari funzioni o sensi comunicativi così come in alcune culture (Bengali, Marathi, Nepali…) vi è addirittura una rappresentazione diversa dal consueto dei numeri..

ebook formato epub3

eBook Design

I libri elettronici o !eBook sono una grande opportunità comunicativa per coinvolgere in maniera intensa un lettore-utente_finale della comunicazione digitale che è messo nella possibilità di leggere-studiare anche per molte ore o molti giorni un testo o un testo arricchito di elementi multimediali senza necessariamente essere online. !Epub3 è il nuovo formato standard per gli !ebook ed è la migliore dimostrazione di come i linguaggi del Web possono aprire facilmente nuovi scenari di utilizzo interattivo della comunicazione digitale. Proprio a causa della sua struttura di tipo mark-up basato sulle possibilità comunicative dei linguaggi html-css-javascript l’!epub risulta essere particolarmente manipolabile ed adattabile per la comunicazione su Web di illustrazioni, fumetti e più in generale narrativa interattiva oltre che multimediale (ePub3 reader permettendo…).

Esistono molti servizi online così come software open-source per la produzione di ePub multimediali come l’editor multipiattaforma !Sigil oppure la piattaforma di gestione e conversione ebook Calibre particolarmente efficace se si parte da un documento ben formato di tipo .ODT realizzato magari da !Libre Office. In particolare, Sigil è un tool di sviluppo multipiattaforma molto utile per scrivere ex-novo o ancor meglio “aggiustare” file epub: un editor dall’interfaccia friendly e con comandi di menu disponibili in italiano nonché dotato di indispensabili plugin (phyton) per facilitare svariate procedure come, ad esempio, la conversione da epub2 ad epub3. I file epub devono essere file formalmente validi per essere accettati e distribuiti dalle varie biblioteche e piattaforme di utilizzo di ebook come nel caso delle esigenti richieste di Amazon per la pubblicazione di ebook per Kindle. Lo strumento di validazione per eccellenza è l’utility in java EpubCheck di cui esiste una comoda versione GUI.

Grafica Multimediale

Coì come esistono svariate piattaforme online come canva per la produzione di oggetti grafici di varia utilità, così in ambito Open Source ci sono diverse alternative software ai più blasonati e accreditate soluzioni commerciali e che possono risultare particolarmente preziose in ambito di preparazione di oggetti multimediali ed ebook: GIMP ovvero GNU Image Manipulation Program è un ottimo software libero per la manipolazione di immagini raster-bitmap supportato da guide online in italiano e approfondita manualistica di approfondimento (al quale magari affiancare digiKam come Professional Photo Management; Inkscape è l’omologo di Gimp per la grafica vettoriale per il cui apprendimento, come per Gimp, è possibile fare riferimento ad ampie playlist di video-tutorial; come suite libera per documenti office Libre Office supporta oramai diverse procedure di produzione ed innesto di elementi multimediali; Scribus è un programma d’impaginazione professionale e DTP (DeskTop Publishing). Per audio editing multitraccia e multipiattaforma Tenacity è un fork del famoso software di !Audacity. VLC media player è un lettore multimediale gratuito open source multipiattaforma, in grado di riprodurre file audio e video in diversi formati e su vari dispositivi, sviluppato dal progetto VideoLAN.

Font

Lo sviluppo di un libro pur elettronico non può prescindere dai principi base della tipografia cominciando dallo studio dell’anatomia dei !glifi che compongono graficamente un font o tipo di carattere. Come software esistono svariate offerte e multipiattaforma sia per la gestione dei font così come per il loro design come FontForge che ha il vantaggio di contare su una comunità di sviluppo ben attiva oppure BirdFont che vanta un’interfaccia più amichevole e moderna. Alcuni servizi online come online-font-converter risultano utili a livello di interoperabilità tecnologica per le loro capacità di conversione di font in formati diversi compresi i webfont ed i variable fonts: vera e propria novità emergente per cui lo sviluppo è in continua evoluzione ma già esistono svariati repository specifici a disposizione ed esempi applicativi come Roboto Flex.

(A)UX Design

Un corretto approccio (A)UX ovvero Artificial User Experience al design di un’interfaccia digitale per una sua efficace indicizzazione (magari repentina) deve tenere di conto principalmente della corretta organizzazione e presentazione di meta dati, collegamenti logici, elementi strutturali, contenuti ad uso e consumo dei tanti algoritmi dei sistemi di intelligenza artificiale che oramai analizzano ed interpretano le nostre interfacce ed i nostri dati su mandato di svariate tipologie di mediatori digitali come motori di ricerca, social, assistenti vocali, ausili, eccetera ma anche al corretto rapporto fra esigenze umane e capacità di elaborazioni artificiali dei dati così come proposto dalle linee guida People + AI Research (PAIR) – approccio simile a IBM Design for AI… ricordando immancabilmente il computer HAL di 2001 Odissea nello spazio. Chi pensa che l'(AUX) Design sia un approccio futuribile ed avveneristico rispetto a chissà quale improbabile diffusione di bot e robot nella società reale forse dimentica che oramai sono decine di anni che sviluppatori e webmaster sono alle prese con un’indispensabile pratica di design ad uso e consumo degli algoritmi dei motori di ricerca. I !Motori di Ricerca al fine di premiare il posizionamento di una pagina Web sulla SERP (pagina di risultati di ricerca variabile secondo lingua e località di preferenza e verificabile anche tramite ennesimo plugin per chrome) fanno particolarmente attenzione a fattori ambientali come all’ecologia dei link interni ed esterni, alla qualità ed aggiornamento dei contenuti (facendo attenzione all’originalità dei medesimi nonché alla loro leggerezza ed efficacia di presentazione) ma anche a particolari elementi strutturali e meta-descrittivi come url, title, meta description, tag di tipo h, nonché alternative testuali, ed il tutto, ovviamente rispetto a un set di parole chiave da individuare e conseguenti contenuti adiacenti. La strategia più opportuna per rendere visibile un sito Web è quella di individuare e rendere popolari dei termini (lemmi o parole chiave che dir si voglia) al proprio !target di riferimento dopodiché assicurarsi che la propria pagina Web sia sicuramente e costantemente nel tempo reperibile attraverso i termini di reperibilità e rappresentanza ovvero attraverso un’attività di branding. Ovviamente è auspicabile rendersi reperibili anche attraverso parole chiave che sono popolari indipendentemente dalla capacità di diffondere uno specifico termine di reperibilità e rappresentatività del nostro operato. Per affrontare la complessa tematica di realizzare codice search engine friendly è necessario conoscere il funzionamento dei motori di ricerca e, in un certo senso, calarsi nei loro panni utilizzando numerosi tools a disposizione e preparandosi ad affrontare questioni di analisi problematiche come ad esempio l’impatto di javascript sulle dinamiche di indicizzazione. Dunque è importante conoscere a fondo il significato di query speciali (una su tutte site:) ma anche capire come viene interpretata una pagina web accedendo alla !cache (solo testo) del motore di ricerca controllando anche la qualità di comunicazione browser-server tramite gli status code degli header e ponendo attenzione alla qualità dei link e della navigazione nei minimi particolari !pagina 404 inclusa. Google fornisce molta manualistica a riguardo ed anche diversi strumenti di controllo per verifiche di qualità tutte verificabili attraverso !Webmaster Tool oppure come denominato da Google !Search Console eventualmente potenziabili dallo strumento di ahrefs: possibilità di rappresentazione attraverso risultati multimediali; test di usabilità mobile; controllo della velocità delle pagine nonché cosiddetti segnali e metriche Web vitals ovviamente influenzati anche dalla qualità del tema che si sceglie.
Fondamentale indirizzare lo spider del motore di ricerca (detto anche crawler o bot) verso contenuti originali o canonici) agevolando l’opera di indicizzazione attraverso apposite sitemap generabili per comodità tramite appositi !sitemap generator. Ancor più strategico l’utilizzo di strumenti quali il redirect 301 eventualmente configurabile tramite il file di testo >.htaccess per collegare vecchi contenuti-indirizzi a nuovi. Non bisogna poi dimenticare che tutti i crawler come i browser ricevono prima il codice sorgente (visualizzabile tramite visualizza sorgente) per poi realizzare il cosidetto rendering del medesimo tramite lo sviluppo del Document Object Model (visualizzabile attraverso ispezione-analizza elemento) e che in alcuni casi (ad esempio one page ricche di jacvascritp) può risultare necessario adottare apposite tecniche di dynamic rendering per accontentare le esigenze di indicizzazione dei crawler dei motori di ricerca. Tutti gli accorgimenti e le procedure di cui sopra sono valutabili e configurabili tramite gli oramai indispensabili !Webmaster Tool che qualsivoglia motore di ricerca – Google in primis con la sua Search Console – oramai mettono a disposizione. Nel caso di siti Web realizzati tramite cms come WordPress possono tornare comodi specifici plugin come l’inossidabile yoast. Molto importante anche far comprendere ai motori di ricerca la diversità linguistica di un sito Web attraverso il corretto utilizzo degli attributi !hreflang e relativi valori linguistici e geografici. Molti lavori di analisi a cominciare dalla strategica evidenziazione dei backlink possono poi essere semplificati attraverso il software multipiattaforma Screaming Frog per finalità di indexing; servizi online come il semisconosciuto ma efficacissimo Meta Forensics; altri plugin come SEO Minion ma anche Checkbot per analisi tecnica SEO-OnSite di più pagine e per finire Simplescraper per attività di estrazione dati e relativa schematizzazione. Oramai Google e compagnia incidono così tanto sulla creazione di sotto-linguaggi e pseudo-standard in tema di linguaggi di marcatura che diventano utili plugin come tag assistant che valida e verifica la bontà del codice prodotto relativamente alle esigenze di marcatura e interazione dei vari servizi di editing and analytics gestibili tramite il sorprendente Google Tag Manager: tutte problematiche molto complesse e in divenire seguite molto bene dall’innovativa #SEOFOMO Newsletter.

Knowledge Graph Engineering

Al fine di rendere maggiormente significativi i contenuti testuali agli occhi dei motori di ricerca è possibile, in pieno stile html5, strutturare i contenuti attraverso appositi micro-dati semantici definiti attraverso apposita marcatura definita dalla iniziativa SCHEMA.ORG che risulta utile anche per una più efficace rappresentazione dei risultati tramite !rich snippets sulla pagina dei risultati di ricerca grazie a json-ld: per comodità è possibile utilizzare appositi validatori di risultati multimediali ma soprattutto json-ld generator (anche nella loro immancabile forma di plugin per chrome) così come per i cms plugin-estensioni sempre per generare dati strutturati anche molto articolati. La schematizzazione dei dati risulta utile anche predisporre un’adeguata KNOWLEDGE GRAPH che in qualche maniera si può considerare come una rappresentazione della propria entità informativa su svariate piattaforme elettroniche che in qualche maniera si influenzano così a vicenda: è interessante notare come la rappresentazione di schede informative su aziende o personaggi su Google o altri motori di ricerca (compreso l’innovativo Duck Duck Go) non dipenda esclusivamente da ciò che è scritto nella pagina Web dell’entità informativa da rappresentare ma come la stessa entità (nel caso di personalità per Google si parla di people card ed in caso di aziende di My Business) venga recensita da fonti considerate particolarmente significative ed affidabili (ad esempio Wikipedia). L’ossessione di Google per il !Knowledge Graph è ben rappresentato dall’innovativo servizio Journalist Studio ricco di servizi dove i dati interagiscono con grafici secondo svariate opportunità comunicative.

Knowledge Panel

Effetto diretto e visualmente apprezzabile della Knowledge Graph sono le !knowledge panel ottenibli in varie maniere: tramite l’ottimizzazione on-site sul proprio sito Web tramite le schematizzazioni schema.org e approfittando di specifiche diverse ad esempio per le immagini (rappresentate anche sotto forma di Web Stories) ed i prodotti esposti e commercializzabili online. Le knowledge panel sono dunque rappresentazioni grafico-visuali sulla SERP (come ad esempio le !zero position ) dipendenti da procedure di schematizzazione ma anche di link popularity in termini di descrizioni (e di nuovo schematizzazioni) ospitate su cosiddette !trusted sources. Queste fonti autorevoli in continuo aggiornamento sono fonti enciclopediche come wikidata-wikipedia, social B2B come linkedin, portali di news, eccetera. L’aspetto interessante di questa vicenda è che, come per Google My Business o le imminenti People Card queste schede possono essere create automaticamente ed è quindi opportuno da parte di chi rappresenta e valorizza brand monitorare costantemente, ed eventualmente rivendicare l’esposizione strutturata dei brand online – magari anche con tool appositi come Knowledge Graph Explorer (mentre le singole url ospitanti identità digitali o recensioni delle medesime possono essere analizzate con apposito structured data linter) – ma anche preoccuparsi di gestire Brand Account e controllare che le schede informative così prodotte siano conformi ai parametri più utili per la loro stessa rappresentazione.

Meta Open Graph

Oltre al comparto dei motori di ricerca vi sono poi i !Social Network che svolgono in maniera incessante procedure di pattern recognition e tendono a condividere l’informazione attraverso uno specifico protocollo di meta descrizione dell’informazione digitale noto come meta OG sviluppato da Facebook (verificabile anche attraverso specifico debugger) ed adottato da quasi tutte le altre piattaforme social (twitter ha una sua implementazione specifica mentre Pinterest per i suoi Rich Pins ha deciso di mettere a disposizione sia Open Graph che schema.org) e per il quale, manco a dirlo, esistono appositi servizi di generazione online. Per la rappresentazione sui social occorre fare attenzione ai mutevoli requisiti minimi delle immagini di riferimento per poter rappresentare correttamente un’entità Web su Facebook e compagnia attualmente riconducibile alla misura minima 1200 × 630 pixel.

Meta Dati

Restando sulle potenzialità attuali offerte dai !meta dati anche in ambito multimediale è importante prendere dimestichezza con alcuni tool-software che permettono di accedere ma anche modificare i meta-dati di alcuni file che possiamo avere sul proprio computer o incrociare sul Web e magari per prendere conoscenza o dichiarare licenze di distribuzione: sorprendenti i vari exif viewer che ci consentono di visualizzare ed editare le meta-informazioni dellle varie tipologie di file e formati di immagini tramite software come exiftool oppure XnViewmp (standard XMP compreso).

Algoritmi

Altrettanto importanti, sempre in ambito social, gli !algoritmi che sono utilizzati per organizzare le informazioni e le relazioni sulle rispettive piattaforme rispetto alle quali sta cominciando a circolare dottina scientifica varia che ipotizza regole ad esempio per l’ambito twitter oppure per l’apprezzatissimo instagram od ancora per l’emergente TikTok; altra frontiera emergente quella dell’ottimizzazione per gli assistenti vocali per cui è importante immaginare contenuto in ottica di domande e sopratutto (info per) risposte utili).. Se invece il nostro rapporto con un !Sistema di Intelligenza Artificiale è diretto, ovvero siamo noi stessi a sottoporgli dati da analizzare, è bene ricordare che qualsiasi base dati informativa magari strutturata in tabelle di dati da sottoporre ad analisi intelligente deve essere opportunamente etichettata non solo in maniera comprensibile ma anche secondo una logica che orienti l’eventuale interpretazione di un sistema di (AI) intelligenza artificiale in maniera presumibilmente proficua rispetto agli obiettivi dell’analisi da svolgere. Ad esempio recenti studi rispetto all’algoritmo A9 di Amazon avanzano l’ipotesi dei seguenti fattori per un posizionamento ottimale nell’incessante flusso espositivo di prodotti online: presenza di parole chiave e sinonimi nel nome del prodotto, nella descrizione, nella categoria in cui viene inserito, nelle review e nei commenti, immagini comprensibili, link popularity e storico consolidato; come fattori negativi viceversa l’utilizzo di punteggiatura, ripetizioni, mancate conversioni e tassi alti di restituzione.

sezioneparole chiave !Abracadabra per accedere al digitale

Accessibilità del digitale

Da un punto di vista teorico si può ipotizzare l’accessibilità come un ciclo ricorsivo di condizioni che devono essere tutte soddisfatte indipendentemente dalle caratteristiche sensoriali e tecnologiche della persona o del dispositivo utilizzato e che permettono una piena fruizione della comunicazione digitale nel rispetto dei principi dell’Inclusive Design: prova a calarti nei panni di chi percepisce i colori in maniera diversa dalla tua osservando il mondo che ti circonda col tuo smartphone dopo aver installato un’app che simula forme di daltonismo.

Percezione

La condizione di percezione è quella più importante da soddisfare e direttamente connessa ai processi cognitivi. Percepire in ambito digitale significa leggere e interpretare l’informazione a livello audio e visuale: (ancora) escluso il senso dell’odorato il senso tattile rimane un’esperienza specificatamente riferita ai non vedenti che usufruiscono di barre braille oppure audiodescrizioni per l’interpretazione del visuale. Una finestra di pop-up sarà percepita da una persona vedente come elemento inserito in un contesto più ampio dato che la finestra principale con le relative informazioni e funzionalità sarà sempre visualizzata anche se in background, viceversa per un non-vedente la finestra di pop-up diventa la sola e unica informazione che viene percepita in quanto lo !screen-reader interpreta il solo oggetto pop-up ma non nel contesto generale e quindi le informazioni e le funzionalità contenute nel pop-up diventano strategiche per il buon proseguimento della navigazione; ancora per un vedente una pagina Web viene percepita nel suo complesso tutta insieme mentre per un non-vedente vi è una lettura lineare effettuata dallo screen-reader privilegiando alcuni elementi meta-informativi e strutturali.

Per capire come la percezione sia una questione fondamentale nei processi comunicativi basta osservare la trovata del social network SoundCloud che, per appagare la percezione visiva di chi ascolta un brano musicale, mette in evidenza (visiva appunto) la successione delle frequenze e addirittura la possibilità di etichettare certi punti significativi del suono con commenti e collegamenti vari oltre a rendere evidente la durata della traccia audio.

Attenzione

L’attenzione è la condizione che ci porta a privilegiare la lettura di una porzione di una pagina Web piuttosto che un’altra. Relativamente alle possibilità sensoriali e tecnologiche delle persone e dei dispositivi che accedono a una pagina Web alcune porzioni della pagina Web attraggono maggiormente l’attenzione di altre: per un normodato nord-occidentale la parte in alto a sinistra dello schermo, per una persona di cultura araba od ebraica la parte in alto a destra (dove comincia a leggere e scrivere), per una persona non-vedente i link (collegamenti), per uno spider dei motori di ricerca gli elementi strutturali e le meta-informazioni del sito. L’attenzione, come tutte le altre condizioni dell’accessibilità va peraltro misurata e, in qualche modo, prevista anche rispetto alla timeline degli oggetti multimediali ospitati sulla pagina Web e al modo e alla successione con cui appaiono all’utente finale per cui è ben noto che ciò che si riesce a percepire e porre attenzione nei primi due-tre secondi può determinare il successo comunicativo o meno di una pagina Web e determinare o meno l’abbandono di un utente dalla medesima.

La percezione e l’attenzione possono anche variare rispetto alla natura multimediale di ciò che offriamo per cui se un suono o un audio avvolgono l’attenzione automaticamente di un utente finale in molti casi è opportuno regolarne l’avvio automatico (autoplay) così come per un video è opportuno lasciare quanti più controlli (controls) possibili all’utenza finale per una sua fruizione.

Interazione

Un sito Web per essere correttamente fruibile è fuor dubbio che debba essere comprensibile, utilizzabile, apprezzabile e reperibile dall’utenza finale che deve sempre avere la possibilità di comunicare con il Webmaster. Un sito Web per essere considerato fruibile deve essere anche comprensibile dal soggetto-target del sito: ad esempio una comunicazione di lutto dovrà essere associata al colore nero per la cultura nord-occidentale ma viceversa al colore bianco per la cultura cinese, così come l’utilizzo d’icone e pittogrammi deve rispettare il bagaglio culturale del soggetto referente. I contenuti, qualora con pretese didattiche, dovranno essere sufficientemente esplicativi per permettere una lineare fase di apprendimento dei concetti illustrati. Un sito per essere utilizzabile dovrà essere usufruibile da chiunque e l’interazione dovrà essere garantita per chiunque, indipendentemente dalle caratteristiche sensoriali e tecnologiche della persona o del dispositivo che accede. Implementare più possibile le caratteristiche di #usabilità relativamente al proprio target di riferimento e al proprio obiettivo comunicativo è fondamentale per permettere un utilizzo efficace del sito Web e un’interazione corretta col sito Web stesso da parte dell’utenza finale. Un sito Web per poter essere considerato accessibile deve farsi apprezzare dall’utente finale anche in termini di !leggibilità e soprattutto soddisfare le aspettative anche estetiche di chi accede al sito. Non solo, deve anche comunicare un messaggio di qualche tipo che sia di stimolo all’utente finale e invogliare una ulteriore navigazione sul sito Web stesso.

Alcuni tratti dell’informazione ospitata su un sito Web che ambisca a essere accessibile devono essere originali e fortemente mnemonici a cominciare da nomi e acronimi utilizzati nel titolo, dominio e url del sito Web stesso affinché si faciliti una memorizzazione ma anche una comoda rintracciabilità del sito Web e dell’informazione ospitata anche attraverso un buon posizionamento del portale realizzato sui risultati dei motori di ricerca relativamente a una selezione di parole chiave considerate strategiche rispetto al proprio target di riferimento. Stabilire un rapporto di comunicazione diretta con l’utenza finale può diventare la strategia vincente per misurare l’efficacia del proprio portale Web sulla base delle esigenze dell’utenza stessa. Cercare di valutare a posteriori il comportamento degli utenti e alcune loro prerogative attraverso lo studio delle statistiche è fondamentale ma è altrettanto importante stabilire una comunicazione diretta con gli utenti e dare ai medesimi la possibilità di poter esplicitare i loro apprezzamenti e o lamentele direttamente sul portale stesso. Blog, forum, chat, mailing-list, moduli e quant’altro possono tornare utili in questo senso ma un apposito servizio di helpdesk capace d’intercettare ed elaborare le esigenze degli utenti rappresenta indubbiamente la migliore soluzione possibile anche semplicemente attraverso l’esposizione in evidenza di moduli (form) accessibili.

Normative

In Italia è in vigore una complessa procedura normativa i cui requisiti recentemente sono stati parzialmente allineati al secondo livello delle WCAG. I siti Web della Pubblica Amministrazione devono seguire delle precise linee guida e procedure ben precise estese di recente anche ai grandi privati (quelli che superano il fatturato di cinquecento milioni di euro annui). Secondo una direttiva europea dal 2025 tutti i siti Web sia del settore pubblico che di quello privato dovranno rispettare equivalenti requisiti tecnici.

test online di sordità

SORDI

Le persone sorde e sordastre sono molto numerose nel mondo (anche perché come ben dimostrato dagli strumenti online della fondazione HEAR THE WORLD siamo tutti a rischio di perdita di udito ed in Italia oltre il due per cento 2% della popolazione dichiara di avere una invalidità per sordità o gravi difficoltà all’udito) e pur impegnandosi a imparare la lingua scritta prediligono le differenti lingue dei segni esistenti nel mondo magari applicandole poi proficuamente a ogni settore della comunicazione digitale come per i blog detti in questo caso Vlog (visual blog). Ci sono delle accortezze da seguire per comunicare con le persone sorde: a livello di contenuti testuali (per le persone sorde capaci d’interpretarli) è opportuno adottare alcuni accorgimenti per Dar Voce al Web’ come utilizzare un linguaggio chiaro e una sintassi semplice con il minor numero di termini possibili, qualora si renda necessario allegare al documento un glossario tecnico per la spiegazione dei termini di uso specialistico utilizzati nel documento, scrivere periodi brevi in forma attiva e specificando sempre il soggetto della frase. Per gli audio-video si rende necessario l’utilizzo di sottotitoli attivabili in automatico anche tramite soluzioni open-source – e disponibili sia su Vimeo oppure YouTube (estrapolabili anche attraverso utilities di grabbing) – con trascrizioni che riportano abbastanza fedelmente tutto l’audio presente nel video, da notare comunque come le persone sorde spesso preferiscono traduzioni nel linguaggio dei segni per tutto ciò che è audio (non solo il parlato ma anche rumori, musica di fondo, eccetera). Interessante la questione della sottotitolazione in tempo reale che, ad esempio in ambito RAI Radiotelevisione Italiana , viene risolta grazie alla stenotipia.

Vi è poi il caso particolare della !Lingua dei Segni Tattile che torna utile nel caso di persone sorde che perdono in età matura anche l’uso della vista.

Disabili cognitivi, dislessici, disprassici, dis…

I !disabili cognitivi sono coloro che hanno qualche difficoltà di comprensione per motivi neurologici ma anche per motivi molto più banali e comuni come quelli dovuti alla età molto avanzata (o viceversa per la tenera età del soggetto che accede al sito Web) ma anche nel caso – ad esempio – delle difficoltà incontrate da persone di estrazione culturale e linguistica diversa da quella di riferimento della pagina Web alla quale accedono e al relativo grado di leggibilità misurabile tramite le metriche sulla base del curriculum scolastico. Diventa dunque importante offrire un’esperienza utente adatta a disabili cognitivi essendo la categoria di disabili più diffusa: evitare oggetti, comandi, applicazioni che provocano disturbo e movimenti inaspettati nelle pagine, fornire messaggi di errore significativi ed utili per proseguire la navigazione in caso di errore, implementare al massimo le caratteristiche di usabilità del sito Web ed utilizzare metafore (ad esempio utilizzo delle icone) in maniera coerente e in una forma presumibilmente riconoscibile dall’utenza finale ma soprattutto puntare su un alto livello di leggibilità dei contenuti (testi a colonna singola di 66 caratteri sarebbe l’optimum) per la cui comprensione dovrebbero essere sempre corredati da immagini esplicative. Qualora per la fruizione di un servizio erogato in una pagina sia previsto un determinato intervallo di tempo per il compimento di determinate azioni, è necessario avvertire l’utente, indicando anche il tempo massimo utile previsto fornendo funzioni di aiuto come guide in linea e documentazione relativi al funzionamento dell’ambiente. Le persone che soffrono di !dislessia o di altri disturbi quali !disgrafia o !discalculia (circa il tre per cento 3% della popolazione scolastica) hanno appunto difficoltà nel leggere, scrivere-disegnare o fare di conto e dunque necessitano di una presentazione dell’informazione particolarmente semplice ed ordinata. Vi sono poi disturbi come la !disprassia che possono incidere sia su un piano cognitivo che su un piano di difficoltà dei movimenti e dunque sono persone che possono eseguire test fondamentali per misurare il grado di accessibilità e usabilità di una interfaccia digitale o Web.

Le suddette condizioni di disabilità vengono spesse percepite o definite come malattie ma, come nel caso della dislessia, si può parlare anche di energie particolari difficilmente gestibili in maniera tradizionale soprattutto in tenera età o in età avanzata. C’è sicuramente da riflettere osservando la mappa grafica dei !dislessici famosi riportata su un sito web auto-denominatosi non a caso donodislessia.it così come su una recente ricerca dell’Università di Cambridge che afferma come le persone dislessiche siano “persone particolarmente creative, con doti naturali sul fronte dell’esplorazione decisamente sopra la media”. Bionic Reading® è un’interessante proposta consistente nella formattazione in grassetto di alcuni glifi iniziali delle parole con l’intento di velocizzare la lettura che ha visto nascere emulazioni molto interessanti da sperimentare.

Epilessia

Le persone epilettiche sono l’un per cento della popolazione (1%) e sono le uniche persone che possono ricevere un vero e proprio danno fisiologico anche grave se recepiscono un certo tipo d’informazione cromatica in intermittenza. Diventa quindi un dovere morale evitare animazioni ovvero mutamenti repentini di oscurità e luce che abbiano delle caratteristiche potenzialmente pericolose per chi soffre di epilessia. In tal senso è importante imparare che sono particolarmente pericolose le intermittenze superiori a tre battiti al secondo e occorre quindi verificare l’eventuale presenza sul proprio sito Web.

Persone speciali

Persone sicuramente speciali sono le persone disabili plurisensoriali (circa mezzo punto percentuale 0,5% della popolazione) rispetto alle quali sono preziose le testimonianze di vita quotidiana raccolte dalla Lega delFilo d’Oro. Persone speciali sono anche le persone neurodiverse come le persone autistiche (circa l’un per cento 1% della popolazione) che, a seconda della gravità dei disturbi dello spettro autistico di cui sono affette, possono beneficiare della cosiddetta Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) integrare, aumentare o anche sostituire il linguaggio verbale orale grazie ad ausili cartacei e analogici (tabelle di simboli, tastiere con messaggi vocali pre-registrati) ma anche digitali come nel caso dei libri per immagini.

Non vedenti

La categoria dei non vedenti non è la categoria di disabili più numerosa (sono lo 0,6% ovvero meno dell’un per cento nella popolazione italiana) ma sicuramente quella che evoca le problematiche più drammatiche in tema di #accessibilità. Fortunatamente, lo sviluppo di ausili sempre più performanti agevolano la maniera con cui le persone non vedenti accedono e usufruiscono della comunicazione digitale (Web in primis), sempre che si adotti determinati accorgimenti quali la possibilità di fornire alternative testuali ai vari oggetti multimediali della pagina Web così come dare la possibilità di saltare elementi ricorsivi e ridondanti come menù e barre di navigazione andando direttamente ai contenuti della pagina. Molto importante, in ambito multimediale, l’opportunità delle audiodescrizioni.

Ipovisione e daltonismo

I tanti progressi tecnologici registrati in settori come quelli dei browser hanno fatto sì che per le persone !ipovedenti (oltre il due per cento 2% della popolazione italiana) la navigazione Web è diventata molto più semplice che in un recente passato quando gli ingranditori erano indispensabili per le persone con modeste possibilità di visione. Per la complessa questione della gestione del colore conviene utilizzare strumenti di simulazione controllando che non sia assegnata al colore in maniera esclusiva una qualsivoglia informazione. Sono molte le disfunzioni visive che affliggono tante persone nel mondo (soprattutto fra la popolazione maschile per quanto riguarda le varie forme di daltonismo) e che creano disturbi di leggibilità e di percezione visiva: ad esempio chi soffre di !miodesopsie vede apparire puntini – dette mosche volanti – sul fondo della retina in corrispondenza di scenari bianchi o troppo chiari mentre altri possono avere problemi nella visione periferica. Molte persone ipovedenti trovano beneficio anche dalla fruizione di audiolibri realizzabili anche autonomamente grazie al progetto Robobraille.

Molti servizi di validazione sotto forma di software oppure di servizi online come Coblis sono utilizzabili per associare i colori alla percezione reale dell’utente ma soprattutto per simulare l’efficacia comunicativa di una proposta cromatica. Se è vero che un bravo webmaster e sviluppatore deve prendere dimestichezza con i codici esadecimali dei colori e possibilmente rispettare gli standard dei contrasti è soprattutto vero che bisogna valutare l’efficacia comunicativa di una interfaccia nel suo complesso tenendo presente come alcuni interventi di formattazione come la sottolineatura o l’utilizzo di simboli e codici possono consentire l’utilizzo di qualsiasi colore per qualsiasi offerta d’interfaccia facendo salvo il principio iniziale di non delegare al colore in forma esclusiva la funzione comunicativa. Questo vuol dire anche che se devo realizzare delle infografiche come mappe e grafici a torta piuttosto che avvalersi d’improbabili !blind color palette conviene implementare e associare variazioni di codici, contorni, forme, dimensioni e animazioni di tipo diverso nonché saturazioni diverse ma della solita tonalità di colore per assicurare una corretta distinguibilità e interpretazione dell’informazione offerta. Occorre ricordare a tal proposito che la percezione dei colori può risultare un processo decisamente soggettivo come ha dimostrato di recente la vicenda virale del vestitino percepito da molte persone blu e nero e da tante oltre oro e bianco e se si ha qualche dubbio sulla propria capacità di distinguere i colori si può effettuare il test di Ishihara (magari effettuando prima la calibrazione del monitor).

ausilio con realtà aumentata

Ausili

E’ importante indicare ai propri utenti l’esistenza di ausili (settore in continua evoluzione come dimostra la recente proposta di tastiera per dislessici) che possono essere determinanti per migliorare l’efficienza di una navigazione Web soprattutto se in presenza di una disabilità di tipo grave (epilessia, cecità, sordità grave) e anche in relazione alla necessità di erogare contenuti multimediali. Bionic Reading® è un’interessante sperimentazione consistente nella formattazione in grassetto di alcuni glifi iniziali delle parole con l’intento di velocizzare la lettura, concentrare maggiormente l’attenzione e facilitare anche la lettura: soluzione implementabile anche a livello di codice web e che ha attirato molto interesse e indotto la nascita di emuli di vario tipo. Indicazioni tecniche possono essere reperite facilmente in Rete per imparare a utilizzare software di utilizzo comune oppure ausili speciali al meglio delle loro possibilità e su misura delle proprie diverse abilità. Per capire come può essere utile un ausilio è sufficiente provare a sentire come un testo viene tradotto a voce prendendo coscienza ad esempio dell’importanza di limitare parole difficilmente comprensibili e apprezzare il ruolo della punteggiatura mentre su powermapper.com è possibile capire il livello di compatibilità che hanno gli ausili (screen-reader) con codice e funzionalità offerte sul Web. Il concetto di ausilio può essere viceversa esteso a tante categorie di strumenti utili per le persone disabili: dal plugin Farfalla da installare su un sito Web per facilitare la funzionalità del mouse, ai font ad alta leggibilità progettati per facilitare la leggibilità dei testi per le persone dislessiche oppure per ipovedenti gravi. Ogni oggetto o strumento della comunicazione digitale ha delle caratteristiche che possono essere di aiuto per tutti ed altre che possono essere di aiuto per una nicchia specifica di utenti: esempio calzante quello dei libri elettronici che devono seguire una serie di linee guida di accessibilità ben precise (dati strutturati, informazioni testuali, eccetera) così come per le opportunità delle sottotitolazioni (o caption) la cui produzione in sicnrono con gli audio-video da raccontare è una vera e propria arte così come lo è, allo stesso modo, la pratica delle audio-descrizioni a favore delle persone non vedenti.

Tutti i sistemi operativi sono impegnati nel fornire supporto a più persone possibili per tutte le età, lingue ed abilità fisiche: è possibile scoprire all’interno di software e sistemi operativi l’esistenza di soluzioni di ausili cercando !accessibilità o !accessibility nelle relative sezioni aiuto (help). Fra i molti ausili in commercio sicuramente risultano molto importanti gli screen-reader capaci di elaborare l’informazione testuale di una pagina Web e trasferirla ad un output audio o braille. Gli screen-reader sono presenti in tutti i sistemi operativi, Linux compreso grazie ad Orca ma sono particolarmente significativi Voice Over per iOS (l’iPhone è di gran lunga preferito come smartphone da molti non vedenti) e la soluzione open-source per windows Nvda -Non visual desktop access. È possibile capire come gli screenreader tornano utili in molti momenti della vita quotidiana digitale dei non vedenti e non più solo tramite computer desktop ma sempre più tramite smartphone grazie a specifici audio-video-tutorial per i-phone o per l’ancor più diffuso Android con il suo screenreader TalkBack. A livello di test da segnalare l’opportunità multipiattaforma dello screenreader per chrome ChromeVox.

Il tema delle !app accessibili è particolarmente strategico essendo gli smartphone oramai accompagnatori costanti della vita quotidiana di tutti quanti e particolarmente apprezzati anche da utenza disabile. Nel ruolo di ausili le app forniscono numerose possibilità di supporto consentendo di effettuare zoom dello schermo, invertire i colori a schermo, ridurre il suono dei due canali stereo a un segnale mono, declamare a voce alta auto-correzioni e suggerimenti per il testo che si sta scrivendo, usare comandi vocali nonché la tradizionale funzione di screen-reader. Ma l’utilizzo più sorprendente è quello di alcune app (fra le prime ad essere sviluppate in tal senso è stata Aipoly) che consentono di comprendere, identificare e descrivere gli oggetti inquadrati dallo smartphone di un non-vedente grazie ad un sistema di intelligenza artificiale in continua fase di apprendimento.

dialogo accessibile a dislessici con sottotitoli chiari ed elementi di controllo

Videogame

I videogiochi sono una ottima occasione per testare le proprie capacità di progettista multimediale sensibile alle esigenze di accessibilità delle persone disabili che possono rapportarsi ai medesimi con gli opportuni ausili ed accorgimenti con successo come nel caso di Blind Console. Non solo, ambienti di videogioco possono rivelarsi particolarmente utili per determinate forme di disabilità come nel caso Minecraft che i bambini autistici a socializzare. Per quanto riguarda le persone non vedenti la progettazione di un videogioco deve necessariamente spostarsi su un piano di realizzazione di cosiddetti audiogame essendo la percezione audio la più adatta per entrare in sinergia con una persona non vedente durante lo svolgersi di un gioco magari attraverso la gestione di suoni e rumori 3D. Vi sono poi molte altre tipologie di disabilità rispetto alle quali il progettista può ragionare in termini di #inclusionesociale rispettando vere e proprie linee guida per videogame accessibili (peraltro da confrontare sempre con la reale esperienza-utente di utenti disabili). E’ interessante occuparsi di accessibilità per videogame in quanto l’esperienza del videogiocatore è una esperienza molto intensa e complessa (pensate al sempre più diffuso utilizzo del cosiddetto !secondo schermo) che in qualche maniera stressa e mette alla prova tutte le nostre migliori convinzioni sull’argomento.

Per quanto riguarda le disabilità relative alla mobilità la prima questione di cui preoccuparsi è quella di prevedere una ri-mappatura dei tasti e comandi in quanto persone affette da varie disabilità motorie anche gravi devono poter essere messe in grado di modificare a proprio piacimento l’accesso ai comandi rispettando un principio più generale di libertà di modifica dell’interazione con l’interfaccia (sia hardware che software) che è alla base di qualsiasi ragionamento possibile in termini di #usabilità ed #accessibilità. Provare ad accedere e utilizzare un videogioco con l’utilizzo di una sola mano è un buon test sull’argomento così come magari provare a giocare con il solo utilizzo del mouse o con il solo utilizzo della tastiera. Un altro aspetto importante per i disabili motori gravi è la possibilità di cambiare le possibilità di !camera controls ovvero di configurazione della visione di gioco la quale, essendo direttamente correlata con la possibilità di spostarsi con una precisione di movimenti più o meno alta, può essere determinante per coloro che hanno difficoltà a gestire movimenti di precisione (provate a giocare con la sensibilità di movimento del mouse dal pannello di controllo del vostro computer e vi rendete conto di cosa stiamo parlando…). Per quanto riguarda l’aspetto del visuale è essenziale dare la possibilità di variare la grandezza e il colore dei testi scritti rispettando – ovviamente – la regola più generale di non assegnare significato comunicativo ai colori. La variazione dei contrasti e dei colori (così come l’abbinamento di simboli al loro significato comunicativo) non solo delle scritte ma anche, ad esempio, dei contorni che qualificano amici o nemici in un gioco di guerra significa venire in aiuto di chi ha magari difficoltà a distinguere alcuni colori come fra il rosso dal verde (fate uno screenshot della schermata di gioco osservatela in toni di grigio e capirete se è accessibile per daltonici). I sottotitoli (sincronizzati) sono l’ausilio principale da offrire per chi è sordo ed ovviamente non è legato esclusivamente alla comunicativa del linguaggio dei segni. Per i disabili cognitivi gli accorgimenti più efficaci riguardano la possibilità di offrire tutorial ed aiuti online, le possibilità di utilizzare cosiddette modalità !sandbox ovvero particolari condizioni che aiutano a capire come si interpreta il gioco senza essere subito mortificati da penalizzazioni ed esclusioni (un esempio valido le modalità di combattimento fra avatar dove la vita-energia a disposizione è infinita) potendo dunque variare le difficoltà di accesso e di utilizzo del videogioco.

Usabilità del digitale

Un’interfaccia digitale è inclusiva se si adatta alle esigenze di navigazione e di fruizione del suo target di riferimento e in relazione al proprio obiettivo comunicativo ed in questa complessa filiera comunicativa del digitale non sottovalutare gli aspetti inerenti la privacy: prendi coscienza dei meccanismi di tracking e come evitare di visualizzare gran parte della pubblicità onine grazie al browser BRAVE.

app per bambini giapponesi

Usabilità per chi e per cosa

Per quale ragione realizzo un sito Web o un’applicazione digitale? Quale tipo di utenza voglio raggiungere, soddisfare e intercettare? In che maniera? Porsi queste e altre domande – ad esempio la realizzazione di un brief nonché analisi SWOT – se si parla della produzione di un brand – sugli obiettivi comunicativi di un sito web è un ottimo inizio per impostare correttamente a livello di usabilità un progetto di comunicazione digitale. Così come i motori di ricerca sono dei formidabili strumenti d’indicizzazione e classificazione dei contenuti così i social network profilano l’utenza e le loro caratteristiche: per questa ragione strumenti come Audience Insights di Facebook sono ottimi strumenti per individuare tratti statistici significativi del proprio !target di riferimento. Al fine di facilitare la navigazione dell’utenza finale e orientarla verso task specifici – predisponendo anche apposito funnel di conversione – risultano utili i classici strumenti di menù di navigazione, motori di ricerca interno e cosiddette !briciole di pane: tutto può concorrere a rendere maggiormente usabile un sito Web a cominciare dai contenuti testuali. Com’è un sito Web usabile? Sicuramente è un sito Web semplice, dotato di messaggi di help in caso di errori dell’utente finale, supportato da linguaggio semplice e comprensibile dall’utenza di riferimento, con icone rappresentanti metafore comprensibili, dotato di strumenti di navigazione (mappa, briciole di pane, motore di ricerca) e con una interfaccia e struttura coerente. Ovviamente l’usabilità è un principio ed un obiettivo molto legato alle caratteristiche del layout e della interfaccia del sito Web che ambisce ad essere usabile per i dispositivi più diversi il quale dovrà quindi sicuramente adottare tutta una serie di accorgimenti basati sul buon senso ma anche riflettere su esigenze specifiche derivanti dal device utilizzato dal proprio target di riferimento come, ad esempio, individuare quali aree sono maggiormente raggiungibili da dispositivi touch nelle varie modalità portrait o landscape. Peraltro, il gradimento di una interfaccia web da parte dell’utenza finale e quindi la conseguente percezione del suo grado di usabilità può dipendere da molti fattori: fattore assolutamente determinante è ad esempio la motivazione… pensate alla presunta difficoltà dell’utilizzo della lingua inglese spesso lamentata sulle interfacce digitali e poi osservate l’estrema disinvoltura di persone anziane e presumibilmente poco disinvolte con la lingua inglese alle prese con slot-machine con messaggistica profusa esclusivamente in lingua inglese. L’estrema motivazione dettata dalla compulsione per il gioco d’azzardo annulla letteralmente le difficoltà normalmente lamentate con le lingue straniere. In altri casi esistono non solo differenti motivazioni fra diverse generazioni ma anche differenti bagagli culturali ma tutto ciò non ha scoraggiato alcuni editori dall’avere realizzato app per quotidiani giapponesi che semplificano i caratteri di stampa Kanji (difficili da leggere) in Hiragana, più facili per i bambini che così si trovano a fruire di grafica e contenuti realizzati ad hoc. Che sia un’app, un e-commerce o magari un sito Web per adolescenti o ancora per anziani ogni progetto di comunicazione digitale ha delle specifiche esigenze di usabilità anche se i concetti base per produrre contenuti e parole usabili e interfacce che riescano nei primi due-tre secondi a catturare l’attenzione dell’utenza finale rimangano validi per qualsiasi campo applicativo e immutati nel tempo: è emblematico come le famose euristiche proposte dal guru dell’usabilità Nielsen possano essere trasposte efficacemente in ambito mobile diventando le basi teoriche di riferimento per sviluppi progettuali peraltro complessi come quelli proposti da Apple per ottimizzare la User Experience sui dispositivi iOS. A seconda dei dispositivi presi in considerazione cambiano peraltro i paradigmi dell’usabilità per cui gli smartwatch possono avere delle esigenze drasticamente diverse dai grandi schermi touch ma per tutti vale il principio di concentrare analisi e attenzione sull’!esperienza utente: da questo punto di vista è illuminante il successo di snapchat spiegabile con la necessità e la preferenza di scambiarsi contenuti temporanei (che scompaiaono dopo pochi secondi o al massimo entro la mezzanotte del giorno di condivisione) ma anche e soprattutto ad un’estrema attenzione alla cosiddetta !User Experience per cui i video sono previsti per essere visualizzati in verticale senza che l’utente debba fare la fatica di girare lo smartphone mentre è semplicemente geniale l’idea di far vedere i video solo se esiste una pressione sullo schermo assicurandosi una riprova di attenzione verso il girato che nessun altro mezzo video-televisivo può vantare. A complicare lo scenario l’emergente utilizzo cross-mediale dei prodotti e dei servizi della comunicazione digitale per cui è necessario immaginare uno scenario di utilizzo sequenziale o in contemporanea di più dispositivi (il fenomeno definito inizialmente del cosiddetto !secondo schermo al quale e incessantemente se ne sta sommando un terzo e un quarto…).

TEST

Per cercare di capire il grado di usabilità di un sito Web (o di una interfaccia digitale) è opportuno – quando vi sono risorse a disposizione – effettuare dei test di usabilità con domande e task (compiti) da proporre agli utenti finali (magari sotto forma di questionari per !A/B Test) come quelli ipotizzati nel protocollo di verifica realizzato dal GLU – Gruppo di Lavoro per l’Usabilità.

eyetracking heatmap

TRACKING E CONTROLLI POST-PRODUZIONE

Siamo veramente riusciti a realizzare un sito Web usabile? L’unica maniera per rispondere a questa domanda compiutamente è controllare il lavoro svolto a posteriori attraverso appositi !test di usabilità, meccanismi d’interazione con l’utenza finale (contatti, helpdesk, forum, eccetera) e un’attenta lettura e interpretazione delle Web Analytics così come delle statistiche di utilizzo del sito Web. L’apprezzamento dell’utenza finale è la sola valutazione affidabile della qualità di un servizio su Web! Il rispetto di standard e normative non è infatti sufficiente a soddisfare le mutevoli esigenze di sempre nuovi dispositivi hardware e software: solo un servizio che sia in grado di comunicare con l’utenza finale e di risolvere in tempi rapidi le segnalazioni di problematiche pervenute può garantire i bisogni di accessibilità e usabilità dell’utenza stessa. In mancanza di un possibile canale diretto comunicativo con l’utenza finale è sempre possibile installare sistemi di statistiche o ancor meglio di web analytics capaci di comprendere con molta precisione il comportamento e il livello di soddisfazione dell’utenza finale che visita un determinato sito Web monitorabile principalmente attraverso dati continuamente scambiati fra client e server come cookies e ip (e relativa geolocalizzazione). Strumenti ancor più raffinati sono le !mappe di calore: sommatorie dei gaze plot e capaci di determinare i punti di maggiore frequentazione e attenzione dell’utente finale magari anche attraverso procedure di eyetracking capaci d’individuare, grazie all’utilizzo di speciali dispositivi, le aree di maggiore attenzione, la sequenza di attenzione di ogni singolo utente detta anche !Gazeplot così come le !Mappe di Calore ovvero la sommatoria delle aree di maggiore attenzione di tutti gli utenti di un’interfaccia. Esistono poi anche altri sistemi di tracking che riproducono le attività del mouse e la digitazione da tastiera per capire il reale comportamento degli utenti finali su un sito Web attraverso l’inclusione di specifici script di controllo sulle pagine web da monitorare e avendo la capacità di produrre addirittura video di report dei movimenti presunti. Gli strumenti di eyetracking veri e propri sono peraltro in grado di rilevare la prima area di un’immagine in cui casca l’attenzione dell’utente finale (ma anche di una pagina web intesa come comunicazione visuale) così come l’esatto ordine di successione delle aree interessate dall’attenzione dell’utente finale e il tempo trascorso sulle medesime aree. Anche se meno affidabili sotto un profilo quantitativo rispetto alle statistiche lato server, nella pratica comune sono le !analytics a essere maggiormente utilizzate per la loro capacità di rappresentazioni grafiche-analitiche: dalle Google Analytics ai servizi avanzati offerti da Yandex.Metrica – i recente replicati su Clarity di Microsoft con heatmap e recording – fino all’offerta Open Source Matomo è possibile monitorare l’utilizzo di un sito Web o interfaccia digitale con grande precisione analitica. Per le !app oltre ai succitati servizi esistono alternative come Countly oppure FLURRY. Le analytics possono essere utilizzate anche per identificare le !personas nella fase di analisi del proprio sito Web ovvero un ritratto di un gruppo di utenti che hanno caratteristiche in comune e che, una volta individuato e a esso assegnato una serie di tratti specifici, è possibile studiarne il comportamento e le eventuali conversioni (risultati utili ottenuti rispetto ad un obiettivo prefissato) ad esso riferibile. Ecco che ricorre l’origine etimologica di per-sona ovvero le maschere degli antichi attori greci che dovevano amplificare (per) il suono per farsi sentire dal pubblico: similmente le personas danno voce ad un target specifico di utenza…

INSIGHTS

Per l’ambito social si può fare riferimento alle soluzioni integrate dei principali social network come Facebook insights per monitorare i propri post e conseguenti mi piace oppure Twitter Analytics per valutare e aumentare l’impatto di tweet e studiare le caratteristiche dei propri follower.

TAG

Una soluzione interessante è quella d’installare un !Tag Manager come quello offerto da Google che consente una gestione centralizzata e ottimizzata dei vari !script di monitoraggio tramite cookies per i quali le regole europee e italiane cominciano a essere decisamente esigenti e richiedono analisi accurate anche tramite tool appositi e conseguenti generazioni di policy nonché di una conoscenza approfondita dei meccanismi di tracking e rispetto della privacy da parte dei !tracker più comuni come Google Analytics.

non credere ai maghi della privacy

!Zero Privacy

Oramai esistono molti strumenti di tracking online delle attività degli utenti finali ma anche molti altri strumenti che analizzano a loro volta le attività di social tracking, una sorta di controspionaggio in grado di rilevarci quanto siamo monitorati nelle nostre navigazioni Web – anche grazie alla nostra FingerPrint – in riferimento alle visite di determinati siti Web o attraverso attività social. Gli utenti finali dovrebbero prendere maggiormente coscienza di queste pratiche di monitoraggio in qualche maniera limitabili attraverso una accorta gestione dei propri meccanismi d’identificazione !ip, !geolocalizzazione e conservazione dei !cookies così come approfittare delle caratteristiche Open Source di servizi alternativi. Le major del digitale potrebbero viceversa fare delle scelte meno invasive per proporre le varie forme di !pubblicità contestuale considerato anche che il variegato uso di un dispositivo mobile difficilmente corrisponde con precisione al ritratto di una singola identità di utente finale (ergo consumatore finale). La problematica della difesa della privacy da attività di spionaggio di privati o agenzie governative magari con l’aiuto di tecniche basate sulla crittografia pesante non è questione banale da affrontare mentre è relativamente semplice prendere una serie di accorgimenti per difendere la propria privacy durante la navigazione Web: fra gli accorgimenti più semplici da seguire quello di attivare la cosiddetta !navigazione anonima col proprio browser o ancor meglio avvalersi di un vero e proprio sistema operativo anonimizzante. Esistono poi diversi !plugin utili per capire come siamo monitorati sul Web o per prendere consapevolezza degli script che attiviamo durante le nostre navigazioni Web e così monitorare le attività e organizzare le configurazione #privacy di molti servizi online mentre una VPN può essere una scelta drastica per inibire i tracciamenti delle proprie comunicazioni e navigazioni in Rete così come adottare Privacy Badger dell’EFF per inibire qualsiasi attività di tracking invasive.

MEDIA EDUCATION

Peraltro il problema alla base è l’assenza di una corretta politica di alfabetizzazione digitale e !Media Education sugli svariati temi e problematiche che riguardano il digitale diffuso. La migliore risposta ai problemi di sicurezza e privacy è infatti l’acquisizione di conoscenze e consapevolezza del proprio essere digitale fin dalla più tenera età. Gestire e determinare il momento di accesso ai dispositivi digitali (più tardi possibile per lo smartphone è sempre la scelta migliore…) deve essere accompagnato da un’educazione al mezzo digitale capace di tutelare i più piccoli con meccanismi di !parental control (alcuni !filtri famiglia sono davvero facili da attivare) ma anche di orientare il rapporto con il digitale verso pratiche di sperimentazione e crescita culturale sicuramente agevolate dall’adozione di computer con software libero come è il caso del sistema operativo !Ubuntu Linux. Ma la tutela è solo un aspetto della !Media Education che deve essere integrata come attività formativa da una capacità d’indirizzare i giovanissimi della cosiddetta bit generation verso pratiche e centri di aggregazione sperimentativi sulle nuove tecnologie come i !Fablab o i !CoderDojo all’insegna di una libera condivisione di conoscenze con i propri simili ma anche dalla capacità di stare insieme non fosse altro che per sentire il punto di vista dei diretti interessati e riuscire magari così a sdrammatizzare veri e finti problemi con l’aiuto dell’arma mediatica più potente del mondo: l’ironia.

Browser e Motori di Ricerca

I browser interagendo con i server web ci permettono di visualizzare e utilizzare il Web cosí come lo conosciamo; i motori di ricerca ci permettono d’interrogare poderosi basi di dati che ci offrono una selezione d’informazioni utili in maniera efficacemente ordinata: ri-pensa all’evoluzione dell’Inclusive Design provando il brivido di visitare con il tuo browser un sito Web non più esistente (?) interrogando il data base Archive.org THE FACEBOOK.

MOTORI DI RICERCA

Il Web è comunemente inteso come lo spazio informativo e comunicativo comunemente indicizzato dai motori di ricerca di utilizzo comune – social inclusi – mentre per !Deep Web si intende la porzione del Web non indicizzato o non indicizzabile dai comuni motori di ricerca essendo necessario un software di sicurezza per varcarne la soglia. È importante rendersi conto se ci si trova davanti ad una interfaccia di ricerca che utilizza !spider, !database e !algoritmo di un altro motore di ricerca oppure ad un vero e proprio motore di ricerca completo in ogni sua parte (tecnologica e grafica) di soluzioni originali. Un motore di ricerca può essere rappresentato come una interfaccia alla quale è possibile sottoporre una !query (ultimamente definite anche come entità sotto un profilo semantico) che induce una ricerca in un data base strutturato costituito da informazioni raccolte attraverso il lavoro automatizzato di spider (detti anche crawler o bot). Il risultato della ricerca viene fornito in maniera ordinata (ranking in inglese) sulla base di un algoritmo matematico che tiene di conto delle caratteristiche informative del sito Web visitato dallo spider (in primis la quantità e la qualità dei contenuti) ma anche della sua ecologia di collegamenti con gli altri siti Web esistenti su Internet (quest’ultima idea del ricercatore italiano Marchiori che, col suo hypersearch, ha fatto la fortuna di Google consentendone il sorpasso su Altavista e altri motori di ricerca affermatisi negli anni ’90 come ad esempio Yahoo! integrato poi da Bing). È importante sapere come presentare le informazioni ai motori di ricerca in termini di meta-descrizioni ma è altrettanto prendere atto che gli algoritmi sono sempre più in grado, attraverso anche meccanismi di !pattern recognition, d’interpretare e addirittura imparare a interpretare (!machine learning) schemi molto complessi di dati ed ancor più se hanno grandi moli di dati ovvero !Big Data a disposizione. Ovviamente, per facilitare questi meccanismi è necessario rapportarsi a questi veri e propri strumenti di !A.I. sottoponendo informazione – sia essa in forma vocale, visuale o scritta – nella maniera più chiara e comprensibile possibile. L’interfaccia grafica è importante per conquistare l’attenzione dell’utente finale ma senza impegnarlo esageratamente: pensate alla semplicità dell’interfaccia di Google abbinata però all’idea fantastica di modificare il proprio logo in un doodle variabile a seconda dell’attualità. La base dati è altrettanto importante perché consta delle informazioni (tante o poche raccolte dagli instancabili spider, informazioni magari utili e originali oppure inutilmente duplicate) che possiamo interrogare. L’ordinamento dei risultati è forse l’elemento più strategico perché è il meccanismo che ci consente di filtrare e selezionare l’informazione che veramente ci interessa rispetto alla query espressa. La !query può essere espressa in maniera diretta – magari conoscendo sintassi e opzioni di ricerca oppure attraverso l’interfaccia di modalità avanzata di ricerca. Oltre alla modalità avanzata di ricerca e ai conseguenti comandi di ricerca è utile fare conoscenza dei principali canali di ricerca offerti da Google oltre al Web generico e in particolare con il canale immagini.

In alternativa è interessante susufruire delle ricerche di brave search che ha grande attenzione alla questione della privacy e funzioni molto articolate come quella di localizzazione, che può essere annullata (la ricerca diventa ‘globale’) oppure cambiata simulando la ricerca da altri paesi.

RICERCHE SPECIALI

Vi sono poi !motori di ricerca speciali e aggregatori capaci d’indicizzare non il Web generico ma porzioni specifiche di esso come le immagini, i suoni, i video, i blog, eccetera: fra tutti merita citare necessariamente quella fantastica raccolta d’immagini, testi e suoni del patrimonio culturale raccolto e digitalizzato da ‘europei’ e che corrisponde al nome di Europeana che, come altri, mette a disposizione molto materiale di tipo Creative Commons. I motori di ricerca sono inoltre sempre più in grado d’interpretare gli oggetti multimediali per come sono realizzati anche se testo (e alternative testuali) così come i meta-dati rimangano i riferimenti principali per una corretta interpretazione e indicizzazione. Alcuni motori di ricerca speciali, ad esempio, sono in grado di realizzare Reverse Image Search partendo da una immagine simile a quella che stiamo cercando, altri ancora miscelano i risultati raccolti con la posizione geolocalizzata dell’utente che sta svolgendo l’interrogazione sul motore di ricerca oppure con le attività di ricerca informazione svolta precedentemente. Quando si svolge una ricerca su un determinato argomento converrebbe esplicitare la ricerca su più canali informativi specifici, non fermandosi solo al Web generico ma indagando sull’ambito multimediale – suoni compresi. Vi possono poi essere delle ricerche con finalità molto specifiche come ad esempio quelle necessarie per individuare un nuovo brand e allora tornano utili basi dati etimologiche, collezioni di nomi social e di domini Web nonchè ricerche nei database di marchi registrati. Altri ancora, molto particolari, consentono di effettuare ricerche molto precise su basi dati scientifiche, ricercano fra i meta dati di fotografie online (quei dati visualizzabili pubblicamente sulle foto-account di Google+ per capirsi…) per individuare macchine fotografiche smarrite o derubate, si candidano come piattaforme distribuite su tecnologia basata su software libero oppure offrono la possibilità di verificare contenuti eventualmente duplicati su altri siti Web. Per gli smanettoni e amanti del codice sorgente delle pagine web publicWWW mentr per coloro che cercano ispirazioni in tema layout ed utilizzo dei colori Muzli Search. Qualsiasi sia il motore di ricerca che ci troviamo di fronte è sempre importante andare a indagare la sua modalità di !advanced search con i !search commands.

AD EST DI GOOGLE

Ad Oriente c’è un fiorire di motori di ricerca che riescano a contrastare il predominio di Google e Bing (assoluto nell’area nord-occidentale) come ad esempio il sud-coreano Naver, Baidu, 360Search e sogou per la Cina e Yandex per la aree russofone.

memorie digitali manipolabili

Memoria digitale

La questione della memoria digitale è una problematica complessa che nasce dall’obsolescenza dei supporti hardware stimabile in moli casi in poco più di dieci anni di durata: i formati software possono viceversa avere vita anche più lunga ma non indeterminata soprattutto se si ragiona di accesso e fruibilità di software proprietario (il !software libero, viceversa, è per sua definizione interoperabile a tempo indeterminato). Per risolvere questa problematica della conservazione del digitale oltre a una serie di competenze diffuse preziosissime per il restauro di hardware obsoleto esistono numerosi standard internazionali come il noto Open Archival Information System nonché iniziative locali per la preservazione degli strumenti di comunicazione. L’informazione digitale deve essere infatti considerata facilmente riproducibile ma non necessariamente conservabile a tempo indefinito: la teoria della conservazione deve prendere in considerazione lo stato di salute dei supporti digitali utilizzati ma anche la capacità informatica di elaborare i medesimi da cui l’importanza di standard informatici aperti e interoperabili e del movimento del !software libero e formati di file esistenti che garantiscano non solo l’accesso da parte dell’utenza ma la piena funzionalità delle interfacce relativamente alla sostenibilità dei formati stessi maggiormente garantita a lungo termine dai file facenti riferimento alla tipologia FOSS per la loro caratteristica di standard aperto: !ExifTool permette di visualizzare e metadati, DROId, come esplicita l’acronimo, consente d’identificare la natura dei file esaminati, !XENA facilita la conversione di file in formati aperti, !ARCHIVEMATICA è una una suite integrata di strumenti open source che consente di archiviare oggetti digitali secondo il modello funzionale !OAIS. Ma quali sono gli ambiti applicativi specifici per l’archiviazione del Web?

Moltissimi strumenti software utili per la conservazione della memoria digitale sul Web ruotano intorno all’apposito standard WARC utilizzato ad esempio da molti !offline browser capaci di scaricare e archiviare interi siti Web come il popolare HTTrack Website Copier che ha un proprio standard di archiviazione ma che può essere convertito nel formato arc tramite il tool httrack2arc sviluppato dall’attivissimo servizio di conservazione digitale portoghese ARQUIVO.PT (standard peraltro adottati anche da altri progetti di archiviazione come quello inglese oppure il Pandora australiano). La questione dei formati di file è peraltro centrale e quindi risultano utili strumenti come ExifTool per il trattamento dei meta dati (fondamentali per descrivere e catalogare la risorsa da archiviare) ma ancor prima tool come “Digital Record Object IDentification” (DROID) utili per l’identificazione del formato dei file ed eventuale loro conversione in formati standard e adatti per la preservazione a lungo termine. cache:www.infoaccessibile.com è una query di esempio che consente di visualizzare la pagina Web nelle sue versioni passate ed archiviate nella cache di motori di ricerca che possano funzionare anche come validazione delle pagine Web (o di altre tipologie di file digitali tramite sistemi crittografici di firma digitale). L’iniziativa più autorevole e utile a livello internazionale per la salvaguardia a lungo termine di file multimediali è il noto e autorevole portale di conservazione digitale Archive che offre la possibilità di accedere e scaricare varie tipologie di opere digitali (dai film ai videogiochi) così come di poter creare delle collezioni private di opere da salvaguardare nel tempo. In Italia deposito legale è finalizzata a salvaguardare nel tempo pubblicazioni digitali quali tesi di dottorato.

Webrecorder offre una serie di tool utili che consentono di archiviare in formati standard siti web mentre si navigano con appositi browser per registrare un’esperienza utente sul Web comprensiva di evenutali sessioni di login (pensate all’esperienza utente social) che peraltro rappresentano delle vere e proprie barriere all’archiviazione per le procedure di offline-browser essendo quest’ultime in grado di salvare solo ciò che è pubblicamente accessibile senza pratiche di autenticazione (peraltro molti social network offrono procedure di backup di pagine e account così come di poter nominare altri account “eredi digitali”).

La tematica della memoria digitale impatta per tutte le forme di espressione che possono trovare nei moderni ritrovati della comunicazione e tecnologia digitale delle soluzioni al loro rapido o lento oblio: è il caso dei graffiti conservati a futura memoria da graffyard tramite apposizione di QR-Code (anche quando cancellati dai muri come nel caso del percorso Bambina Precoce n. 8 – 1985 di !street art ideato su Wikitude) oppure i libri cartacei che possono tovare nuove forme e nuove opportunità di condivisione (digitali) grazie al movimento !hacker dei DIY book scanner. Particolarmente intrigante la possibilità di acquisire libri in forma di immagine tramite quel fantastico connubio di meccanica-falegnameria-ottica-elettronica che è il !bookscanner da trasformare in fase di post-produzione tramite apposito software ad hoc come ScanTailor in immagini tif e quindi in file pdf tramite altro software specifico come gscan2pdf per renderli infine accessibili tramite i portentosi servizi di !Archive comprensivi anche di opzione ocr per la loro trasformazione in testo vero (e comunque possibile anche con software specifico come OCRFeeder).

Cross Cultural Inclusive Tools

Sono moltissimi gli strumenti in Rete di mediazione culturale e linguistica riflettendo sull’importanza e la potenzialità di una comunicazione di tipo cross-cultural in ottica Inclusive Design: prova a verificare come “il mondo è bello perché è vario” immergendoti nel melting-pot del topic CROSS-CULTURAL su Reddit.

traduzione del parlato

Strumenti linguistici

Per tutti i servizi tecnologici di facilitazione linguistica la discriminante principale, per avere un risultato efficiente di traduzione, è quella di avere la connessione a Internet attiva per poter beneficiare degli enormi data base linguistici assolutamente non integrabili completamente in dispositivi limitati come tablet o smartphone. Un accorgimento importante è poi quello di privilegiare la traduzione nella lingua madre del fornitore-tecnologico-linguistico (in genere l’inglese). I servizi di traduzione sono servizi molto comodi soprattutto in mobilità e quindi associabili ad app che sempre più si integrano con funzioni di !realtà aumentata come Google Googles che riesce a interpretare e tradurre immagini attraverso la trasformazione e l’interpretazione di testo grafico tramite il sistema tradizionale di OCR; sempre legata all’interpetazione di un input ma non visuale ma bensì vocale Google Translate riuscendo a tradurre il parlato. Soprattutto nel campo delle app per dispositivi mobili l’offerta è molto ampia e ogni provider tecnologico ha la sua specifica soluzione cosiddetta !Translator anche se un’opzione molto poco conosciuta ma assolutamente efficace per apprendere il significato culturale di un termine è quella di ricercare il termine stesso per l’immagine che rappresenta da un locale motore di ricerca. La maggior parte delle soluzioni tecnologiche sono fornite dai motori di ricerca essendo naturalmente deputati a lavorare con le parole come nel caso del noto servizio Google Translate che deve essere inteso come una suite di strumenti fenomenali e che possono risolvere innumerevoli problemi di traduzione come ad esempio gli strumenti di scrittura a mano indispensabili per trascrivere caratteri difficilmente interpretabili come nel caso di codice captcha. Anche Bing, come tutti gli altri motori di ricerca offre un efficiente servizio di traduzione multi-device così come il russo Yandex e il cinese Fanyi Baidu. Alcuni facilitatori linguistici come WordReference sono indipendenti dai motori di ricerca alcuni addirittura come my memory facenti riferimento a comunità di traduttori online o magari specializzati nella redazione di dizionari per lingue orientali o ancora per lingue a rischio di estinzione mentre sono sempre più efficienti le soluzioni basate su intelligenza artificiale come DeepL. Anche se la maggior parte delle soluzioni tecnologiche linguistiche citate in questa pagina Web offrono delle soluzioni di pronuncia rispetto ai termini elaborati vale la pena segnalare Forvo come una fantastica piattaforma comunitaria di studio e condivisione delle pronunce di centinaia di lingue naturali diverse esistenti al mondo.

SOTTOTITOLI

Un aspetto importante dei servizi di traduzione online è quello relativo alle !sottotitolazioni ovvero alla capacità di trasformare il parlato in linguaggio scritto e successivamente avere anche la possibilità di tradurlo. Molte piattaforme video come Vimeo consentono d’interagire con tool esterni come Amara per una comoda sottotitolazione dei video, altre piattaforme come YouTube offrono la possibilità di tradurre automaticamente i sottotitoli in altre lingue rispetto a quella originale.

TASTIERE

Molti servizi online di traduzione integrano delle soluzioni di tastiere virtuali e !Input Method Editor (IME) ma esistono anche numerose soluzioni specifiche allo scopo. Il concetto e l’esigenza da mettere a fuoco è quella di poter scrivere da qualsiasi computer o smartphone nel mondo con i propri caratteri linguistici originali. A cominciare da Google con i suoi strumenti d’immissione online sono come la solito molti motori di ricerca a offrire opportunità del genere e in campo orientale ovviamente non poteva mancare l’offerta di Baidu ma anche di Sogou per la lingua cinese. Motori di ricerca a parte esistono svariate piattaforme che cercano di dare soluzioni d’immissione caratteri per con particolare riguardo allo scenario orientale come InputKing: se Microsoft si è impegnata a realizzare un Indic Language Input Tool sempre relativamente alle varie lingue e dialetti del continente indiano vale la pena di citare Lipikaar disponibile per Android, Windows e Firefox. Per quanto riguarda la lingua cinese da citare Chinese-Tools ma anche Online Cantonese per il cantonese appunto; per la lingua giapponese da segnalare l’app Simeji.

TRASLITTERAZIONI

Molte lingue logografiche o non latine vengono spesso trascritte in lingue latine (romanizzate) per semplicità di utilizzo e comunicativa spesso associando il risultato finale a una corrispondenza fonetica con il termine di origine. Il concetto può apparire astruso e difficile da comprendere ma in realtà è facilmente spiegabile con un esempio pratico… Pensate a come si dice Italia in Inglese: ITALY, in cinese la pronuncia diventa Yì Dà Lì rappresentata da tre ideogrammi 意 大 利 che tutti insieme rappresentano dunque la parola Italia (in virtù della pronuncia possibile in cinese dell’equivalente inglese) ma che singolarmente hanno significati multipli quali desiderio – grande – beneficio. 意大利 è dunque la rappresentazione del termine Italia in quanto la pronuncia d’Italia in inglese (con toni tipici utilizzati in Cina) è Yì Dà Lì e i tre ideogrammi rappresentano la pronuncia delle sillabe che compongono la pronuncia inglese della parola così come comunemente nota in tutto il mondo anche se alla fine può risolversi semanticamente in un qualcosa di drasticamente diverso da ciò che deve rappresentare. Esistono diversi sistemi di traslitterazione e trascrizione per le principali lingue parlate nel mondo comprendenti anche funzioni di romanizzazione e traslitterazione per lingue dell’Oriente e del Medio Oriente.

FONT

L’iniziativa di Google NOTO per realizzare e distribuire liberamente font referenti a lingue e culture di tutto il mondo è davvero notevole sia per l’ampio repository offerto sia per le note di sviluppo disponibili.

ORIENTAMENTI

Esistono molte differenze nella percezione e fruizione delle pagine Web e della comunicazione digitale più in generale che possono avere origine anche da vere e proprie diversità cognitive e con indubbie implicazioni economiche. Basti pensare alle differenze di percezione attenzione e navigazione (orientamento) fra persone abituate a leggere e scrivere da sinistra a destra in senso orizzontale rispetto a chi scrive e legge da destra a sinistra e magari in senso verticale. Cosa dire poi dei colori ai quali sono attribuiti significati a volte drasticamente diversi dalle tante culture diverse che affollano il nostro pianeta (il senso del lutto si esprime con il colore nero nel mondo nord-occidentale ma con il colore bianco in Cina giusto per fare un esempio). Tutto ciò che è espressione orale e scritta viene organizzata in maniera drasticamente diversa nel mondo a seconda della cultura di provenienza: basti pensare alla rappresentazione formale del nome delle persone che assolutamente non rispetta sempre la struttura a noi nota del nome e del cognome. Anche la stessa gestualità viene associata a significati diversi nelle diverse culture nel mondo. Mettersi nei panni dell’utenza finale con cui stiamo comunicando significa anche giocare a vestire i panni culturali e linguistici altrui e cercare d’intuirne le esigenze. Infine un aspetto assolutamente non marginale sono i tanti significati gergali diversi, metafore e simboli che magari possono essere utilizzati in modo diverso anche da persone che parlano magari la medesima lingua riuscendo peraltro, per consuetudine, più che per comprensione logica riconoscere e assegnare particolari significati a icone particolarmente popolari.

LOCALIZZAZIONI

Il problema della !localizzazione ovvero come adattare una comunicazione e un linguaggio a esigenze culturali oltre che linguistiche locali è un problema molto complesso che esige sensibili capacità di analisi e ampie conoscenze così come ci illustra mirabilmente il blog Terminologia etc. Da un punto di vista d’interpretazione culturale degli eventi e del differente mood che si può trovare in ogni singolo paese del mondo anche in relazione alla comunicazione digitale è interessantissimo sfogliare la raccolta dei doodle di Google.

DIGITAL DIVIDE

Esiste poi un serio problema di !info divide nel mondo dato che in molti paesi nel mondo (Italia compresa ma ovviamente il campione di censura rimane la Cina con il suo great firewall) vengono inibiti gli accessi ad alcuni servizi del Web per motivi religiosi, politici, legali e di sicurezza. Il problema è così diffuso che è stata recentemente proposta una nuova tipologia di errore denominata errore 451 in onore del famoso libro anti-censura Fahrenheit 451 comprensivo d’informazioni su come aggirare il blocco, quanto a lungo ci si aspetta che duri il blocco, dove trovare i documenti legali relativi a esso e quale autorità legale abbia imposto il blocco. Non solo, esistono poi differenti possibilità di accesso a Internet molto sostanziali in termini di quantità di banda a disposizione derivanti da differenti possibilità economiche locali o individuali: interessanti a questo riguardo i report prodotti da Akamai (uno dei più importanti fornitori di banda al mondo detti anche ISP – Internet Service Provider). Vengono prodotti anche dei resoconti aggiornati nel tempo denominati !Transparency Report da molti provider di servizi e contenuti quali Google così come Facebook e anche Yahoo! e il popolarissimo Twitter. Se il !digital divide si può sperimentare per varie ragioni contingenti quali la necessità di collegarsi da un remoto paesino di montagna o da un dispositivo mobile non particolarmente performante è l’info divide la vera emergenza globale. È infatti il tema dell’alfabetizzazione digitale e quindi dell’analfabetizzazione digitale che ci deve preoccupare in particolar modo dato che sempre di più si registra un accesso spontaneo alla comunicazione digitale ma senza un adeguato processo formativo. Se dunque è importante continuare a impegnarsi per l’azzeramento del digital divide nel mondo e nell’opporsi alle forme di censura dell’informazione anche su Web è sul fronte della formazione e dell’alfabetizzazione che si gioca il destino di una offerta paritaria di opportunità per chi si avvicina alle tecnologie e ai linguaggi del digitale. Vi sono molti servizi di !statistiche che tentano di analizzare l’utilizzo d’internet nel mondo con mappe e rappresentazioni grafiche molto interessanti e coinvolgenti come ad esempio quella di internet live stats su cosa succede in Rete in un secondo mentre altre cercano di capire la diffusione di software e servizi online.

social esotico

SOCIAL

I !social network sono stati creati per costruire dei modelli di business basati sulla pubblicità contestuale da abbinare allo scambio di comunicazioni fra miriade di singole identità associabili a ben definibili classi di target denominate anche !personas ovvero ritratti astratti di modelli di utenti significativi ognuno con propri caratteri linguistici, culturali e comportamentali. I social network sono anche per quest’ultima ragione dei fantastici strumenti per capire le differenze culturali nel mondo. Oltre ai soliti noti che impegnano assiduamente la nostra quotidianità digitale (Facebook, Twitter, YouTube, Tik Tok, Instagram, Whatsapp, e buonultimo Snapchat con la sua offerta di contenuti temporanei che semmbra ammaliare così tanto gli under 18…) è interessante vedere come lo scenario internazionale è decisamente variegato con diverse specificità a Oriente. Esistono fantastiche piattaforme social per la condivisione di contenuti di tipo visuale ma anche audio mentre alcuni altri social network sono stati studiati e istituiti per finalità e utilità umanitarie come ad esempio RefUnite per mettere in collegamento le famiglie dei rifugiati oppure INDIGI TUBE per facilitare la comunicazione fra le popolazioni indigene disgregate dell’Australia. Fra i tanti social merita menzione in ambito grafico e di progettazione prototipale inVision per la sua capacità di esposizione progetti e confronto sui medesimi in ambito cross-mediale e per gli artisti l’offerta specifica social si chiama Behance.

A EST DI FACEBOOK

Ma è sul fronte della diversificazione geografica che emergono le novità e le sorprese più interessanti: il primato di V Kontakte per la Russia e dintorni fa il pari con la variegata offerta di social cinesi che a cominciare da TikTok oscurano nettamente i soliti nomi noti; è infatti a oriente che si registra i maggiori casi di successo alternativi al mainstream occidentale. Molto variegata si diceva l’offerta in Cina dove si registra l’affermarsi di altre alternative a QQ per il settore social in generale come WeChat e l’emergente weibo ma anche esperienze interessanti e significative per il settore video. In altre zone geografiche si registra la presenza di social che non riescono a offuscare l’offerta nord-americana ma comunque si ritagliano una loro fetta di pubblico-utenza significativa: è il caso di KAKAO per la Corea del Sud, mixi per il Giappone e MAKTOOB nei paesi arabi.

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Enrico Bisenzi autore Enrico Bisenzi